Roma, 10 feb 2010 – La Cassazione fissa i paletti per regolare le inchieste giornalistiche sulla mala giustizia. E, con la sentenza 4699 della sesta sezione penale, sancisce che non rientra nel ´diritto di cronaca´ quel tipo di notizie create per dimostrare i disservizi del pianeta giustizia laddove la ´condotta violi la legge penale´. In altre parole, le inchieste giornalistiche si possono continuare a fare a patto che laddove avvengano attraverso la rimozione momentanea di fascicoli l´operazione sia assolutamente “temporanea”. In questo modo la Suprema Corte ha confermato il proscioglimento dall´accusa di violazione della pubblica custodia di cose nei confronti di un giornalista e di un fotografo di un quotidiano di Pavia che, per denunciare i disservizi della giustizia locale, avevano sottratto il fascicolo di una causa civile da un armadio non chiuso a chiave del Tribunale pavese collocato al primo piano del Palazzo di Giustizia nonostante i cartelli che invitavano a non asportare i fascicoli. La rimozione dei fascicoli e la ricollocazione all´interno dell´armadio stesso erano stati immediati tanto che il gup di Pavia, nel luglio 2008, aveva prosciolto dall´accusa gli autori dell´articolo che era avuto l´effetto di sensibilizzare sul disservizio della giustizia modificando l´organizzazione con la chiusura a chiave degli armadi. Insomma, secondo il gup, l´inchiesta giornalistica non andava condannata perche´ aveva avuto quel “fine dimostrativo e sociale” che dovrebbero avere tutte le inchieste. (adnkronos)