Maltempo in redazione:”il rischio mobbing tra i giornalisti è quattro volte superiore alla media nazionale”

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Maltempo in redazione. Mentre gli editori continuano a rifiutarsi di sedersi al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, i giornalisti sembrano sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, con un alto rischio per sindromi ansiose depressive derivanti dall’attività professionale, ed una elevata possibilità di trovare “mobber” (persecutori), e di diventare oggetto di “molestie morali”, per usare un termine scientifico della letteratura francese, ma che pur sempre indica quel fenomeno diffuso nel mondo del lavoro, e che riguarda le vessazioni, il terrore psicologico. Tanto che gli psicologi esperti della materia lo indicano come “trauma da mobbing”.

Il 53% dei giornalisti infatti è già portatore di sintomatologie che giustificherebbero in ambito clinico una diagnosi di “disturbo d’ansia”, ed il 30% è portatore di sintomatologie tali da giustificare la necessità di un trattamento, e di sottoporre il soggetto in situazioni di “grave inabilità personale”. Le giornaliste hanno inoltre 17 possibilità in più dei colleghi uomini (nell’ambito del campione) di essere mobbizzate, anche se sono più preparate all’ingresso nel mondo dell’informazione, e rispetto ai colleghi maschi hanno più spesso una laurea e un diploma post-universitario. Nonostante questo dato, il mobbing come le situazioni di ansia e stress non sono una prerogativa femminile: si potrebbe paradossalmente affermare che per quanto riguarda il mobbing nelle redazioni c’è senz’altro maggiore “pari opportunità” tra maschi e femmine che, per esempio, nelle carriere!

E’ questo il quadro che emerge dall’indagine dell’Associazione Stampa Romana che, con l’aiuto di psicologi del lavoro e psicoterapeuti, ha predisposto un questionario sul “clima” nelle redazioni, distribuito nelle redazioni romane di giornali, televisioni, agenzie di stampa. ‘’La risposta – afferma Silvia Garambois – segretario dell’Associazione Stampa Romana – e’ stato ‘’uno schiaffo’’. Dagli oltre 1000 questionari compilati dai giornalisti in maniera anonima ed analizzati dagli psicologi del lavoro Mariella Della Porta e Giacomo Rindonone, assieme a Franco Consonni, psicologo e psicoterapeuta, si rileva – continua Garambois – che il ‘’rischio mobbing nella nostra categoria e’ quattro volte superiore a quello stimato negli altri luoghi di lavoro, e che risulta un numero preoccupante di giornalisti ‘’ad alto rischio’’ o già mobbizzati: 36 casi su 270 esaminati.’’.

La presenza complessiva del fenomeno “mobbing”, nei soggetti esaminati è pari al 16%, percentuale quadrupla rispetto alla riconosciuta incidenza del fenomeno a livello nazionale (pari al ~ 4%) . Sia i giornalisti che le giornaliste, si lamentano per la quantità di ‘’tempo lavorato a sfavore del tempo libero’’. Rispondendo alla domanda “Il tempo libero da lavoro per la qualità della Sua vita Le appare insufficiente?” il 70% delle femmine ed il 54% dei maschi ritiene di si.

Quasi la metà del campione (47%) inoltre e’ convinto di svolgere ‘’mansioni modeste’’ rispetto all’età ed alla formazione personale conseguita,così come nella stessa percentuale ritiene di poter esprimere insufficientemente le proprie capacità sul posto di lavoro. Dall’analisi di Consonni si vede chiaramente che i rapporti interpersonali con i colleghi di lavoro sono improntati ad una ‘’esasperata competitività’’, e caratterizzati da ‘’scarso rispetto reciproco’’e ‘’atteggiamenti troppo seri e formali’’. Il clima relazionale viene percepito ancora più fosco: più della metà del campione esaminato ammette che si parla ‘’alle spalle’’, denunciando pettegolezzi fra colleghi.

Il giornalista si trova poi spesso a dover avere un ruolo di “opinion leader” su una gamma elevatissima di problemi, di cui certamente non puo’ essere esperto, e obbligato cioè a diventare una sorta di “tuttologo” che però deve necessariamente confrontarsi con esperti veri nei rispettivi campi, subendo necessariamente lo stress di passare da percezioni di “ignoranza” a richieste palesi di calarsi nel ruolo dell’esperto di turno, tutto ciò spesso in tempi estremamente limitati, quelli legati

alla produzione della notizia.

Per il Sindacato, ‘’i risultati di questa indagine – conclude Garambois – rappresentano un punto di partenza importante, anche e soprattutto per ridiscutere con le Aziende e con gli Editori l’organizzazione del lavoro nelle redazioni. Il mobbing infatti non e’ solo ‘’un male oscuro’’ dei singoli: è invece contagioso, demotivante e ha riflessi immediati sul lavoro e sulla stessa qualità dell’informazione. Mariella Della Porta, psicologa del lavoro sottolinea le forme del disagio in redazione, ed elenca le caratteristiche di stress, burnout, mobbing e workalcholic. Giacomo Rindonone, psicologo ed esperto di mobbing, formula le “istruzioni” per vivere meglio in redazione, attraverso ‘tecniche’ conosciute nell’ambito della psicologia del lavoro ma non rese disponibili nella pratica dell’organizzazione del corpo redazione in particolare. Nel senso che a volte, mantenere vivo il fuoco della competizione e della rivalità tra colleghi, la formazione di cordate contrapposte può essere utile all’azienda per non affrontare i problemi legati alla sicurezza del lavoro, alla salute o alla sfera che riguarda anche impropriamente le mansioni.

Lo Sportello Mobbing, di cui è responsabile Simonetta Ramogida, ha avuto modo di osservare quanto accade nelle redazioni. Il questionario sul “clima” aziendale è lo strumento che l’Associazione Stampa Romana si è data per verificare scientificamente lo stato delle cose e ripartire da qui nella propria azione sindacale. Il mobbing rischia di essere uno dei mezzi con cui gli editori cercano di “governare” le redazioni, emarginando proprio quei giornalisti più anziani, più professionalizzati (e quindi anche più costosi) o semplicemente più “scomodi”. Anche il mobbing, insieme al precariato e al tentativo di destrutturare le redazioni con mobilità interna e distacchi dei redattori, rappresenta un pericolo per la libertà e l’autonomia dell’informazione.