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Attentato Belpietro: la versione del caposcorta ancora al vaglio degli inquirenti, raddoppiata la tutela al direttore di ´Libero´

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Milano, 3 ott – Si continua a scavare per far luce sull´attentato fallito al direttore di Libero Maurizio Belpietro, in particolare si cercano riscontri sulla ´´via di fuga´´. Si cercano tracce del passaggio dell´aggressore a partire dal quinto piano dell´elegante palazzo di via Monte di Pieta´ a Milano, fino al cortile interno dello stabile. A caccia di impronte magari lasciate dall´uomo dell´identikit, su quel muro, alto piu´ di due metri, che divide il cortile dello stabile in cui abita il giornalista da quello di una palazzina adiacente che da su via Borgonuovo. Digos e polizia scientifica proseguono senza sosta ad analizzare il luogo dell´aggressione al caposcorta di Belpietro. Ma per ora, secondo quanto trapela dal fitto riserbo degli investigatori, nulla di significativo sarebbe emerso, almeno dall´analisi dei filmati delle telecamere della zona. Alessandro N, il poliziotto che ha messo in fuga l´aggressore – corpulento, alto un metro e ottanta che vestiva pantaloni bianchi di una tuta sotto una camicia grigio-verde simile a quella della guardia di finanza con tanto di mostrine – e´ stato sentito ancora una volta dai suoi colleghi. In questi giorni di comprensibile stress e tensione, l´agente scelto di polizia, che nel 1995 svento´ un attentato all´ex capo del pool di Mani Pulite, Gerardo D´Ambrosio, inseguendo un uomo che pare imbracciasse un fucile, non e´ al lavoro ma resta nella scorta del direttore di Libero. Alessandro ha ripetuto all´infinito la sua versione, unico testimone, dell´incontro ravvicinato con quell´uomo, giovedi´ notte, tra il quarto e il quinto piano del condominio di via Monte di Pieta´. Condominio che da due giorni e´ presidiato anche da una macchina della polizia e soprattutto oggi, domenica, e´ meta ´´turistica´´ di qualche curioso. Ancora una volta gli investigatori hanno ascoltato il racconto dell´unico testimone della vicenda, chiesto particolari, insistendo e incalzando i ricordi del caposcorta soprattutto sulla via di fuga che sarebbe stata impegnata dallo sconosciuto, uno che sicuramente, si dice in ambienti investigativi, aveva gia´ fatto dei sopralluoghi in quel palazzo. E dalle indicazioni di Alessandro, e´ partita l´ennesima ricognizione dei luoghi a caccia di riscontri. Gli inquirenti ripetono come un mantra, nello strettissimo riserbo che protegge l´indagine, di non trascurare alcuna pista. Anzi che sarebbe pericoloso scartare la piu´ remota ipotesi proprio per la delicatezza della vicenda. Lo scenario resta ampio: da quello piu´ strettamente politico, a quella dell´odio politico che potrebbe aver armato la mano di un ´´terrorista solitario´´ – come si spiegava dal Viminale nei giorni scorsi – fino ad arrivare alla piu´ banale, ma non per questo trascurabile, ipotesi di un rapinatore o un balordo sorpreso e spaventato fino a puntare la pistola e tentare di far fuoco contro. Domani, intanto, e´ atteso a Milano, in Prefettura, il ministro dell´Interno Roberto Maroni che presiedera´ una riunione del Comitato ordine e sicurezza. Tra le altre cose all´attenzione del comitato appare probabile la proposta per rafforzare scorte e tutele a politici e personalita´ considerate nel mirino. Oltre a Belpietro – a cui e´ stata raddoppiata la tutela – vi sarebbe anche il direttore editoriale del Giornale, Vittorio Feltri, anche lui sotto tutela, e altri giornalisti. (ansa)

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