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Intercettazioni: il Pdl corregge il tiro e pensa alla fiducia. Presentati 13 nuovi emendamenti, l´esame torna di nuovo in commissione al Senato

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Roma, 8 giu 2010 – Il relatore Roberto Centaro presenta al ddl Intercettazioni 13 nuovi emendamenti e l´esame del testo torna un´altra volta in commissione Giustizia del Senato. L´Assemblea di Palazzo Madama si riconvoca per domani pomeriggio e per allora e´ molto probabile che si arrivi al voto di fiducia. Si conclude cosi´ una giornata sul fronte del ddl Intercettazioni molto complessa. Alle 9 si riunisce l´Ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli. Si approva ´´all´unanimita´´´ la relazione del Guardasigilli Angelino Alfano e vengono presentate le proposte di modifica che di li´ a poco Centaro depositera´ con la sua firma nell´Aula del Senato. Berlusconi dice ai suoi che, una volta ottenuto il via libera politico dal partito, il testo dovra´ considerarsi ´´blindato´´. Alla Camera, insomma, non si tocca piu´ niente. Il premier pero´ non nasconde che lui avrebbe voluto un provvedimento diverso (´´mi sono astenuto´´) e da´ la colpa alle lobby di giudici e stampa se non si e´ arrivati ad un ddl capace di ´´tutelare la privacy al 100%´´. Il presidente della Camera Gianfranco Fini non gradisce la presa di distanza del Cavaliere, soprattutto quando dice che il ddl non ´´adempie a tutte le promesse´´ contenute nel programma elettorale, ma fa capire che non si mettera´ di traverso alle votazioni finali. Ma se i ´finiani´ si placano, si sa che al Colle il ddl continua a non essere troppo gradito. Anche se in serata in una nota del Quirinale si dice che il Capo dello Stato segue attentamente la vicenda, ma senza entrare nel merito. E soprattutto smentendo ogni voce su continui contatti che sarebbero in corso con governo e maggioranza alla ricerca di punti di equilibrio. Il presidente della Repubblica, si sottolinea, si pronuncera´ solo dopo il via libera del Parlamento. Quello che si sa pero´ e´ che Napolitano anche oggi tornerebbe a ribadire quanto detto il 2 giugno e cioe´ che i problemi del testo sono molto complessi a cominciare dalla garanzia delle liberta´ di stampa, d´indagine e del rispetto della dignita´ e della privatezza delle persone. La maggioranza intanto si prepara al voto di fiducia. Nella norma transitoria, infatti, viene tolta la ´vacatio legis´ di 30 giorni (prevista nelle bozze degli emendamenti) proprio perche´ sarebbe difficile giustificare il ricorso alla ´procedura d´urgenza´ se si possono attendere addirittura 30 giorni per l´entrata in vigore della norma. Quindi si sgombra il campo (togliendoli dal testo) da argomenti ´scomodi´ come le norme sulla pedofilia e quelle sul segreto di Stato che di fatto impedivano di intercettare gli ´´007´´ e i terzi che ne parlavano. Tra le novita´ delle 13 proposte di modifica, cambia il cosiddetto ´emendamento Ghedini´: dopo i 75 giorni concessi per intercettare, si potranno prorogare gli ascolti di tre giorni in tre giorni (non piu´ di 48 ore in 48 ore). E cambiano le intercettazioni ambientali: non si potranno fare in luoghi privati. E in tutti gli altri si disporranno solo se si pensa emergeranno nuovi elementi per l´indagine e se si potra´ impedire la commissione di un nuovo reato. Ma i controlli non potranno durare piu´ di tre giorni. Eventualmente reiterabili. Per il resto si conferma quanto emerso nell´ultimo vertice al Senato con Alfano: nessun automatismo per la sostituzione del Pm che viola il segreto istruttorio o fa dichiarazioni sul procedimento perche´ sara´ il capo dell´ufficio a decidere di volta in volta. Ad autorizzare le riprese di un procedimento dovra´ poi essere il presidente della Corte d´Appello, anche in assenza del consenso delle parti interessate. Il ddl si applichera´ ai processi in corso e per quelli per i quali sono gia´ state autorizzate le intercettazioni si faranno ´salvi´ gli atti, ma, dal momento dell´entrata in vigore della legge, scattera´ il limite dei 75 giorni prorogabili di tre in tre. Confermate infine le sanzioni per gli editori, cosi´ come anticipato ieri dall´ANSA: risponderanno anche della pubblicazione delle intercettazioni di cui e´ stata ordinata la distruzione (oltre che di quelle coperte da segreto perche´ non ancora concluse le indagini preliminari). E per loro la sanzione massima potra´ arrivare ad oltre 450mila euro (dalle 100 alle 300 quote). (ansa)

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