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La scomparsa di Stefano Poscia
inviato di guerra
il cordoglio dell´Asr

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È morto oggi a Roma a 57 anni, dopo una vita trascorsa in prima linea, Stefano Poscia, inviato di guerra dell´Ansa e corrispondente per anni da numerose sedi di frontiera. Una crudele malattia, affrontata con consapevolezza e coraggio per un anno, lo ha portato via stamattina all´affetto della sua famiglia, ai suoi amici e ai colleghi.
Nato a Roma il 3 agosto 1953, aveva cominciato l´attività giornalistica dopo una stagione di impegno politico, da leader del Movimento studentesco al liceo Mamiani, negli anni caldi del dopo ´68. Un impegno che tuttavia non gli aveva lasciato la nostalgia della notorietà e dal quale, ancora giovane, si era gradualmente distaccato: dapprima per dirigere il trimestrale ´Corrispondenze Internazionalì e quindi per dedicarsi alla passione che non lo avrebbe più abbandonato, quella di inviato giramondo.
Passato all´Ansa, fu corrispondente dal Corno d´Africa, coprendo da Nairobi i conflitti di una delle aree più insanguinate del continente nero. A cominciare da quello fra Etiopia ed Eritrea: paese – quest´ultimo – destinato a diventare quasi una seconda patria, oggetto di studi e approfondimenti fino agli ultimi mesi di vita, oltre che terra d´origine di sua moglie Gabriella.
Un capitolo (arricchito anche dal saggio “Eritrea, colonia tradita”, pubblicato dalle Edizioni Associate nel 1989) a cui sarebbero seguite le esperienze in Medio Oriente, in veste di capo dell´ufficio di corrispondenza di Tel Aviv prima e di Beirut poi. Sempre a ridosso della trincea, a raccontare guerre e ingiustizie di cui avrebbe voluto vedere la fine: nelle trincee africane in cui visse per settimane accanto ai guerriglieri di Isaias Afeworki, oggi presidente eritreo e allora capo della ribellione irredentista contro Addis Abeba; come nel Libano dell´estate 2006, teatro dei 34 giorni del più recente conflitto fra Israele e Hezbollah.
Negli ultimi tempi, prima della malattia, si era trasferito a Buenos Aires, in qualità di responsabile dell´Ansa per l´America Latina, portandosi dietro i ricordi, il carattere pungente, uno sguardo disincantato, ma mai indifferente alle cose del mondo. E quel portachiavi, fatto con una pallottola di kalashnikov finita un giorno nel salotto di casa sua a Beirut, che ogni tanto mostrava con un mezzo sorriso.

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