Roma, 19 mag 2010 – La commissione Giustizia del Senato da´ il via libera alla norma del ddl Intercettazioni che prevede il pagamento di un ammenda fino a 464mila euro per gli editori. Mentre e´ ´giallo´ su quella che inasprisce le condanne per i cronisti che divulgano atti e intercettazioni di cui sia vietata la pubblicazione. Nel primo pomeriggio, quando riprendono i lavori della commissione Giustizia del Senato sul ddl intercettazioni, diversi senatori tra cui il relatore Roberto Centaro, confermano che l´emendamento che stabilisce le condanne per i giornalisti e´ stato approvato. L´opposizione protesta. I giornalisti anche. Dopo circa due ore pero´, contrordine: non e´ vero, corregge il tiro Centaro, che l´emendamento era stato approvato. In realta´, spiega, e´ stato solo accantonato. La norma, infatti, ieri notte (la seduta notturna della commissione si e´ conclusa alle 4 del mattino) era stata accantonata per consentire che si approvasse prima il ´cosiddetto emendamento D´Addario´. Nel testo del relatore, infatti, si faceva riferimento all´articolo 616-bis (l´emendamento D´Addario appunto) che pero´ di fatto non esisteva, visto che doveva essere ancora votato (si trovava circa tre pagine di emendamenti piu´ in la´…). Cosi´, su richiesta di Li Gotti (che si era accorto della ´svista´), ieri notte l´emendamento ´imbavaglia-cronisti´ era stato messo da parte in attesa che venisse approvata la proposta di modifica sulle registrazioni e le riprese fraudolente (cioe´ il ´D´Addario´). E la commissione, su questa parte del testo, aveva dato il suo via libera ieri notte. Nel pomeriggio, cosi´, si riprende con l´esame di tutte le norme accantonate, tra cui, appunto (secondo la prima versione fornita alla folla di giornalisti in attesa) quella che punisce con due mesi di carcere ´o´ l´ammenda da 2.000 a 10.000 euro chi pubblica atti vietati per legge e con due mesi ´e´ l´ammenda da 4.000 a 20.000 chi divulga le intercettazioni. Ma il ´giallo´ non finisce qui. In serata, il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli che aveva convocato la terza seduta notturna consecutiva, comunica che in seguito ad una sua telefonata con il numero uno di Palazzo Madama Renato Schifani, l´esame a oltranza del ddl non si fara´ piu´. ´´Faremo la notturna lunedi´ sera – avverte – anche perche´ domani mattina alle 8.30 c´e´ la riunione congiunta con la commissione Affari Costituzionali sul ddl Anticorruzione´´. ´´In verita´ – commenta il finiano Fabio Granata – sul bavaglio alla stampa c´e´ l´intenzione di frenare un po´. Credo che la norma non risulti graditissima anche al Quirinale´´. ´´E´ molto probabile – incalza un ´tecnico´ dell´opposizione – che la maggioranza sia in difficolta´ nel restare compatta di fronte alle pressioni che arrivano da ogni parte (non solo dal mondo della carta stampata) contro le norme che metteranno un bavaglio ai mass-media. Cosi´ sembra che l´idea sia quella di arrivare ad una posizione un po´ piu´ soft magari in Aula´´. In attesa di capire cosa succedera´ lunedi´ prossimo, la commissione da´ il via libera ad altre norme spinose come quella secondo la quale bastera´ un semplice vizio di forma come la mancata notifica del deposito alle parti per invalidare ogni intercettazione fatta fino a quel momento. Un altro appuntamento importante per capire quale sara´ la sorte del provvedimento e´ la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama convocata da Schifani per martedi´ prossimo nella quale si dovra´ decidere la calendarizzazione del testo in Aula. Nell´attesa, la Fnsi chiama i giornalisti alla mobilitazione permanente; invita i comitati di redazione a segnalare tutti i casi di notizie che saranno interdette se la legge verra´ approvata, a chiedere ai direttori di listare a lutto le loro testate ´´finche´ non ci sara´ un ravvedimento nel corso dell´ ulteriore processo parlamentare´´. (ansa)