Il Cairo, 30 gen – «Le autorità egiziane hanno deciso la chiusura dell’ufficio di Al Jazira al Cairo e ritirano gli accrediti ai suoi corrispondenti»: l’annuncio e stato dato oggi dalla stessa tv satellitare araba, che però non si è persa d’animo e ha aggirato l’oscuramento. I suoi giornalisti in Egitto stanno continuando tramite Twitter la loro ormai caratteristica «copertura aggressiva» degli eventi. E allo stesso tempo, con una serie di messaggi sui telefonini, l’emittente ha informato gli egiziani come accedere alle sue trasmissioni su un’altra frequenza satellitare («Se hai perso il segnale @AJArabic su NileSat, cercalo su Hotbird 12111/V/27500»), o via streaming online. E ancora, grazie a Twitter, Al Jazira raccoglie peraltro informazioni «sul campo, dagli stessi manifestanti», che evidentemente apprezzano il suo lavoro: «Avete 80 milioni di reporter in Egitto», gli ha scritto uno di loro. Di certo, la televisione all news del Qatar era ben pronta a reagire, essendo nella sua storia già entrata in rotta di collisione con quasi tutti i regimi arabi – e non solo – attirandosi accuse, nel migliore dei casi, di «soffiare sul fuoco». Sin dalla sua nascita nel 1976, a turno, hanno chiuso temporaneamente i suoi uffici in molte capitali del Medio Oriente; mentre l’occidente l’ha più volte attaccata, sottolineando, per esempio, che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 è stata l’unica tv cui i talebani concedevano interviste durante l’offensiva Usa contro l’Afghanistan; o che di fatto è il megafono di Osama bin Laden, che l’ha scelta per diffondere i suoi proclami, in video o in audio. Più di recente, nelle ultime settimane, si è attirata strali dell’Autorità nazionale palestinese, dopo aver diffuso i cosiddetti «palestinian papers», ovvero migliaia di carte segrete sul processo di pace in Medio Oriente. Poi è stata attaccata per la sua «enfasi» nel raccontare, in un crescendo «esaltato», le manifestazioni, i disordini e le violenze che il 14 febbraio hanno infine portato alla fuga il presidente tunisino, Ben Ali. E di nuovo, tre giorni fa, il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, nel cui Paese da giorni si susseguono proteste anti-governative, è arrivato persino a telefonare all’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, per protestare e per dirgli che ciò che Al Jazira sta facendo, «cercando di alimentare il dissenso, serve solo all’entità sionista (Israele, ndr), a gruppi terroristi come Al Qaida e ai nemici degli arabi». Diversi commentatori, anche occidentali, hanno invece affermato che le immagini trasmesse da Al Jazira a getto continuo dalla Tunisia hanno contribuito a diffondere forti sentimenti di rivolta da una capitale araba all’altra. Tra loro Mark Lynch, professore di studi sul Medio Oriente alla George Washington University, ha detto al New York Times che di certo l’emittente qatariota «non ha creato questi eventi, ma è quasi impossibile immaginare che tutto questo potesse accadere senza Al Jazira». (www.ilsecoloxix.it)