Irbil (Iraq del Nord), 13 mag 2010 – Non si placano nella regione kurda del Nord Iraq le proteste per l’omicidio di Sardasht Othman, 23enne giornalista freelance, rapito davanti all’università di Salahuddin, a Irbil, e il cui corpo è stato ritrovato il 3 maggio – a Mosul, fuori dai confini del territorio della regione. Quella di ieri è stata la manifestazione più imponente: oltre mille persone in piazza a Sulaimaniya, uno dei due principali centri della regione autonoma, che hanno sfilato per la città, portando striscioni e ritratti del giovane ucciso. Ma di proteste ce ne sono state altre: per tutta la scorsa settimana, in diverse località del Kurdistan – per chiedere che i suoi killer vengano assicurati alla giustizia. Al grido di “vogliamo la libertà”, ieri i manifestanti di Sulaimaniya innalzavano striscioni in cui si chiedeva alle autorità della regione autonoma di “rivelare la verità” sulla morte di Othman. In parecchi erano vestiti di nero in segno di lutto.___________Accuse al partito di Barzani__________“Accusiamo il Partito Democratico [del Kurdistan] e le sue forze di sicurezza di avere assassinato Sardasht, perché hanno il controllo totale di Irbil”, diceva lo scrittore Nabaz Goran, in riferimento a uno dei due maggiori partiti kurdi che si spartiscono il governo della regione – quello che ha come leader il suo presidente, Mas’ud Barzani. Goran ne sa qualcosa: lo scrittore kurdo prima viveva a Irbil (capitale del Kurdistan iracheno) ed è stato costretto a fuggire a Sulaimanya, che è invece sotto il controllo dell’altro partito – l’Unione Patriottica del Kurdistan, dell’attuale presidente iracheno Jalal Talabani. Il motivo? Era stato picchiato dalle forze di sicurezza del partito di Barzani per aver criticato alcuni funzionari locali.______________Scriveva di corruzione__________Othman, il giornalista assassinato, lavorava per Ashtiname, una pubblicazione kurda che esce due volte la settimana, e collaborava con diversi siti Internet kurdi, scrivendo spesso di corruzione, secondo quanto riferisce uno di questi siti – il Kurdistan Post. Si dice che avesse ricevuto minacce a causa dei suoi articoli. Gli amici raccontano che a far andare su tutte le furie le autorità locali era stato soprattutto un pezzo – pubblicato sul Kurdistan Post, nel quale diceva che l’unico modo per avere successo in una società nepotista come quella attuale era sposare la figlia del presidente. Il luogo in cui è avvenuto il ritrovamento del suo corpo – crivellato di proiettili e ammanettato – rafforza le convinzioni di coloro che ritengono che le autorità siano coinvolte nell’omicidio. “Fra Irbil e Mosul ci sono 11 checkpoint”, sottolinea Karawan Saleh, membro della Commissione Sicurezza del Parlamento del Kurdistan. “Sarebbe difficile superarli con un cadavere nell’auto, a meno che il veicolo non appartenga al governo”. (osservatorioiraq.it/Associated Press)