Tripoli, 9 dic – E´ durata meno di un anno l´avventura libica della Libya Press, la prima agenzia di stampa privata lanciata dalla società editrice Al Ghad Media Group di proprieta´ di Seif Al Islam Gheddafi, figlio del leader libico, frutto mediatico del suo progetto riformista Libya tomorrow´. Libya Press, che ha sede a Londra, era entrata nel Paese con una ´newsroom´ composta da circa due dozzine di giornalisti senza però avere alcuna registrazione legale e questa ´svista burocratica´ è stata la causa ufficiale della sua chiusura avvenuta lo scorso 7 dicembre. Ma la motivazione data dai dirigenti di Libya Press in un comunicato apparso due giorni fa parla di “sicurezza dei giornalisti minacciata dalla repressione della polizia”. Per questo i dirigenti di Libya Press – continua il comunicato – “hanno deciso di chiudere l´agenzia e la sua base operativa a Tripoli e di lasciare definitivamente il Paese, spostando il lavoro in diverse capitali europee”. La chiusura segue di un mese esatto l´arresto di dieci giornalisti dell´agenzia, quattro uomini e sei donne, per avere fornito, questa la motivazione, “false informazioni” al quotidiano Oea che insieme a Qurina appartiene allo stesso gruppo editoriale. I dieci giornalisti sono poi stati rilasciati grazie a un intervento del Leader libico Muhammar Gheddafi, che ha anche sollecitato un´inchiesta sulla vicenda. Il giorno precedente gli arresti, al-Baghdadi Ali al-Mahmoudi, Primo Ministro libico, sospende anche la pubblicazione di Oea. Ufficialmente non c´Š nessuna motivazione. Ma Enass Amedha, direttrice della testata racconta la sua verità. “Oea ha pubblicato un articolo sulla corruzione nel paese seguito da un editoriale in cui si suggerivano vie alternative”. Il giorno dopo la sospensione del quotidiano, nelle edicole arriva per un altro Oea, stessa grafica e editoriale con scuse ai lettori. Quell´Oea, che oggi si chaima “Seba- Oea” è però edito dall´Ufficio per la stampa libico e non ha nulla a che vedere con il vecchio Oea, rimasto solo nella sua versione on line. “Oggi – spiega Enass Amedha – molti giornalisti di Libya Press stanno facendo le valigie ma noi siamo riusciti a tenerne sei che lavoreranno per la nostra redazione on line e il prossimo 1 gennaio usciremo in una nuova versione più aggiornata e completa”. Continua quindi la battaglia di carta di queste testate riformiste che hanno aggiunto al settore dell´informazione libico un dinamismo mai visto prima attraverso il tono spesso critico e diretto dei loro editoriali che hanno pi— volte chiamato in causa la gestione di alti responsabili governativi libici o pubblicato inchieste su argomenti tab— come: droga, aids, sesso, corruzione. Queste testate si sono inserite in un panorama controllato fino a due anni fa solo dall´Ufficio generale libico per la stampa, un organo di stato che gestisce tre quotidiani, Al Fajer Jadid, Al Jamahiriya, Al Shames e un quarto quotidiano, Al Zahaf Al Akdhar, pubblicato dai comitati rivoluzionari e una sola agenzia di stampa, la Jana. (ansa)