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Libertà di stampa: par condicio, stesse norme anche per le Tv private. Mediaset e Sky scrivono al Tar. Fnsi, resti intatta autonomia dei giornalisti

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Roma, 24 feb 2010 – Stesse norme – e dunque talk show equiparati alle tribune elettorali – anche per le tv private nell´ultimo mese prima delle Regionali. Lo decide a maggioranza l´Autorita´ per le garanzie nelle Comunicazioni, conformandosi al controverso regolamento varato dalla Vigilanza per la Rai. Mediaset e Sky – per una volta dalla stessa parte della barricata – annunciano ricorso al Tar, contestando la ´´violazione della liberta´ editoriale e di impresa´´. Sul fronte La7, in attesa delle decisioni dell´azienda, parla Gad Lerner: ´´Si puniscono gli approfondimenti e si lascia mano libera ai tg faziosi´´. In commissione Servizi e Prodotti, votano a favore di un regolamento ´fotocopia´ i commissari Agcom Michele Lauria, Gianluigi Magri e Sebastiano Sortino; contrari Giancarlo Innocenzi e il presidente, Corrado Calabro´, che nei giorni scorsi aveva gia´ affidato tutte le sue perplessita´ a una lettera al presidente della Vigilanza Sergio Zavoli. L´Autorita´ – aveva sottolineato Calabro´ in attesa che la commissione dicesse l´ultima parola sul regolamento, arrivata ieri in tarda serata con lo stop della maggioranza alle ipotesi di modifica – e´ a un bivio: uniformarsi alle norme Rai, e dunque rischiare di violare la legge sulla par condicio, che distingue nettamente informazione e comunicazione politica (a differenza del regolamento); oppure disciplinare la par condicio in modo diverso per le tv private, creando pero´ un ´vulnus´. E proprio per ´´non determinare una distonia del complessivo sistema dell´informazione radiotelevisiva in campagna elettorale´´ – spiega il testo della delibera, pubblicato sul sito Agcom – e´ prevalso l´orientamento di varare regole analoghe a quelle di Viale Mazzini. Le due norme piu´ discusse sono identiche: nell´ultimo mese prima del voto ´´le tribune politiche sono collocate negli spazi radiotelevisivi che ospitano le trasmissioni di approfondimento piu´ seguite, anche in sostituzione delle stesse, o in spazi di analogo ascolto´´; e ´´le trasmissioni di informazione, con l´eccezione dei notiziari, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica´´. Se dal fronte politico Fabrizio Morri (Pd) giudica la decisione dell´Agcom ´´il male minore´´ e il radicale Marco Beltrandi parla di scelta ´´scontata´´, le aziende scendono sul piede di guerra e ricorrono al Tar. Mediaset giudica le norme una ´´violazione della legge sulla par condicio come interpretata dalla Corte Costituzionale´´ e la loro estensione automatica alle private ´´assolutamente priva di fondamento´´ e soprattutto intravede ´´gravi pregiudizi alla liberta´ editoriale e di impresa, entrambe costituzionalmente garantite´´. ´´Grande rammarico´´ anche da parte di Sky, che chiedera´ la sospensione di un provvedimento ´´in evidente violazione dei principi di libero mercato ma, soprattutto, del principio di liberta´ d´opinione e di espressione previsto dalla Costituzione´´. Lerner, che pensa gia´ a un ´Infedele´ senza politici, e´ convinto che le norme mettano il ´´bavaglio alle trasmissioni di approfondimento, mentre si lascia totale liberta´ ai telegiornali la cui faziosita´ e´ acclarata´´. Protesta anche la Federazione nazionale della stampa, che chiede che i conduttori ´´possano continuare a scegliere, in autonomia, i temi da trattare e gli ospiti da chiamare´´. Quanto alla Rai, il direttore generale, Mauro Masi, formulera´ nel prossimo consiglio di amministrazione una proposta chiara di applicazione del regolamento sulla par condicio, proposta che per la direzione generale risulta corroborata dalla decisione di oggi dell´Agcom. Intanto Michele Santoro insiste nella formula senza politici: giovedi´ Annozero ospitera´ Morgan che fara´ ascoltare La sera, la canzone esclusa da Sanremo…………………………………………………………………………………FNSI. ´´L´Agcom ha scelto di mantenere in equilibrio il sistema televisivo adattando all´emittenza privata le regole del servizio pubblico per la prossima campagna elettorale. Se anche le tv private si trovano, stavolta, ad avere norme che configgono con il diritto-dovere di informare, la responsabilita´ va fatta risalire al pessimo regolamento votato dalla vigilanza che l´Agcom aveva saggiamente chiesto di ripensare nei giorni scorsi´´. E´ il commento della Federazione nazionale della stampa. Il sindacato dei giornalisti riafferma in una nota che ´´queste regole, trasformando a forza l´informazione in comunicazione politica, sono in contraddizione con la legge sulla par condicio, come la Corte costituzionale aveva detto inequivocabilmente in una sentenza del 2002. La Fnsi chiede, percio´, al servizio pubblico ed alle emittenti private che i giornalisti possano continuare a fare i giornalisti anche nel mese che manca alle elezioni regionali: che dunque le conduttrici ed i conduttori delle trasmissioni possano continuare a scegliere, in autonomia, i temi da trattare e gli ospiti da chiamare´´. Per la Fnsi, ´´non serve stravolgere programmi apprezzati dal pubblico per farli diventare forzosamente tribune elettorali (che peraltro l´offerta televisiva gia´ contempla). Ci sono molti temi di grande interesse per l´opinione pubblica, che possono essere affrontati senza chiamare in studio candidati ed altri esponenti politici. Ci sono voci dell´economia, della cultura, del lavoro, della ricerca e dell´associazionismo che possono animare dibattiti di sicuro interesse. La politica non deve ritenersi l´ombelico del mondo´´. (ansa)

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