Le aggressioni ai giornalisti sono una questione di ordine pubblico

L'assurdo caso di Ostia non può rimanere impunito, solidarietà a Daniele Piervincenzi e all'operatore Edoardo Anselmi

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aggressioni ai giornalisti, il caso di Nemo

Le aggressioni ai giornalisti sono una questione di ordine pubblico e di limitazione della libertà democratica di espressione. Lo abbiamo detto da mesi ai prefetti del Lazio, ponendo con forza la questione. A volte siamo stati ascoltati, a volte no.

La testata e il pestaggio compiuto da Roberto Spada, fratello di Carmine, condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso per le sue attività ad Ostia, ai danni del collega Daniele Piervincenzi e dell’operatore Edoardo Anselmi, inviati di Nemo trasmissione di punta di Rai Due, ne sono la conferma più lampante e clamorosa.

IL VIDEO DELL’AGGRESSIONE

Ci sono per alcune persone santuari che devono restare inaccessibili alle domande dei colleghi. E il lucchetto scatta in modo inesorabile con le buone e soprattutto con le cattive, con linciaggio che prosegue sui social.

Ai colleghi va la solidarietà di Stampa Romana, del sindacato dei giornalisti del Lazio.

La solidarietà tuttavia non può bastare. Resta tutto aperto e irrisolto il tema delle pressioni. Il Lazio continua a essere maglia nera da cinque anni per minacce e aggressioni ai giornalisti ed evidentemente la sensazione di impunità incentiva questi comportamenti.

Sono necessari interventi immediati delle forze dell’ordine. Le lesioni e le lesioni gravi rappresentano un reato documentato dalle riprese televisive che non può restare impunito.

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