Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

Libertà di informazione: N´drangheta, perquisita sede Secolo XIX, indagati 4 cronisti. Fnsi e Unci, no al bavaglio

Condividi questo articolo:

Genova, 14 lug – Perquisizioni da parte di carabinieri del Ros nella redazione centrale ed in quella di Chiavari del quotidiano Il Secolo XIX, che oggi ha pubblicato con dovizia di particolari atti e intercettazioni dell´inchiesta che ieri ha portato all´arresto di oltre 300 presunti affiliati alla ´Ndrangheta nel nord Italia. Due degli arrestati sono genovesi ed in alcune intercettazioni si fanno i nomi di politici liguri. Quattro cronisti del giornale risultano indagati. ´´Mentre e´ in corso una delle piu´ importanti indagini sulla malavita organizzata con connessioni politiche nel nord Italia, in Lombardia e Liguria – commentano i responsabili di Associazione, Ordine e Gruppo Cronisti liguri – una dozzina di carabinieri del Ros sono stati distratti da incombenze ben piu´ importanti per perquisire la redazione centrale di Genova e quella di Chiavari de Il Secolo XIX. Motivo? La pubblicazione di atti e intercettazioni che hanno svelato intrecci e connessioni tra affari malavita e politica´´. ´´Se mai era il caso – concludono i rappresentanti dei giornalisti – questa vicenda conferma l´impegno dei giornalisti sul fronte dell´informazione, il no a ogni bavaglio, la non trattabilita´ dei disegni di legge che limitano indagini e informazione. Ma anche il no a ogni forma coercitiva o intimidatoria da qualsiasi parte provenga nei confronti dei giornalisti. I colleghi del Secolo XIX non sono soli e non e´ un modo di dire. La loro ´colpa´ la sosteniamo, sottoscriviamo e condividiamo in pieno´´. ´´E´ quello che accade quando si pubblicano le notizie´´, ha commentato laconico il direttore del quotidiano Umberto La Rocca (ansa)___________________________________________________________FNSI E UNCI, NO AL BAVAGLIO. La Federazione Nazionale della Stampa esprime ´´preoccupazione per l´irruzione di agenti del Ros all´interno della redazione centrale del Secolo XIX e della redazione di Chiavari dello stesso giornale: un covo di notizie. Ipotesi di reato: violazione del segreto istruttorio´´. I militari – sottolinea il sindacato dei giornalisti – hanno perquisito le scrivanie di quattro cronisti, sequestrato gli hard disk delle loro stazioni di lavoro. Altri militari hanno perquisito le abitazioni dei giornalisti sequestrando agende e personal computer. ´´I colleghi sono inquisiti – osserva la Fnsi – per avere messo i lettori in condizione di comprendere, attraverso la pubblicazione di atti e intercettazioni, intrecci e connessioni tra affari malavita e politica al centro di un´inchiesta che ha coinvolto l´intero Paese´´. ´´Aldila´ di ogni altra valutazione – conclude la Federazione Nazionale della Stampa – la vicenda dimostra che gia´ oggi i magistrati hanno gli strumenti per limitare la stampa e quindi non sussistono le ragioni per dovere ricorrere a leggi-bavaglio. Ma, conclusivamente, la vicenda dimostra anche come i giornalisti siano tenuti a rispettare sempre e comunque il dovere di informare i loro lettori. Una ´colpa´ della quale i giornalisti italiani continueranno a volere rispondere´´. Anche l´Unione Cronisti Italiani interviene sulla vicenda per confermare il no ad ogni bavaglio dell´informazione. ´´Ancora una volta – si legge in una nota dell´Unci – i colpevoli sono stati trovati subito. I giornalisti. Il reato? Aver dato notizie, aver cioe´ esercitato il diritto-dovere di informare i cittadini pubblicando atti e intercettazioni che hanno svelato intrecci, connessioni e ramificazioni della ´Ndrangheta in Liguria. L´Unci, è vicina di colleghi del Secolo XIX, e condivide in pieno quando sostenuto dal Gruppo Cronisti Liguri, dall´Associazione Ligure Giornalisti e dall´Ordine dei Giornalisti e cioŠ che questa vicenda conferma l´impegno dei cronisti sul fronte dell´informazione, il no a ogni bavaglio, la non trattabilità dei disegni di legge che limitano indagini e informazione´´. (ansa)

Il network