Lettera aperta agli iscritti

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Il segretario di Stampa Romana Lazzaro Pappagallo

Cari colleghi,

l’anno che si è appena concluso non ha modificato gli assetti di corsa del nostro settore. La crisi dell’editoria tradizionale non accenna a diminuire, né è cambiata la composizione sociale e professionale del nostro mestiere, 2 lavoratori su 3 sono lavoratori non subordinati. Si sono invece definite le linee di tenuta e/o rilancio del settore con la chiusura e il completamento del percorso legato alla legge sull’editoria con i relativi regolamenti attuativi.
Un territorio, quello romano, ricco di redazioni, di quotidiani, di televisioni e radio nazionali e locali non può non aver risentito di tutti questi fattori. La delocalizzazione della produzione, alla luce delle vicenda Sky, non è più un caso di scuola, ha prodotto e sta producendo cambiamenti reali nella vita e nel lavoro di decine di colleghi.
Stampa Romana ha continuato e perfezionato il suo percorso di tenuta sociale della nostra professione, agendo sui fronti delle tutele, della riqualificazione professionale, dei servizi per i colleghi, delle alleanze sociali.

GLI ASSETTI DEL SETTORE

L’editoria è un settore industriale legato a una produzione immateriale di contenuti. Il valore aggiunto della produzione del settore non è più solo legata ad una catena fordista della produzione. Un settore ad alto valore “intellettuale” conosce prima e meglio di altri settori più tradizionali le forze che stanno modificando la catena del valore novecentesco. In sostanza il passaggio dalla tipografia e dalle rotative ai server e ai cloud ha impattato sul nostro mondo.
Non è un caso che le redazioni si riducano di numero o chiudano (Unità in cima alla lista), salvo le eccezioni salutari della grande emittenza radiotelevisiva pubblica e privata. E non è un caso che il percorso industriale preveda sempre meno articoli 1. I dati Inpgi ci dicono di un ulteriore segno negativo di 700 colleghi usciti dal perimetro del rapporto principale Fnsi-Fieg. Insomma se gli articoli 1 qualche anno fa toccavano quota 20mila ora toccano quota 15mila. Il percorso che si delinea riduce la centralità lavorativa dei desk e punta sull’esternalizzazione, sulla produzione in remoto, sul lavoro non subordinato.
Le nuove realtà digitali o non sono intercettate dai contratti tradizionali o rientrano nelle statistiche ufficiali quel tanto che basta per non avere produzioni in nero e relativi controlli.

LEGGE SULL’EDITORIA: PREPENSIONAMENTI, INCENTIVI ALLE IMPRESE. OCCUPAZIONE GRANDE ASSENTE

In un quadro del genere, in cui i fattori della produzione nel libero mercato danno vita a questo tipo di risultati abbiamo atteso che la legge sull’editoria attenuasse gli squilibri, riproponesse il lavoro subordinato come baricentro del settore, premiasse le aziende innovative e che non facessero carta straccia dei contratti.
La lettura complessiva dei provvedimenti del Governo è ambivalente con punti di forza e un grande convitato di pietra. Il quadro generale certamente presenta novità positive: aver indicato finalmente nella regolarità contributiva e contrattuale un elemento indispensabile per accedere alle risorse pubbliche è stata una decisione importante e rilevante. Così come è rilevante la possibilità di aiutare l’editoria nascente che da due anni riesca a sostenere contratti e contributi regolari. Sono segnali importanti cui vanno agganciate le risorse.
Un tema, quest’ultimo, in cui le decisioni hanno avvantaggiato gli editori tradizionali.
Aver trovato risorse importante sui prepensionamenti sta consentendo agli editori un nuovo riposizionamento generazionale e produttivo delle redazioni ma ha anche impoverito il settore azzerando una intera filiera generazionale, quella tra i 58 e i 63 anni, colleghi che tanto hanno dato al settore.
Aver consentito un credito di imposta sulla pubblicità pari al 75% è sicuramente una spinta notevole agli investimenti nel settore, significa voler agganciare l’editoria a quel punto e mezzo di pil in crescita.
È però vero che così facendo è possibile che i quotidiani (e non solo) siano inondati di pubblicità ma che non si arresti il calo di vendite e che il pendolo tra l’interesse privato e l’interesse pubblico dell’informazione si sposti sulla prima meridiana.
Si stima che tra credito di imposta e prepensionamenti arrivino nelle casse degli editori 120 milioni di euro.
Purtroppo neanche un euro si trasforma in occupazione, in occupazione stabile e garantita. Non c’è alcun vincolo di trasferimento delle risorse in occupazione. E la tendenza in atto va sempre in un’altra direzione. E non è detto che gli editori si accontentino di questi benefici di sistema e non chiedano invece altri soldi ai lavoratori, a partire dal rinnovo contrattuale FIEG-FNSI in discussione tra pochi giorni.
Tutto il nostro mondo, editori e sindacato, può invece realizzare una solida allenza sulla digital tax. È arrivato anche il via libera del Parlamento dal 2019. Riteniamo che parte di quei ricavi debbano tornare nell’editoria che arricchisce gli over the top con link, traffico pubblicitario e di dati.

