“Prima i corazzieri” – Una riflessione sulla Giornata della Memoria di Pietro Suber

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“Prima i corazzieri” – Una riflessione sulla Giornata della Memoria di Pietro Suber

 

Nel bombardamento di iniziative in occasione della Giornata della memoria (trasformata di fatto nel Mese della memoria che da metà Gennaio si allunga a tutto Febbraio) è doveroso raccogliere l’allarme lanciato dal presidente della Repubblica sui rischi del ritorno dell’antisemitismo e più in generale sui rigurgiti di razzismo nel nostro paese.

Nello stesso giorno in cui il Consiglio d’Europa, nel suo consueto monitoraggio sull’Italia, ha denunciato “l’aumento dell’incitamento all’odio da parte dei politici e del razzismo nel discorso pubblico”, Mattarella ha rinunciato per una volta al suo tradizionale understatement con alcuni messaggi tutt’altro che subliminali.

Ad iniziare dalla scelta non certo casuale di accogliere, sullo scalone d’onore del Quirinale, governo e politici sovranisti con il primo corazziere nero di origini brasiliane.

Inoltre l’accenno critico ai “fasi documenti basati su ridicole teorie cospirazioniste, segno di un passato che non deve in alcuna forma tornare”.

Chiaro riferimento al delirio sui social evocato da un post del senatore grillino Elio Lannutti che, qualche giorno fa, evocando i famigerati Protocolli dei Savi di Sion era riuscito nell’impresa di resuscitare una delle bufale più clamorose della campagna antisemita di inizio Novecento. Campagna ripresa in seguito dalla propaganda nazista e dai tanti volenterosi megafoni del regime mussoliniano.

Tra i primi esempi di fake news alla base di una delle pagine più immonde della nostra storia recente, quella delle leggi razziali fasciste, di cui l’anno appena terminato ha celebrato gli 80 anni.

Mi sono occupato a fondo del tema realizzando un film intitolato “1938 – Quando scoprimmo di non essere più italiani” (in questi giorni su History Channel e dal 5 febbraio in Dvd con La Repubblica e La Stampa) presentato in anteprima alla scorsa Festa del cinema di Roma. Tra le testimonianze delle tante vittime e anche di qualche persecutore di quelle leggi razziste mi sono domandato cosa è rimasto oggi della memoria di quel periodo e di quei provvedimenti che hanno portato alla deportazione di 8 mila connazionali (in gran parte grazie anche alle delazioni di altri italiani).

I rigurgiti di fascismo e antisemitismo sono ben presenti nella cronaca di tutti i giorni. Basta aprire gli occhi negli stadi, sui social, nelle strade dove le cerimonie per ricordare i caduti degli anni di piombo, come i morti della strage di Acca Larentia a Roma, si trasformano in affollate “marce su Roma” tra saluti romani e slogan del Ventennio.

Stessa musica al Cimitero monumentale di Milano in occasione delle manifestazioni annuali per ricordare i caduti della Repubblica sociale. Basta andare a Predappio, sulla Tomba del Duce, per accorgersi che tra i tanti nostalgici del regime sono sempre più presenti giovani ragazzi che non sanno nulla del passato e che lasciano dediche appassionate e affettuosi ricordi al principale artefice delle leggi razziali, del genere “Mussolini è stato il più grande statista che l’Italia abbia mai avuto!”.

Certo un problema non solo italiano. Il ritorno dell’antisemitismo in Francia sta spingendo molti transalpini di religione ebraica ad abbandonare il loro paese (tanto che nelle strade di Gerusalemme e Tel Aviv si sente, sempre più di frequente, parlare francese). Comunque un problema, quello del ritorno di certe suggestioni e dell’indifferenza che, secondo il presidente della Repubblica, preparò “l’inferno in terra dei lager”, da affrontare con un lavoro capillare sul valore della memoria da diffondere, come sottolinea spesso Liliana Segre, prima che tra gli studenti soprattutto tra gli insegnanti.

Bisogna fare presto. Tra pochi anni i testimoni diretti di quell’inferno non ci saranno più. Pertanto sarà ancora più difficile contrastare il dilagare dell’ignoranza e i proclami di coloro che continueranno tenacemente a negare l’esistenza di una sola razza universale, quella umana.

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