Diritto di cronaca e inviolabilità del segreto istruttorio. Due garanzie fondamentali del nostro ordinamento che possono diventare un terreno di confronto acceso quando da un lato c’è un giornalista che fa del racconto della verità la sua ragione di vita professionale e dall’altro un magistrato la cui “missione” è invece quella di accertare la verità processuale. Su questo terreno insidioso si sono confrontati oggi a Montefiascone, in provincia di Viterbo, operatori dell’informazione e del sistema giustizia, nell’ambito dell’ultimo incontro del ciclo formativo portato avanti ormai da gennaio 2017 dall’Associazione Stampa Romana in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati.

La giornata, dal titolo “Praticabilità della professione giornalistica tra azioni temerarie e minore accessibilità delle fonti. Le indicazioni dell’Ue” e valida per la formazione professionale continua giornalistica, rappresenta un ulteriore tassello di un percorso che Stampa Romana ha voluto avviare insieme all’Anm, un patto nel segno della legalità e della trasparenza per osservare regole chiare, scongiurare qualsiasi tentativo di restrizione della libertà di stampa ed “evitare che il nobile intento di tutelare la privacy e il segreto istruttorio – come ha detto Graziella Di Mambro, coordinatrice della Macroarea 21 di Stampa Romana – possa soffocare la libertà di informazione”.

L’incontro, moderato da Fabrizio de Jorio, giornalista di RaiNews24, e Franco Pacifici, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Viterbo, in presenza del segretario di Stampa Romana Lazzaro Pappagallo, si è svolto nella splendida cornice della sala Innocenzo III della Rocca dei Papi.

LE TESTIMONIANZE DEI COLLEGHI

Particolarmente appassionanti sono stati gli interventi delle colleghe Rosaria Federico (CronachedellaCampania.it) e Mariagrazia Mazzola (Tg1 Rai), e di Gianluca Paolucci (La Stampa) ospite intervenuto in collegamento via Skype. Le loro storie di cronisti alle prese con minacce, come nel caso della collega Mazzola che spesso si è occupata di fatti di mafia, o con tentativi di restrizione dell’accesso alle fonti giudiziarie se non addirittura di violazione del diritto dei giornalisti al segreto professionale, come nei casi di Paolucci e Federico, hanno fatto riflettere l’intera platea dei presenti.

Paolo Auriemma, Procuratore della Repubblica di Viterbo, ha tenuto una relazione sugli aspetti disciplinari dei magistrati, mentre Maria Rosaria Covelli, Presidente del Tribunale di Viterbo, si è poi soffermata sugli aspetti civilistici della diffamazione. Interessante anche l’intervento di Francesco Minisci, sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Roma, che si è soffermato sulla questione delle intercettazioni, “uno strumento di indagine insostituibile per la ricerca delle prove e allo stesso tempo delicato, in quanto va ad incidere sul bene costituzionale della riservatezza delle comunicazione. Dobbiamo trovare il giusto equilibrio – ha osservato il magistrato – e individuare quali sono le conversazioni che a cura della polizia giudiziaria dovranno essere verbalizzate. Il criterio che ci guida è quello della rilevanza ai fini della prova del reato e della pertinenza utile a ricostruire la cornice del fatto”. Minisci ha quindi espresso forti dubbi sull’utilità della pubblicazione da parte della stampa dei cosiddetti ‘riassunti’ delle intercettazioni, così come sull’uso eccessivamente selettivo del Trojan come strumento di indagine.

GIORNALISTI MINACCIATI

Non si poteva, inoltre, non parlare dell’odioso fenomeno delle minacce ai giornalisti, argomento toccato attraverso la relazione di Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione: “Siamo arrivati a 3.677 nomi, in gran parte giornalisti, ma anche blogger e opinionisti. Nomi di persone che in questi 10 anni sono stati aggrediti mentre esercitavano il diritto di parola, di espressione, di opinioni, di informazione”.

I lavori si sono conclusi con l’intervista di Monica Soldano, giornalista e membro della segreteria di Stampa Romana, a Maria Vittoria Ferroni, docente di diritto amministrativo dell’Università La Sapienza di Roma che ha parlato di “Accessibilità degli atti amministrativi”. La professoressa Ferroni ha ricordato che l’accesso agli atti è regolato da ben tre leggi e che quindi i giornalisti sono già in possesso di tutti gli strumenti per poter controllare gli atti della pubblica amministrazione.

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