LEGGI DI SISTEMA: RAI SÌ, AGENZIE, QUERELE TEMERARIE, ANTITRUST NO, UFFICI STAMPA FORSE

Governo e Parlamento sulla Rai si sono già espressi e il 2018 sarà l’anno in cui il nuovo consiglio di amministrazione sarà nominato secondo le nuove regole (curriculum come metro per essere scelti in consiglio di amministrazione, membro cda riservato ai dipendenti, ecc ecc). Ma la Rai, in attesa del contratto di servizio, pur con tutte le riserve del caso su una governance sempre gestita dalla politica canone incluso, appare una mosca bianca. Per il resto è tutto un proliferare di occasioni mancate.
La legislatura poteva essere ricordata per una sterzata decisa sul tema delle querele temerarie, dell’eliminazione della condanna penale per diffamazione. Così non è stato. Emerge come una nota continua il suono di un Parlamento in cui fa ancora comodo evocare per i cronisti il tintinnio di manette o una robusta richiesta di danni. La freschissima riforma delle intercettazioni, ancora una volta, parte dal presupposto che la stampa sia un guardone dal buco della serratura, dimenticando la rilevanza pubblica per la vita democratica dei contenuti di molti atti giudiziari ripresi dai colleghi.
Paradossale il caso delle agenzie di stampa. L’organo di informazione primaria, essenziale in un tempo di bufale e fake news, è stato sottoposto ad un cambio di regime nell’assegnazione dei fondi. Dagli affidamenti si è passati al bando pubblico per dieci lotti. L’aggiudicazione, sul modello degli appalti stradali, non ha dissipato dubbi e preoccupazioni di Stampa Romana espresse e raccolte in uno sciopero pienamente riuscito a fine marzo. Ad oggi il quadro dei vincitori dei lotti non è ancora definito per una serie di ricorsi pendenti davanti ai giudici amministrativi. Abbiamo assistito ad una specie di treno in corsa in cui l’azienda editoriale, vincitrice di un lotto, poteva spostarsi su un lotto ancora non aggiudicato, trasformando in un gioco dell’oca la gestione industriale del sistema.
Di fronte a una condivisibile visione di razionalizzazione del sistema con garanzie sull’occupazione si è passati ad una fase di incertezza.
Riteniamo invece che sia necessario anche in questo caso procedere sul modello francese ad una legge di sistema che abbia come pilastri da un lato l’articolo 21 della Costituzione, dall’altro la rilevanza pubblica del prodotto “informazione primaria”.
Attendiamo un colpo sulla applicazione della legge 150 per gli uffici stampa. Noi abbiamo vigilato e vigiliamo sulle violazioni più lampanti della legge, sulla definizione di corrette procedure per i  bandi di assegnazione di incarichi. Abbiamo strappato la legge regionale per il riconoscimento del contratto giornalistico ai colleghi di Consiglio e Giunta, norma sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale.
Vorremmo però che il 2018 sia la stagione di un contratto di lavoro PA-FNSI in cui si diano diritti, tutela professionale e contrattuale, con gli istituti conseguenti, alle centinaia di colleghi che a Roma, nelle amministrazioni centrali e periferiche, negli enti strumentali, nelle università, negli istituti di ricerca lavorano per lo Stato. Sono una ricchezza per le amministrazioni: la flessibilità nello svolgimento del ruolo va regolamentata e contrattualizzata per esprimere il suo potenziale. Il riconoscimento dell’attività giornalistica e del profilo professionale nella Pubblica Amministrazione, arrivato prima di Natale, non può che essere il primissimo passo.

