riforma copyright

Non sappiamo se quella di ieri sia stata una giornata storica paragonabile alla nascita dell’euro, come ha rilevato qualche commentatore. Sappiamo che finalmente in ambito sovranazionale ed europeo si è voluto dare una risposta a come si declina e si usa il diritto d’autore sul web, incluso quello sui contenuti giornalistici.

Apprezziamo che il Parlamento europeo abbia riconosciuto un principio chiaro: i produttori dei contenuti, sia gli editori sia i giornalisti, sono i titolari del loro lavoro.

Le grandi piattaforme devono remunerare questi fattori della produzione quando usano e riprendono il lavoro dell’industria giornalistica e dei professionisti che operano per quell’industria. Ci sembra corretto che siano state individuate forme di riserva e protezione dalle regole generali per piccoli e start up.

Era un passo molto atteso dopo il rinvio di questa estate e gli appelli alla desertificazione di un’informazione garantita arrivati da editori e sindacati europei dei giornalisti.

Da anni Stampa Romana sta ragionando sulle corrette forme di remunerazione del lavoro giornalistico dal web e di circolazione dei dati e di apertura degli algoritmi con la consapevolezza che lì si gioca il nostro presente e il nostro futuro.

Tuttavia non ci sfuggono almeno due rischi.

Resta da vedere in che misura la versione definitiva della direttiva saprà fugare le preoccupazioni relative all’attribuzione di nuovi poteri di controllo, se non di vera e propria censura, manifestate da più parti.

Il mondo degli editori italiani non deve pensare che si torni in un illusorio 1990. Il mondo digitale non è più reversibile. Il valore dell’informazione sul web si costruisce con risorse apposite, con investimenti mirati, con creatività sulle nuove figure professionali, con paghe adeguate per i collaboratori.

Se gli editori pensano che con i soldi di Google e Facebook finisca la crisi siamo fuori strada. E siamo fuori strada anche se si pensa che il mondo degli aggregatori dei dati e dei social batta in ritirata.

Quello è già il nostro mondo, non è alternativo al nostro mondo. È già il nostro vocabolario. Si tratta di usarlo nel modo più opportuno, ricavandone valore da distribuire a tutti i colleghi.

Segreteria Associazione Stampa Romana

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