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Editoria Usa: Obama pronto a studiare il salvataggio della stampa, il buon giornalismo è fondamentale per la democrazia

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Washington, 21 set 2009 – Convinto che il buon giornalismo é “asolutamente fondamentale per la salute della democrazia”, Barack Obama (foto) apre al bail out della stampa: per la prima volta da quando è alla Casa Bianca, il presidente si è detto “pronto a studiare” proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali se questi accettano di ristrutturarsi come entità no profit. “Non ho visto ancora proposte precise ma sarei felice di darci un occhiata”, ha detto Obama intervistato nell’Ufficio Ovale dalla Pittsburgh Post-Gazette e dal Toledo Blade. Finora la Casa Bianca aveva escluso la poossibilità di aiuti federali per i media in crisi. Obama ha detto che il buon giornalismo è “assolutamente fondamentale per la salute della democrazia”, ma ha espresso preoccupazione per il proliferare della blogosfera anche se è stato proprio questo il terreno su cui è cresciuta la campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca. “Sono preoccupato che la direzione dei newsmedia sia solo la blogosfera, tutta opinione e niente controllo sui fatti, nessun serio tentativo di mettere le storie nel loro contestò, ha detto Obama: “Così si finisce per gridare uno contro l’altro nel vuoto e senza seri tentativi di venirsi incontro reciprocamente”. In Congresso da marzo è sul tavolo la proposta del senatore Ben Cardin del Maryland che garantisce ai giornali sgravi fiscali se si ristrutturano come fondazioni senza fine di lucro. Il Newspaper Revitalization Act è mirato alla sopravvivenza dei giornali locali, non dei grandi gruppi editoriali. In cambio delle agevolazioni, i giornali non potrebbero più fare endorsment politici ma avrebbero libertà di scrivere su ogni tipo di argomento comprese le campagne elettorali. Pubblicità e abbonamenti sarebbero esentasse mentre contributi e donazioni sarebbero detraibili dalle imposte. Da quando un anno fa Wall Street è entrata in crisi i posti di lavoro in testate giornalistiche (35 mila in un anno di cui 24 mila solo nella carta stampata) sono scomparsi a un tasso tre volte più veloce che nel resto dell’economia, ha scoperto un rilevamento dell’organizzazione Unity: Journalists of Color. La crisi dei giornali, che non ha ancora toccato il fondo, ha portato alla chiusura di numerose testate. Come aveva fatto già il Christian Science Monitor, il Rocky Mountain News di Denver ha chiuso l’edizione a stampa e oggi pubblica solo su Internet, mantre altri grossi gruppi editoriali tra cui il Tribune Co. che pubblica Los Angeles Times e Chicago Tribune hanno fatto bancarotta. Tra i media in bolletta anche il New York Times, che ha messo in vendita uno storico quotidiano del Massachusetts, il Boston Globe. (ansa)

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