Milano, 11 nov – Anche oggi non si e´ risparmiato nello show davanti a telecamere, fotografi e giornalisti, tra sfuriate contro i giudici, presunte rivelazioni sul ´caso Ruby´, paura di finire in carcere e speranza nella giustizia. E´ andato in scena in Tribunale a Milano il ´Fabrizio Corona secondo atto´, ovvero il processo d´appello sulla vicenda dei ´fotoricatti´ ai danni dei vip, per i quali, in primo grado,l´agente fotografico e´ stato condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Il sostituto pg di Milano Carmen Manfredda ha chiesto per lui la conferma della condanna emessa dal Tribunale lo scorso 10 dicembre, a seguito dell´inchiesta del pm Frank Di Maio. Corona era stato condannato per quattro episodi: un´estorsione consumata e una tentata ai danni del calciatore Francesco Coco e altri due tentativi di estorsione nei confronti del motociclista Marco Melandri e dell´attaccante Adriano. Nella sua requisitoria il pg ha sottolineato come Corona, pur non avendo mai teso ´´trappole´´ ai vip o ´´manipolato´´ le fotografie, abbia prospettato ai personaggi noti la minaccia che quegli scatti avrebbero potuto danneggiare la loro carriera professionale, una volta diffusi. Mai come in questo processo, ha aggiunto il magistrato, ´´si e´ avuta l´esatta percezione di quanto sia sottile il confine tra l´etica e il diritto, tra l´amoralita´ e l´agiuridicita´´´. E l´agente fotografico come ha risposto? Dopo aver detto ai cronisti che le motivazioni della sua condanna sono ´´vergognose´´, e´ andato davanti ai giudici della terza Corte d´appello per chiedere, con dichiarazioni spontanee, ´´di essere giudicato nei termini della legge e non per tutto quello che e´ successo e che mi ha riguardato´´, e non quindi sulla base del personaggio che lui rappresenta. Perche´ Corona, come ha spiegato lui stesso ai giornalisti fuori dall´aula, ha ´´tante colpe per altre vicende, come la bancarotta, o i soldi falsi, o la storia della pistola´´, ma in questo processo e´ ´´innocente´´. Ha confessato ai magistrati di essere ´´un po´ nervoso´´ e alla stampa che gli chiedeva un commento sull´indagine milanese che vede coinvolto il suo amico Lele Mora per favoreggiamento della prostituzione ha replicato: ´´Oggi non me ne frega niente ne´ di Lele Mora ne´ di Ruby, perche´ qua mi gioco tre anni della mia vita´´. Salvo poi, ´stuzzicato´ dalle domande, lasciarsi andare a qualche criptica rivelazione: ´´Certo che ci sono le fotografie delle feste ad Arcore, e se io avessi continuato a lavorare …´´, ha raccontato, lasciando la frase in sospeso e lasciando intendere che con lui ´in circolazione´ quegli ´scatti´ sarebbero usciti. Invece, ha aggiunto, ´´nessun direttore ha il coraggio di pubblicarle, perche´ in Italia non c´e´ una vera liberta´ di stampa´´. Infine, la speranza nella giustizia. ´´Sono contentissimo per la difesa del mio avvocato (Giuseppe Lucibello, ndr) – ha concluso – che ha smontato tutto quello che ha sostenuto iltribunale condannandomi. Spero che venga fatta finalmente giustizia´´. La sentenza e´ prevista per il prossimo 2 dicembre. Dal processo intanto e´ stato escluso un ex collaboratore di Corona, Marco Bonato, perche´ il legale che lo ha assistito nel processo di primo grado, conclusosi con una condanna a 2 anni e 4 mesi, non ha presentato i motivi d´appello, come prevede la legge per essere ammessi al secondo grado. (ansa)