Sugli uffici stampa pubblici l’Antitrust va fuori strada

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La nota riportata dalla autorità Antitrust sulle restrizioni alla concorrenza provocate dalla corretta applicazione della legge 150 sugli uffici stampa solleva una serie di forti perplessità.


Ci sembra curioso che una autorità nazionale indichi una strada per cancellare una legge dello Stato relativa al settore pubblico in vigore da venti anni. Ci sembra paradossale che, per eliminare una restrizione alla concorrenza e superare una legge dello Stato, si scriva che, visto che non è previsto nulla per il settore privato, dovrebbe valere lo stesso principio per il settore pubblico. 

Ci sembra incredibile che si sottenda che la professionalità del giornalista sia fungibile con altre professionalità. E questo varrebbe solo per noi, non per gli avvocati, i geometri ecc ecc.
Ci sembra lunare che si rivendichi l’invasione di giornalisti in altre funzioni quando è vero esattamente il contrario, cioè alcuni giornalisti lavorano sì nella pubblica amministrazione ma non dove dovrebbero lavorare come uffici stampa.


Non ci meraviglia invece un aspetto di questa nota.
Si inserisce in un filone di pensiero interno anche alla categoria e al sindacato che vorrebbe cancellare la legge 150 senza adeguato dibattito pubblico, dimenticando che quello resta oggi l’unico presidio di riconoscimento professionale e contrattuale all’interno della Pubblica Amministrazione se solo si avviasse finalmente con Aran un tavolo per arrivare al contratto di lavoro, regolando il profilo professionale.


Noi invece pensiamo che lo spirito e la lettera della legge 150, incluso l’articolo 9, vadano difesi e preservati per difendere uno specifico professionale consolidato anche all’interno delle pubbliche amministrazioni centrali e degli enti locali e per garantire, in ultima analisi, il diritto dei cittadini ad una corretta informazione istituzionale.

Lazzaro Pappagallo

Segretario Associazione Stampa Romana

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