Malta: attacco alla democrazia

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Il 13 dicembre è la festa della Repubblica a Malta. Un gruppo di donne attiviste manifesta pacificamente di fronte alla Corte di Giustizia, accanto al Great Siege a La Valletta per ricordare la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia e chiedere giustizia e verità. È in quel momento che una donna e un uomo che passano da lì cominciano a insultare le attiviste per passare poco dopo all’aggressione fisica. L’attivista ha in mano un telefono e registra, partono i colpi sul braccio, vola il telefono che cade a terra. Per fortuna le donne dell’associazione Occupy Justice registrano l’aggressione fisica e presentano denuncia alla polizia. Rimarranno impuniti gli aggressori? Perché se così fosse sarebbe l’ennesimo segnale di impunità da parte delle autorità maltesi, pericolosissimo, perché giustificherebbe la campagna di odio che persegue chiunque osi criticare il governo chiedendo verità e giustizia. Quella stessa campagna di odio che da viva e da morta ha colpito senza pietà la giornalista Daphne Caruana Galizia e la sua famiglia.

Il 13 dicembre, l’autrice dell’aggressione si chiama Helen Cutajar, chi viene aggredita è Clemence Dujardin, la moglie del giornalista indipendente Manuel Delia già minacciato per il suo impegno critico di informazione. Chi è Helen Cutajar? Una sostenitrice accanita del Primo Ministro laburista Joseph Muscat che da Facebook e per strada promuove odio contro gli attivisti. L’episodio è la dimostrazione preoccupante dell’intolleranza e della violenza che regna a Malta contro chi non la pensa come il governo. C’è un grande bisogno di ‘pensiero unico’ e di omologazione a Malta, e quel capannello quotidiano di attivisti che chiedono giustizia per la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, infastidisce, deforma l’immagine di un’Isola che a tutti i costi deve apparire bella e affascinante per i turisti. Malta invece non è senza macchia. Per questo è stata assassinata Daphne Caruana Galizia, per le sue inchieste sulla corruzione, sui panama papers, sui traffici e le società offshore non estranee ai personaggi politici di primo piano. A tutt’oggi non conosciamo i nomi dei mandanti, ma solo i tre esecutori materiali dell’autobomba sono in carcere.

Cinque settimane fa era partita una campagna stampa in tutta Europa per rivelare che otto arresti erano stati fatti dalla polizia maltese e sarebbero stati i mandanti. Intervisto il collega Manuel Delia che col suo commentary on line ‘Truth be told’ è già stato minacciato. Manuel una volta lavorava in un’azienda. È stato licenziato perché dal suo blog- dopo l’omicidio di Daphne- ha osato criticare il Primo Ministro di Malta.

Ma quegli arresti dei mandanti che fine hanno fatto?

“Non si è saputo più niente. La notizia non proveniva da fonti qualificate e la polizia è rimasta in silenzio. Nessuno ha avvisato i familiari di Daphne, è sembrato un modo per tacitare quanti si stanno chiedendo da tempo in tutta Europa, dove sono i mandanti”.

È incredibile che in tutta Italia per giorni sia stata suonata una grancassa mediatica con arresti senza nomi né immagini né documenti di alcun tipo. Mera propaganda. Una non notizia non è una notizia eppure ha creato l’effetto di una vicenda che si è conclusa. Ma non si è conclusa. Non conosciamo i mandanti dell’autobomba del 16 ottobre 2017.

Ma torniamo all’aggressione del 13 dicembre.

“La gravità dell’aggressione fisica a chi manifesta pacificamente è senza precedenti. Si vuole intimidire chi chiede la verità sull’omicidio di Daphne e censurare la memoria della giornalista assassinata. Non solo siamo insultati per strada, offesi, io stesso devo rendere conto ai miei figli di questi comportamenti che subiamo, ma ora ci vogliono anche condizionare col timore di essere in ogni momento aggrediti per strada “.

Le tue difficoltà di giornalista indipendente che sta cercando la verità su Daphne, quali sono?

“Innanzi tutto l’indipendenza editoriale costa cara. Devo rispondere in Tribunale alle accuse di diffamazione. Non ho reddito e dipendo dalle donazioni. Poi c’è l’omertà istituzionalizzata: se critichiamo il governo siamo odiati per questo, Malta deve essere mostrata come il paradiso che non è. E una parte della società ci odia per questo. Mia moglie è stata picchiata per strada per manifestare pacificamente. Società civile, giornalisti indipendenti e opposizione sono malvisti. La campagna di odio è alimentata dal governo, i funzionari rimuovono lumini e manifesti ogni volta che ricordiamo Daphne Caruana Galizia davanti al Great Siege e scoraggiano in ogni modo la protesta “.

Quanti siete i giornalisti indipendenti?

“Circa otto su un centinaio. Il governo intimidisce i giornalisti e spesso il racconto dei fatti è neutrale, cioè non si traggono le conclusioni. Se una persona viene aggredita è un’aggressione se invece si scrive che due persone si sono scontrate vuol dire sovvertire i fatti. I giornalisti sono controllati. In tv l’aggressione non è stata raccontata. Tutte le tv a Malta dipendono dai partiti politici e le notizie scomode non vengono raccontate. Di recente un collega mi ha detto che subisce troppe pressioni e pensa di dimettersi. A Malta non c’è un organismo di garanzia: noi giornalisti non abbiamo un sindacato”.

Tra le giornaliste minacciate Caroline Muscat che dirige il portale di informazione The Shift News, anche lei a Malta al centro di una campagna di odio intimidatoria. Una giornalista Caroline Muscat che sta facendo crescere intorno al portale una nuova e giovane generazione di giovani giornalisti indipendenti tra tante difficoltà e sacrifici.

Anche in Italia la pressione della politica sull’informazione è forte, cosa possiamo fare noi giornalisti indipendenti per sostenervi dall’Italia?

“La tua domanda è già importante e ci ricorda che non siamo soli. Qui siamo isolati come Daphne, il vostro interessamento ci toglie dall’isolamento. Quando scrivete di noi, i cittadini a Malta riflettono, comprendono, date credibilità al nostro lavoro se continuerete a seguire gli avvenimenti qui. Rigettare le menzogne è fondamentale. Non si può rimanere a guardare. La verità va pubblicata: quando i nostri mari sono usati per i traffici della Libia che poi entrano in Italia, quando le nostre società sono usate per il riciclaggio delle mafie e i passaporti venduti a faccendieri che varcano l’Europa con un lasciapassare, tutto questo è un problema dell’Europa e dell’Italia “.