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Asr: fermiamo il cortocircuito tra informazione e giustizia

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La perquisizione effettuata sugli strumenti di lavoro del cronista del Fatto Marco Lillo, non indagato, esaspera le frizioni tra informazione e giustizia.

Pur di non vedersi cestinare una querela per diffamazione i legali di Alfredo Romeo, presunto perno dell’assalto alla Consip, si servono dell’obbligo dell’azione penale per frugare tra le fonti di Lillo e, in buona sostanza, per intimidirlo.

Questo episodio generato a Napoli fa il paio con il sequestro del cellulare di Federica Sciarelli nel filone romano della stessa vicenda.

Nei giorni scorsi Raffaele Cantone invitava a trovare una soluzione alle frizioni tra diritto di cronaca e atti di indagine nel rispetto delle funzioni sociali e costituzionali di magistratura e libera stampa.

Asr difende in modo netto i colleghi, ricorda alle procure che il lavoro dei colleghi non è merce di scambio nella partita delicatissima di appalti pubblici così rilevanti. Come sta facendo da gennaio con ripetute iniziative pubbliche condivise con l’Associazione Nazionale Magistrati ritiene che sull’accesso agli atti giudiziari si possano costruire insieme percorsi condivisi e praticabili da ambo le parti.

Asr ricorda al legislatore che l’azione sui mezzi di lavoro di Lillo è l’effetto perverso di non aver voluto sinora affrontare e risolvere il tema delle querele temerarie.

 

Lazzaro Pappagallo
Segretario Asr

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