Roma, 11 giu 2010 – ´´Sciopero generale immediato contro l´attacco alla democrazia´´. Lo chiede in un comunicato il presidente dell´Unci (Unione Nazionale Cronisti Italiani) , Guido Columba in segno di protesta contro il disegno dilegge sulle intercettazioni. ´´Il Paese deve capire l´attacco alla democrazia – prosegue Columba – i giornalisti hanno il dovere di lottare con tutte le armi contro il ddl Alfano´´. ´´Sciopero generale immediato. – chiede Columba – Senza se e senza ma. Quando l´avversario combatte con uno spadone non lo si puo´ contrastare impugnando una margherita. Con il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni governo e maggioranza cercano di travolgere la Costituzione e l´assetto giuridico e sociale della nostra democrazia´´. ´´I giornalisti – prosegue – hanno il dovere d´informare i cittadini in modo corretto, completo e tempestivo. Il primo loro obbligo e´ dunque quello di far loro capire cosa sta accadendo, combattendo in breccia la propaganda e il marketing politico di chi ha concepito e sta cercando di realizzare i punti base del Piano di rinascita della P2: disarmare la magistratura e imbavagliare la stampa. Perche´ la prima si occupi solo dei ladri di galline e la seconda convinca gli italiani di vivere dentro una soap opera continuata´´. ´´L´Unione Cronisti ha capito immediatamente la portata eversiva del Ddl Alfano sulle intercettazioni – continua – e l´ha combattuto apertamente e duramente. E, allo stesso tempo, ha sollecitato tutte le organizzazioni del giornalismo a fare altrettanto. Con la stessa chiarezza, l´Unci sostiene che prevedere lo sciopero generale dopo un mese dal voto del Senato e´ un grave errore. Se Š giusta, come lo e´, l´analisi sull´attacco alla democrazia fatta concordemente da Unci, Fnsi, Ordine l´unica risposta al voto del Senato e´ lo sciopero generale immediato. Qui e ora. Sciopero seguito da un mese intero di manifestazioni in ogni citta´ d´Italia e ripetuto alla vigilia del voto conclusivo della Camera. Prima del voto, non dopo. Quando la democrazia e´ in pericolo e´ meglio farne due, tre, quattro di scioperi generali piuttosto che uno soltanto a babbo morto. Tutte le altre iniziative per informare i cittadini di quanto accade sono giuste e necessarie e vanno intensificate, ma lo sciopero generale deve essere l´arma principale dei giornalisti per contrastare il tentativo di sovvertire la democrazia. (ansa)___________________________________________________Intercettazioni, Ue: “Siamo vigili” Pdl: “Avanti senza alcuna modifica”. All´indomani del via libera del Senato al ddl intercettazioni, 1 cresce di intensità la protesta verso un provvedimento da più parti indicato come una vera e proria “legge bavaglio” per l´informazione. E anche la Ue interviene, seppur con cautela, sulla vicenda: “La Commissione è molto vigile su qualsiasi situazione che possa creare problemi”.Nel frattempo da alcuni quotidiani arrivano le mosse più eclatanti. A partire da Repubblica che apre con una pagina bianca con al centro il post-it con la scritta “La legge-bavaglio nega ai cittadini di essere informati”. Ma anche sulla Stampa il bianco domina quasi per intero nello spazio della rubrica “Buongiorno) del vice direttore Massimo Gramellini che spiega che anche la rubrica di Jena a pagina tre esce in bianco “per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume”. Listate a lutto le testate ´Il Fatto quotidiano´ e ´L´Unità”, così come SkyTg 24. Il berlusconiano “Giornale”, invece, va controcorrente e vede nelle proteste “ipocrisia e opportunismo politico”. Si schierano anche gli editori 3, che il ddl colpisce con pesanti sanzioni, chiedendo la pubblicazione di un comunicato con la veste grafica di un necrologio sui quotidiani. ´´Il testo licenziato dal Senato non realizza l´obiettivo dichiarato di tutelare la privacy – si legge nella nota – ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori´´. La maggioranza, però, non accusa cedimenti. Con il ministro della Cultura Sandro Bondi che parla di “campagna mediatica e politica che tradisce la Costituzione. Dopo l´approvazione della legge che disciplina l´uso delle intercettazioni siamo un Paese più moderno, più civile e più europeo”. Il testo, adesso, dovrà andare alla Camera. “Mi aspetto un percorso in pianura” dice il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. E, in effetti, è difficile pensare al contrario. Anche in considerazione del diktat di Berlusconi che, nell´ultimo ufficio di presidente del partito era stato chiaro: “A Montecitorio non voglio cambiamenti”. Concetto che oggi Ignazio La Russa ribadisce, senza escludere l´ennesimo ricorso alla fiducia. Con buona pace di Gianfranco Fini e i suoi fedelissimi 4. Che l´Idv incalza: “Il passaggio alla Camera è l´ultima spiaggia che hanno di mostrare la loro coerenza”. (repubblica.it)