Stampa Romana-Anm: un rapporto solido al servizio dei colleghi

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Stampa Romana-Anm: un rapporto solido al servizio dei colleghi

Quando abbiamo deciso di incontrare i magistrati e chieder loro una collaborazione su querele temerarie, pressioni illecite sui giornalisti e accesso alle fonti avevamo chiare tre cose.

  1. Dovevamo proporre ai magistrati una fotografia corretta della categoria che rappresentiamo. Una categoria reduce da una crisi devastante, impoverita, alle prese con una legislazione da riformare, vittima di pressioni a volte insostenibili. Se due colleghi su tre guadagnano in media tra i 9mila e i 14mila euro l’anno, quei due colleghi avranno difficoltà a occuparsi di inchieste scottanti. Alla prima querela temeraria se non sono solidi professionisti e animati da sincera passione tireranno il freno a mano. Il Lazio, dati di Ossigeno per l’Informazione alla mano, continua a essere maglia nera. 109 casi di minacce alla libertà di stampa nei 2017, il 35% del dato nazionale.
  2. Chiedevamo ai magistrati di aiutarci in una corretta presentazione delle norme, descrivendoci lo stato dell’arte della giurisprudenza penale e civile su querele e diffamazioni e raccontando gli appigli normativi per l’accesso alle fonti. Noi non siamo “ladri” di atti giudiziari, vogliamo averne corretto accesso con uno standard comune da Procura a Procura, da Tribunale e Tribunale. Siamo tuttavia consapevoli della frammentarietà nella composizione della categoria. Non tutti i giornalisti sono preparati a sapere cosa fare di fronte agli atti giudiziari, non tutti i colleghi sanno cosa devono fo non devono fare in un palazzo di Giustizia.
  3. Nonostante qualche collega ancora oggi tema i magistrati, noi pensavamo e pensiamo che, nel rispetto di identità professionali distinte, giornalisti e toghe condividano un percorso di robusta difesa della democrazia del nostro paese.

Su queste tre linee d’ascolto la segreteria e la macro area Articolo 21 di Stampa Romana hanno trovato interlocutori attenti e disponibili.

Mario Dovinola e Costantino De Robbio, segretari di Anm Lazio, hanno accolto questa progettualità e sui temi condivisi abbiamo lavorato insieme.

La formazione non si è fermata al solo incontro di Roma a gennaio, un incontro in Fnsi molto partecipato, ma ha proseguito la sua traiettoria toccando tutti i territori. Non si vive di cronaca solo nella Capitale. LatinaCassino e Montefiascone sono stati la rappresentazione plastica di un rapporto che non va sviluppato solo nel tessuto della capitale con le sue grandi redazioni e con i suoi grandi uffici giudiziari.

Dall’ultimo incontro di Montefiascone abbiamo ricavato alcune linee guida per il futuro.

Dobbiamo lavorare su standard protocollari nell’accesso alle fonti. Il rapporto non deve solo riguardare le Procure con tutta la sensiblità sul tema “avvisi di garanzia” ma anche i Tribunali. Dobbiamo bilanciare l’apertura di una inchiesta giudiziaria con la sua chiusura.

E’ possibile lavorare sugli spazi di lavoro all’interno dei Tribunali, è possibile chiedere ai magistrati un rapporto corretto con i cronisti, non solo affidato all’intraprendenza dei colleghi o alla singola disponibilità del giudice. Insomma si può lavorare per un miglioramento dei rapporti e delle condizioni di lavoro dei colleghi che si occupano di cronaca giudiziaria.

La partita delle intercettazioni alla prese con la miniriforma Orlando ci vede sullo stesso lato del fronte. E’ un pericoloso ripiegamento nella chiarezza del racconto per i cittadini/lettori accontentarsi dei sunti delle intercettazioni. La domanda non è solo chi farebbe i riassunti – i giudici, la polizia, i carabinieri? – ma anche tutelare lo stesso diritto di difesa. Il tenore letterale di una intercettazione è più facilmente “replicabile” dalla stessa difesa.

Così come è tutto da approfondire il tema dei trojan in pc e dispositivi mobili. L’applicazione del loro uso in movimento ai reati associativi come la mafia non ne marginalizza l’uso in altri contesti per reati di pericolosità sociale e democratica non inferiore all’associazione a delinquere di stampo mafioso?

Questi spunti sono arrivati da una giornata nella quale i colleghi coinvolti hanno testimoniato anche la loro impotenza di fronte all’invadenza delle procure.

A un Giancarlo Paolucci, cronista de La Stampa che ha avuto le scuse del procuratore di Torino Spadaro ma che per le vicende processuali che si sono innescate ha visto compromessa la sua inchiesta su Unipol-mancata riforma Rc Auto si è aggiunta la testimonianza di Rosaria Federico, cronista precaria, la quale ancora oggi non si capacita di quanto le sia successo e dell’accanimento mostrato nei suoi confronti da un procuratore campano. Lei stava cercando la verità sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. O le pressioni degli uffici legali sugli uffici legali Rai per bloccare le inchieste di Maria Grazia Mazzola, inviata speciale del Tg1.

La sorpresa dei magistrati – in gran parte ignoravano queste storie – è un altro degli effetti positivi di questa operazione. Quando ci si parla con franchezza si scoprono cose non sempre evidenti nelle relazioni quotidiane, nel day by day. Si danno per scontate troppe cose, da ambo le parti.

E  se gli orizzonti si allargano e se qualche difesa corporativa si abbassa, se cresce dunque la consapevolezza reciproca, è possibile tornare a casa con qualcosa di buono.

Si segna un punto e si è pronti a giocare con la stessa serietà, la stessa determinazione, la stessa passione civile, la prossima partita.

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