Ci siamo spesi in modo forte, continuo, senza precedenti sui diritti dei colleghi che svolgono gli uffici stampa. C’è una legge, la 150 del 2000, che ha inquadrato il settore diciotto anni fa ma non ha risposto alle attese dei colleghi.

Il percorso di riconoscimento dei giornalisti che lavorano per gli enti pubblici andava e va affrontato a livello sindacale inquadrandolo all’interno della negoziazione.

Già, ma quale negoziazione?
Qui si sono divise le strade anche delle associazioni e delle correnti sindacali.
Si deve applicare il ccnl fieg/fnsi nato per le aziende editoriali private e firmato da una associazione rappresentativa degli editori?

Si deve applicare il contratto del pubblico impiego applicato ai quattro comparti in cui si divide la pubblica amministrazione ma mai negoziato dalla Federazione Nazionale della Stampa ma solo in generale da Cgil, Cisl e Uil?

Si deve cercare un’altra strada che passi da un riconoscimento legislativo o da una negoziazione specifica di categoria, sulla base degli istituti contrattuali del Fieg/Fnsi, per far nascere un quarto contratto firmato dalla federazione della stampa? La dichiarazione negoziale nel riconoscimento di un percorso da fare tra Aran e Fnsi, avvenuta ad inizio anno, non esclude le strade che abbiamo delineato ad eccezione della prima.

E’ anche vero che però delinea una figura di ufficio stampa non all’altezza di competenze e qualità professionale. Può un collega ufficio stampa occuparsi di Foia e accesso agli atti della Pubblica Amministrazione? Dall’altro lato la gestione dei social affidata ad un altro profilo professionale, quello dei comunicatori, non sarebbe stato più opportuno rilevarla e definirla in capo ai colleghi?

La confusione e le incertezze nella definizione del ruolo rinviano a un più serrato confronto con l’Aran in tempi rapidi e veloci e con chiarezza di obiettivi finali. Non possiamo non rilevare che la gabbie del pubblico impiego tra orari e mansioni standard mal si attagliano al ruolo di un professionista che sindaci, presidenti di province, regioni, ministri e altri enti pubblici vogliono attivare h24 e 7 giorni su 7. Non possiamo non notare che il corretto riconoscimento della presenza di questa categoria di lavoratori nel pubblico impiego passa da salari molto, troppo contenuti, con una contrattazione di secondo livello assente.
Nel far west di regole e pratiche ci siamo caratterizzati per aver seguito le vicende della Regione Lazio e aver strappato una norma di applicazione del contratto Fieg-fnsi oggi sub iudice di fronte alla Corte Costituzionale per riserva di legislazione nazionale.

Siamo consapevoli di esserci spesi nella direzione che altre regioni avevano percorso e che il Lazio incredibilmente aveva mancato nello scorso decennio. Nell’attesa della decisione della Consulta dobbiamo tornare a premere per una corretta definizione del profilo professionale e negoziale con l’Aran. In Regione Lazio sul profilo professionale ci pare di aver delineato con più esattezza e rispetto del ruolo gli spazi di azione dei colleghi giornalisti. E chiediamo che venga finalmente risolta l’assenza di un capo ufficio stampa.
Più in generale con tutti gli organi competenti, da Anci e Conferenza Stato/Regioni in giù, dobbiamo verificare l’applicabilità delle norme esistenti con un duplice significato: ridurre al minimo le irregolarità nella scrittura dei bandi pubblici (in questi anni ne abbiamo verificati e contestati parecchi in enti territoriali, in enti nazionali, in istituti di ricerca con una grande penalizzazione dei pubblicisti); identificare una soglia di cittadini in base alla quale la presenza nella pianta organica dei giornalisti pubblici negli enti territoriali diventi posto di lavoro vero.

Sul primo punto abbiamo elaborato uno schema di bando pubblico disponibile sul nostro sito e vogliamo che diventi un punto di riferimento per una selezione corretta e trasparente del personale giornalistico. Sul secondo punto abbiamo avviato una interlocuzione con ANCI Lazio, che ci auguriamo produca buoni frutti. Più in generale per tutti i colleghi uffici stampa, inclusi quelli che lavorano per il privato, vale l’idea e la pratica di una costante riqualificazione professionale. E’ l’unico modo per evitare la concorrenza di altri lavoratori che non hanno il nostro tesserino professionale ma hanno competenze digitali appetibili per i datori di lavoro. Entrare nel mondo della comunicazione digitale, appropriarsi dei nuovi strumenti di lavoro, saperli maneggiare, scrivere un piano editoriale social diventa ormai necessario per restare un buon professionista, trovare nuovi spazi di lavoro, rendere più efficace e meglio pagato il proprio lavoro.

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