DELOCALIZZAZIONI

Il ridimensionamento romano di Sky ha aperto lo spettro degli spostamenti di interi corpi redazionali. Una scelta sofferta che ha avuto il consenso della maggioranza dei colleghi di Sky. Una “gloriosa sconfitta” a nostro avviso. Una sconfitta perché definisce la mancanza di attrattiva della Capitale. Un paradosso visto il ruolo politico, istituzionale, economico di Roma. Abbiamo chiesto e chiediamo a tutte le istituzioni di attivare in ogni sede risposte e misure concrete per offrire opportunità alle aziende. La competizione anche all’interno del nostro paese si gioca sulle infrastrutture materiali e immateriali, sulla velocità della rete.
Tutti fattori che rendono l’editoria di nuovo conio perfettamente assimilabile all’industria 4.0.
Ecco perché abbiamo sollecitato la nostra presenza al tavolo Calenda per Roma perché quella era ed è la sede per definire politiche di sviluppo, per abbandonare la logica delle trincee difensive e delle rendite di posizioni. A patto che quel tavolo sia vero, intercetti domande delle forze produttive e sociali e produca adeguate risposte.

IL RUOLO DI STAMPA ROMANA

Una associazione dal passato glorioso – abbiamo festeggiato il traguardo di 140 anni di vita – non può non risentire di tutti questi fattori.
Facciamo solo due esempi: quando interi pezzi generazionali di giornalismo professionale vanno in pensione questo è un danno anche per l’associazione perché il vincolo da associati è molto ridotto quando non si è più lavoratori attivi. Dall’altro lato, dal lato dei giovani, possiamo dire che gli under 40 non rientrano più, salvo eccezioni di pregio, nel paradigma del lavoro subordinato. Sono lavoratori nomadi. Transitano da un contratto a termine ad una partita iva, da un lavoro “tradizionale” al videomaker, da un cococo a periodi in cui cambiano mestiere.
Quindi contemporaneamente abbiamo una questione generazionale che è anche una questione di inclusione lavorativa e sindacale.
Non vogliamo entrare nel dibattito, un po’ sterile, di chi ha colpa e di chi ha ragione, se i pensionati ricevono risorse impensabili per i più giovani (insomma il dibattito che anima in questi giorni la partita dell’ex fissa). Ci siamo però assunti un impegno all’inizio della consilatura e l’abbiamo mantenuto fino in fondo. Garantiamo le tutele e i diritti ogni volta che ci siano e siano riconosciuti ed esigibili. Riconosciamo la realtà per quello che è senza farsi illusioni.
Ecco perché è essenziale farsi carico della questione del lavoro autonomo. Ecco perché lottare e garantire diritti e tutele per questi colleghi, anche se sono i meno sindacalizzati, anche se sono quelli che vedono il sindacato come una casta, significa darci futuro come corpo sociale. Perché questi colleghi sono i giovani, sono il ricambio generazionale, la benzina fresca di un motore a volte troppo rodato.
L’investimento che abbiamo fatto sulla formazione e sui servizi va proprio in questa direzione.
Un mondo in fortissima evoluzione digitale e tecnologica merita un forte accompagnamento da parte del sindacato. Se Stampa Romana offre corsi con i quali riesci ad avere più opportunità di lavoro abbiamo fatto una cosa giusta. Se con l’assistenza di un Caf oppure con il lavoro di un portale, riusciamo a farti pagare meno nella dichiarazione dei redditi con una assistenza ottimale abbiamo fatto un’altra cosa giusta.
Se non solo ci rappresentiamo ma siamo una forza reale che cammina accanto al lavoratore, se quel collega sa che ci trova al suo fianco non solo nel momento del bisogno ma anche in quello della sua vita lavorativa ordinaria (dalla formazione ordinistica ai servizi Casagit e Inpgi) abbiamo fatto la nostra parte.
Sapendo che quando c’è da lottare e da esigere diritti non siamo secondi a nessuno tra l’ascolto di segretario, segreteria e presidenza, assistenza legale potenziata e ufficio sindacale (a cominciare dalla ricostruzione delle carriere e relativi conteggi).
Anche per queste ragioni, per farci trovare da tutti, e dai più giovani in particolare, abbiamo ridefinito e rilanciato il sito e siamo presenti in modo attivo su tutti i principali social.
Negli ultimi mesi il miglioramento della comunicazione ci ha consentito di rilanciare l’interlocuzione politica sui temi centrali della professione.
Le iniziative, proposte dalla segreteria, su agenzie di stampa, lavoro autonomo, digital tax ed emittenza locale e nazionale sono state un successo per la qualità dei partecipanti, per le idee che abbiamo sviluppato e raccolto, per le dirette facebook seguite ed apprezzate. Un modello che intendiamo replicare.

