E’ un settore che dà lavoro a 700 articoli 1, a centinaia di collaboratori, a centinaia di lavoratori tra poligrafici e amministrativi.

E’ un settore strategico non solo perché l’informazione primaria lavora per tutto il settore ma anche perché con la crisi che ci ha travolto avere un presidio di notizie certe ed affidabili rende più saldo tutto il nostro ambiente mediale, più certificato, meno in balia di bufale.

Eppure è un settore che è stato penalizzato dalle scelte del Governo uscente.

Abbiamo contestato in diversi modi, incluso uno sciopero riuscito di settore, il quadro che il sottosegretario Lotti stava disegnando.

Di fronte alle rassicurazioni di altro segno abbiamo pensato, detto e scritto che non era vero che l’occupazione sarebbe stata stabile e così è stato (vedi le agonie del Velino e di Omniroma, penalizzata anche dalla ricerca di un partner rivelatosi alla fine inesistente e le difficoltà in cui si dibattono tuttora altre aziende del comparto).

Abbiamo pensato e scritto che la formula della gara, giustificata con lo slogan “lo vuole l’Europa o ce lo impone l’Anac” – entrambe due falsità -, avrebbe solo ridotto le risorse destinate al settore. Anche questa è stata una previsione avverata.

Ci era stato spiegato poco prima che il settore aveva bisogno di un riordino per far nascere due/tre campioni nazionali. Anche questo punto non trova tracce di realtà. Trova invece tracce di realtà un corto circuito di stati di crisi e di ricorsi alla magistratura amministrativa.
Non siamo stati a protestare, a subire e a prendere atto.

Il protagonismo sindacale, segno forte di questa stagione di Stampa Romana, ha significato scrivere con tutti gli organi interni, dai comitati e dalle assemblee delle redazioni alla segreteria, al direttivo di Stampa Romana, un testo di legge per cambiare verso al sistema.

Le agenzie primarie di informazione sono di interesse nazionale. Sono più o meno per il nostro settore come trasporti e acqua. E’ il Parlamento che se ne deve fare carico e non solo e non più il Governo.

Sul testo elaborato abbiamo avviato una ampia interlocuzione passata per tutti i canali sindacali, la rappresentanza degli editori, il Governo che ora deve approdare in Parlamento. Stiamo spiegando le nostre buone ragioni a tutto il sistema politico nazionale.

Anche in questo caso sarebbe un errore attendere la scadenza dei bandi triennali prima di decidere. E sarebbe un errore scavalcare il confronto sindacale per far calare dall’alto nuove scelte dirigiste. Non è necessario andare molto lontano per trovare modelli plausibili.

Una sola agenzia nazionale, la France Presse, occupa il doppio dei dipendenti di tutto il sistema nazionale italiano. Lo fa usando più del doppio delle risorse che lo Stato impiega in Italia. Lo fa perché la Francia sente fortissimo il ruolo strategico di quella agenzia come strumento di politica estera, come proiezione internazionale ma anche come base produttiva di tutto il sistema dell’informazione.

Così come è evidente che una organizzazione moderna del sistema delle agenzie farebbe bene alla copertura capillare di un territorio che ha perso voci e presenza industriale e di racconto.

Noi vediamo le opportunità legate a questo settore industriale, siamo pronti anche al rinnovamento del prodotto editoriale (anche in questo caso i video devono essere patrimonio della produzione) ma appunto il valore strategico delle agenzie di stampa deve diventare un patrimonio comune, a partire da tutte le articolazioni nazionali del sindacato unitario salendo su su fino al Parlamento.

Segreteria ASR

Immagine di default