Roma, 28 mar – Lei fa la giornalista, lui ha un lavoro impiegatizio sono sposati ma il matrimonio dopo 16 anni entra in crisi, lui decide di separarsi. Lei, per lavoro, è costretta ad andare fuori citta´. Lui è ´´stanziale´´, ha orari di lavoro fissi. Una situazione che ha portato il presidente della Prima sezione civile del Tribunale di Roma ad emettere un provvedimento con il quale affida i figli, un coppia di gemelli di 9 anni, al padre a ´´causa´´ del lavoro della madre, una freelance romana di 44 anni. Ma la donna annuncia ricorso contro una decisione che considera ´´fortemente discriminatoria´´. ´´In considerazione da quanto emerso nel corso della consulenza tecnica – scrive il Tribunale nel provvedimento – prestando il padre un´attività lavorativa con orario stabile e prevedibile, al contrario della madre che svolgendo la professione di giornalista, pur avendo molto tempo libero, e´ a volte soggetta ad impegni imprevedibili che possono tenerla anche per lunghi periodi lontana da casa´´. Alla luce di cio´ il giudice scrive che ´´pare preferibile nell´interesse dei minori disporre che essi vivano stabilmente con il padre nella casa coniugale e vedano liberamente ogni giorno la madre con facolta´ libera di pernotto´´. Il tribunale, inoltre, ha stabilito che sia il padre a rimanere nell´abitazione, che i due possedevano in comproprietà, in quanto la ´´capacita´ reddituale della moglie è maggiore di quella del marito´´. ´´E´ una decisione assurda – spiega la donna che annuncia di aver già presentato ricorso – fortemente discriminante nei miei confronti. Di fatto viene affermato un principio secondo cui se sei giornalista e donna non puoi fare la mamma. Le mie trasferte sono poche e diradate nel tempo. Non avendo una redazione fissa utilizzo casa come ufficio e quindi sono sempre presente. Il giudice, infine, ha stabilito che io possa vedere liberamente i bambini ma solo con il permesso del mio ex marito, cosa che non è mai avvenuta´´. (ansa)