LA SOCIETÀ CIVILE

Comunicare serve se hai qualcosa da dire. Ed è questo un patrimonio indiscutibile per il sindacato dei giornalisti. Lo stiamo sperimentando con la riattivazione di alcune sedi per le nostre sezioni distaccate. Lo abbiamo fatto a Viterbo, lo faremo a Frosinone. Oggi lo possiamo fare perché abbiamo dialogato con associazioni private che ci riconoscono il valore della nostra professione e dell’interlocuzione con noi. Avere sedi e spazi in cui prendere un caffè, discutere e chiacchierare con altre persone serve a rompere il muro della solitudine.
Le convenzioni con università come La Sapienza o Link indicano l’apertura a chi sarà il nostro futuro, a non rinchiuderci in un mondo a scomparsa, a non accettare l’inesorabilità del declino. Il bando chiuso con Bic Lazio, l’incubatore della regione, e il tirocinio per la creazione di autoimpresa attraverso parternariati con La Sapienza e Federlazio ci dice che si possono intraprendere percorsi in cui lanciare nuove pratiche di professione, non avere paura di percorsi di comunicazione, osare in zone impervie ma professionalmente stimolanti.
Il lavoro svolto con l’Associazione Nazionale Magistrati è stato un altro risultato esemplare. Ci siamo confrontati sulle idee e sulle pratiche della cronaca giudiziaria, nel rispetto del proprio ruolo. Da questo dialogo articolato e fecondo, rilanciato sui territori (vedi la splendida chiusura a Montefiascone), siamo oggi in grado di mettere in cantiere nuovi obiettivi e nuove possibilità per il diritto/dovere dei colleghi di informare su temi delicati come la cronaca giudiziaria.

ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI E VOTO PER IL SINDACATO

Il patto con i colleghi è stato rinsaldato in occasione dell’assemblea degli iscritti svoltasi a inizio 2017. Abbiamo sempre ricordato che le difficoltà dell’associazione avevano bisogno di un confronto pubblico. Lo abbiamo organizzato, non ci siamo sfilati dalle nostre responsabilità, ce le siamo assunte come classe dirigente fino all’ultimo spillo.
Siamo pronti allora per il voto di quest’anno. Attendiamo dalla Federazione la indicazione delle date anche per l’elezione dei delegati del Congresso Nazionale.
Ci auguriamo che la competizione sia viva e stimolante per idee, per dibattito, per le soluzioni da offrire a difficoltà non proprio banali ed ordinarie. Contiamo di indicare nuove modalità di voto elettroniche in linea con quanto adottato come raccomandazione nel congresso statutario nazionale.
È il momento di massima democrazia sindacale, il momento più alto per Associazione Stampa Romana. E passa dal rinnovo della tessera sindacale o da una nuova iscrizione.

Buon 2018 a tutti!

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