La polvere non si è ancora depositata sulla prima edizione del Mojo Festival organizzata da Stampa Romana e dall’Associazione Filmaker e curata da Nico Piro ma è il momento di fare un bilancio.

Partiamo dai numeri:

  • 1200 iscritti per i 15 corsi;
  • 700 colleghi circa attivi nelle tre sale della Casa del Cinema e di Stampa Romana in tre giorni;
  • 824 lavori arrivati da 82 paesi per le tre selezioni internazionale, nazionale ed estemporanea;
  • 18 lavori per la estemporanea girati in 24 ore;
  • #mojoitafest primo trend topic su Twitter sabato sera alle 23 durante la premiazione.

Questi numeri però non bastano.

Il Festival ha centrato in pieno uno degli obiettivi di politica sindacale di Stampa Romana praticati negli ultimi due anni nella sede della Torretta.

Il sindacato professionale dei giornalisti qui a Roma si è trasformato in un motore permanente di formazione, sta mettendo a disposizione dei colleghi tutti gli strumenti digitali di lavoro, riesce a dare alla crisi una torsione di svolta, si apre all’ibridazione con altre figure professionali per arricchire la cassetta degli attrezzi senza rinunciare alla vocazione del giornalista: trovare notizie, verificarle e darle ai cittadini.

Il web vive soprattutto di video e gli smartphone di ultima generazione con le loro qualità e app, vivisezionate in tre giorni, rappresentano un modello di produzione e fruizione.

Nei giorni del festival abbiamo visto finalmente tra i giornalisti soddisfazione, energia, motivazione. Tocca ora agli editori svegliarsi da un lungo torpore, rendersi conto che una comunità di professionisti vuole giocare un ruolo da protagonista e non subalterno a logiche produttive totalmente difensive e ancorate a modelli novecenteschi.

Ma il Mojo festival non parla solo alla comunità dei giornalisti.

Avere coinvolto nella organizzazione il Comune di Roma, il CoRis della Sapienza, le scuole di giornalismo della Lumsa e della Luiss con la partecipazione di tanti giovani volontari (passa da loro il nostro futuro!), sponsor privati di dimensione internazionale, associazioni come Emergency e Caritas significa fare rete, dimostrare che si può essere attivi, propulsivi e propositivi anche nella Capitale, leggere con passione i linguaggi della modernità.

Un ultimo ringraziamento va ai colleghi della struttura di Stampa Romana guidati dalla direttrice Giusy Scalia, al team social, alle colleghe dell’ufficio stampa. Tutti tasselli di un brillante gioco di squadra.

Clicca qui per l’elenco dei vincitori e per visionare i loro lavori

Segreteria Associazione Stampa Romana

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