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Un giorno di sciopero ad Ansa, due ad askanews, il quinto ammortizzatore sociale consecutivo unilaterale al Velino senza l’accordo con il sindacato.

Tutti segnali di grande sofferenza del mondo delle agenzie

Ansa, la più importante e grande agenzia italiana, nel giro di dieci anni ha perso il cinquanta per cento dell’organico. Le uscite si sono moltiplicate con gli stati di crisi mentre languono gli investimenti e le assunzioni. I colleghi protestano perché, a fronte di più di cinquanta uscite previste dall’ultimo stato di crisi, non sono arrivate le 20 assunzioni promesse. Solo otto colleghi sono entrati.

È il segno costante di questi nostri tempi in cui le aziende e gli editori non si assumono la responsabilità di rilanciare il prodotto e investono tagliando il costo del lavoro, non rispettando nella sostanza i patti sottoscritti.

Le mancate assunzioni sono anche il segnale grave di una impasse generazionale con l’ascensore sociale della nostra categoria ormai bloccato quasi ovunque al pian terreno.

I colleghi di askanews da almeno sei anni non intascano uno stipendio pieno. Anche lì si sono susseguiti gli ammortizzatori sociali senza continuità, anche lì l’editore non si è assunto la responsabilità di investire. In questo caso compare un altro attore: il dipartimento della Presidenza del Consigio dei ministri e la nota vicenda dei bandi europei. L’applicazione del nuovo regime ha fatto saltare il pagamento dovuto al servizio erogato e, di fronte al credito vantato ma non ancora riconosciuto, l’azienda corre verso una procedura prefallimentare e mette in campo la riduzione di un terzo dei giornalisti. Il fatto che in dipartimento non ci si assuma la responsabilità di chiudere un accordo con askanews indica una assenza di volontà politica e di responsabilità amministrativa che garantisca servizio e occupazione.

Il Velino descrive la storia di chi ha pensato di usare il pubblico come principale finanziatore delle proprie casse aziendali. Espulso da quel perimetro, l’editore Simoni ha continuato a usare i colleghi non solo come bancomat (dal 2012 i colleghi del Velino non vedono uno stipendio intero) ma anche come replicatori seriali di comunicati solo per fare massa critica informativa e testimoniare l’esistenza dell’agenzia.

Dal 6 luglio la redazione è in sciopero, il più lungo sciopero dell’editoria italiana da decenni. I colleghi anche nel recentissimo confronto sindacale sull’ennesimo stato di crisi hanno chiesto all’azienda di recuperare un po’ di dignità lavorativa con una diversa organizzazione almeno di presenze e turni. La risposta è sempre stata decisamente negativa.

Queste storie a nostro avviso giungono a una identica conclusione: il vecchio sistema delle agenzie, modificato dai bandi, non tiene più. L’interesse pubblico di questo settore merita un deciso cambio di passo da parte del sindacato, della Fieg, della politica per il rispetto che abbiamo per i colleghi che ogni giorno rappresentano la base della piramide dell’informazione nazionale.

Segreteria Associazione Stampa Romana