Macroarea Grande Emittenza: preoccupazione sulla situazione di Sky

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La macroarea Grande Emittenza dell’Associazione Stampa Romana si è riunita per esaminare la situazione sindacale a seguito dell’avvio del confronto sul piano di ristrutturazione e riorganizzazione di Sky Tg24, con l’annuncio di centinaia di esuberi , soprattutto nel personale tecnico, e il trasferimento di decine di giornalisti a Milano; inoltre, si è discusso delle risposte fornite da Mediaset al coordinamento dei cdr di gruppo sulla ventilata ipotesi di trasferimento della produzione di informazione Mediaset a Milano.

La macroarea di Stampa Romana e i cdr presenti esprimono grande preoccupazione per iniziative unilaterali e finora non giustificate da adeguati piani industriali ed editoriali. Quello di Sky costituisce un pericoloso precedente di una azienda con i profitti in crescita e il cui telegiornale rappresenta un fiore all’occhiello della produzione televisiva del gruppo.

Nonostante ciò, essa procede a una riorganizzazione che avrà un pesante impatto sociale sui dipendenti e sulle aziende dell’indotto e che rischia di depauperare la capacità produttiva e la qualità dell’informazione con la quale Sky si è finora presentata al pubblico.

E’ il momento di una mobilitazione dei colleghi, del sindacato e delle istituzioni. Non si tratta di vicende interne a singole aziende: il pluralismo dell’informazione è un pilastro fondamentale della democrazia, mantenere la centralità produttiva nella capitale è una garanzia in più per i cittadini e gli elettori.

Ma c’è di più: non possiamo rassegnarci all’idea che le aziende che operano in un settore strategico come le telecomunicazioni e che rappresentano una parte decisiva della residua vocazione industriale e culturale di Roma, possano lasciare la capitale da un giorno all’altro senza che le istituzioni nazionali, regionali e capitoline reagiscano a difesa del suo futuro.

Nessuno sottovaluta il valore della vocazione turistica di Roma, ma non possiamo accettare che la città si trasformi progressivamente in un museo a cielo aperto, perdendo la capacità di essere protagonista di una produzione culturale e informativa, tecnologicamente avanzata e pienamente inserita nelle trasformazioni dell’era digitale.

Iniziative potenzialmente così negative e di pesante impatto sociale possono fra l’altro danneggiare il prestigio e l’immagine dei gruppi industriali interessati, per i quali è centrale il consenso di grandi masse di consumatori. Non va dimenticato, inoltre, che le imprese del settore radiotelevisivo, in misura maggiore o minore, operano in un ambito regolato da licenze dello Stato per l’uso delle frequenze. Lo Stato e i suoi organismi di governo e di controllo hanno il dovere di verificare che tali aziende si muovano, anche nelle vicende che riguardano la loro organizzazione interna e le relazioni sindacali, nel rispetto delle regole e delle prassi democratiche.

La macroarea di Stampa Romana fa appello al sindacato regionale e nazionale perché attivi tutti gli strumenti a sua disposizione per allargare la discussione su queste tematiche.