Il simbolo di Stampa Romana abbina il Colosseo a una penna d’oca. Simboli entrambi di una storia di 140 anni, una storia avviata da un duello con conseguenze mortali (le querele temerarie si risolvevano in questo modo).

Siamo molto orgogliosi di questa storia, siamo molto orgogliosi di una solida identità professionale: si cercano notizie di interesse pubblico, si sottopongono a verifica, si pubblicano.

L’abc, il dna dei giornalisti che esercitano professionalmente questo mestiere non cambia e non cambierà.

Cambiano invece in modo veloce e rapido gli strumenti di lavoro. Da questi dipende l’efficacia e la forza della diffusione delle nostre notizie, e più in generale della comunicazione moderna. Sorvolare su questi cambiamenti è come fissare quei simboli di Stampa Romana, restandone ipnotizzati. Un effetto oblio che non possiamo più permetterci.

Il giornalismo e la comunicazione o sono digitali o non sono.

Puoi scrivere nel modo più brillante possibile ma se poi non individui delle parole chiave per farti trovare nella stringa dei motori di ricerca non vai da nessuna parte. Così come la tua capacità di racconto è molto meno vigorosa se non tieni conto che nell’ambiente digitale gli utenti cercano prevalentemente video.

Se allora questo è quello che chiede il mercato, se è questo quello che fa trovare un lavoro, compito di un sindacato moderno è quello di seguire il lavoro, di individuarlo, di riconoscerlo e di appropriarsene definendolo all’interno del nostro perimetro professionale.

Stampa Romana da tre anni ha avviato una fortissima campagna di riqualificazione professionale, con una prospettiva tutta spinta al digitale.

Sono corsi a pagamento. I costi sono i più bassi tra tutti quelli identici disponibili in Italia. Li hanno frequentati 600 colleghi provenienti da tutta Italia. Sono corsi che hanno una coda lunga in gruppi di contatto sui social in cui docenti e “allievi” continuano a scambiarsi notizie, slides e informazioni per l’uso.

Abbiamo cercato e trovato i migliori professionisti, interni ed esterni alla nostra professione, per allenare un linguaggio nuovo.

Lo abbiamo fatto rivolgendoci sia ai colleghi dipendenti, sapendo che purtroppo le aziende non offrono spazi sufficienti per la formazione interna (anche se uno dei nostri obiettivi resta lavorare con le aziende) sia ai lavoratori autonomi.

Questi ultimi rappresentano i due terzi della categoria, una buona parte sono uffici stampa. Lasciarli ad una autogestione professionale ci sembra un modo ulteriore per consegnarli alla soglia di povertà. E per invogliarli abbiamo trasformato su richiesta l’iscrizione ad una giornata di corso in iscrizione a Stampa Romana.

Una iniziativa importante, innovativa, contrastata da chi non ha una visione lunga sulla professione, né ha avuto l’umiltà di verificare sul campo (nessun collega e’ mai stato costretto a iscriversi). I numeri parlano chiaro. Così come parlano chiarissimo almeno due ulteriori sviluppi di questo esempio pratico di politica sindacale.

Due corsi di riqualificazione professionale organizzati con Erfap, ente di formazione della Uil, finanziato interamente dalla Regione Lazio, dedicati a quaranta disoccupati prevalentemente di lungo corso. Il primo è già stato completato, il secondo dalla forte vocazione ambientale sta entrando nella fase selettiva. Sono corsi di quattro mesi con una visione complessiva a 360 gradi che hanno creato nuove prospettive di lavoro per colleghi, i disoccupati di lungo corso, di cui nessuno si occupa se non per slogan. Riqualificazioni gratuite grazie alla partecipazione a due bandi della Regione.

Ultima creatura ma di grande sviluppo generale è il mojo festival, il festival del mobile journalism. Anche questa una prima assoluta, anche questa completamente gratuita perché coperta dagli sponsor privati, anche questa la prima grande iniziativa di qualificazione professionale sviluppata da un sindacato nel nostro paese. Abbiamo individuato, sviluppato e lanciato una comunità di professionisti, creando mix con altre competenze simili, non rinchiudendoci in un fortino, ma anzi vedendo le possibilità che arrivano dalla combinazione di informazioni in movimento, reti e strumenti digitali.

La riuscita del festival, la sua ambizione nazionale, generata dal contesto professionale di Stampa Romana, la capacità di aver avuto il supporto di scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine qui a Roma, del Coris della Sapienza, di partner composti da tanti giovani, non sta solo nei numeri, nelle presenze, ma nel fatto che iniziano a spuntare posti di lavoro a tempo indeterminato e che questi posti vanno a chi ha frequentato prima i corsi e oggi il festival proprio perché questi colleghi sono in grado di produrre informazioni anche attraverso questi nuovi sistemi. I colleghi hanno accettato lo sfida e la stanno riportando nelle loro vite professionali. Ci ha riempito di gioia vedere giornalisti motivati, sorridenti, scambiarsi opinioni e impressioni alla Casa del Cinema.

Anche qui parlano i numeri: 1200 iscrizioni, 700 presenti.

Percorsi coerenti e tracciabili che sono un patrimonio per un sindacato moderno e che ci auguriamo che incalzino finalmente il sindacato nazionale a percorrere la stessa strada e rendere questo patrimonio ancora più largo, ancora più vasto, ancora più capillare, ancora più diffuso.

Segreteria Associazione Stampa Romana

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