giornalisti minacciati

L’informazione, come l’abbiamo conosciuta, rispettata e amata, è nuovamente sotto attacco. E i colleghi di Repubblica, Espresso, Avvenire e Manifesto sono gli ultimi testimoni di questa aggressione. Ma in realtà non ci sono mai stati momenti di tregua per noi. Cambiano stagioni politiche, gli attori, i governi ma il desiderio di piegare l’informazione, renderla mansueta e “inoffensiva” rispetto alla verità dei fatti che abbiamo il dovere di raccontare, non è cambiato e difficilmente cambierà.

Il giornalismo, che deve essere per sua stessa natura indipendente da tutto e tutti, darà sempre fastidio e disturberà sempre troppo i manovratori.

La lista dei colleghi e delle testate giornalistiche a cui offrire molto di più di una semplice solidarietà politico-sindacale si allunga giorno dopo giorno. Dai più deboli sul mercato ai più forti.

Davanti a questa situazione l’Associazione Stampa Romana riunita in Direttivo facendo proprie le preoccupazioni della Fnsi, ritiene che non sia più rinviabile una risposta unitaria e nello stesso tempo netta, intransigente e svincolata dalla tradizionale etichetta politico sindacale. L’estenuante mediazione deve necessariamente lasciare il campo ora a posizioni ferme.

Pur non rinunciando a un possibile dialogo con tutte le controparti, è ora indispensabile difendere tutti i colleghi che vivono di giornalismo.

Il cammino di questa gestione di Stampa Romana ha avuto momenti di difficoltà e qualche errore. Ma il suo gruppo dirigente ha sempre difeso con tutte le sue forze sia i colleghi sia i principi base che ribadiamo in questo documento. E continuerà a farlo.

La differenza con il passato è che la grande e innegabile crisi editoriale che viviamo è diventata per molti un comodo alibi per non rispondere adeguatamente alla sfida decisiva che ci è stata lanciata.

Dalle lamentele e dalle telefonate ai direttori e agli editori, il potere politico è passato, attraverso un crescendo, ad auspicare il licenziamento dei colleghi, all’offesa pubblica e al discredito del giornalismo. Dopo aver ottenuto leggi ad hoc, rimborsi editoriali da investire nel settore e mai investiti, gli editori oggi guardano altrove, non si occupano di fronteggiare i problemi dell’editoria, continuano a non investire nel settore ligi ad una logica di tagli al costo del lavoro.

Quanto ai governi, la loro linea negli ultimi anni è sempre stata quella di ridurre con la legge il pluralismo e la difesa democratica dell’informazione. Tagliando le voci rimborsabili attraverso la legge per l’editoria e facendo apparire il nostro mondo come interessato soltanto a sovvenzionamenti pubblici e dispendiosi, la politica ha contribuito in modo diretto e sostanziale alla crisi del settore.

Sia se convocati a tavoli di trattative, sia se provocati nel corso del proprio lavoro, giornalisti, sindacalisti, redazioni e direttori responsabili devono però ricordare sempre che non è più possibile un’intesa con chi ha solo a cuore l’annullamento della nostra professione.

Editori e governi non sono nostri amici. Solo i lettori lo sono, fino a quando difenderemo la loro libertà di essere correttamente informati.

Una battaglia dunque che non si può perdere.

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