Roma, 5 apr – Via libera quasi unanime al regolamento per le amministrative del 15 e 16 maggio da parte della Commissione di Vigilanza Rai. Esulta l´opposizione perche´ vede scongiurato il rischio di sospensione dei talk show. Esulta anche la maggioranza, perche´ si vede riconosciuti alcuni principi sui programmi di informazione. Il tutto mentre a Viale Mazzini slitta ancora il capitolo nomine, che non compare all´ordine del giorno del prossimo cda, e si rincorrono le voci su un addio del dg Mauro Masi all´azienda pubblica che alcuni vorrebbero gia´ nei prossimi giorni. Il tema nomine era stato rimandato la scorsa settimana, quando non si erano discusse le proposte di Masi, in attesa di approfondimenti tecnici richiesti dal consigliere Angelo Maria Petroni che aveva espresso dubbi sull´arrivo di un esterno. Il pacchetto che vedeva Susanna Petruni alla direzione del Tg2 e Franco Ferraro di Sky alla vicedirezione del Tg1, rimane quindi sospeso ma potrebbe anche essere rimesso in discussione. Il nuovo rinvio ha pero´ alimentato le voci di un imminente addio di Masi al vertice di Viale Mazzini, con una nomina da parte del Tesoro alla controllata Consap gia´ nel giro di questa settimana. Voci che non trovano conferma nei corridoi di Viale Mazzini, dove i tempi vengono semmai ritenuti un po´ piu´ lunghi. In effetti l´assemblea di bilancio della concessionaria dei servizi assicurativi pubblici, che potrebbe varare la nomina, e´ prevista per fine mese. Anche se nulla esclude che il Tesoro dia un´indicazione in anticipo su quella data che potrebbe quindi anche arrivare a giorni. Tra le voci non confermate pero´ rimane anche quella della possibilita´ che Masi torni a Palazzo Chigi come segretario generale con deleghe specifiche, ma in questo caso i tempi sarebbero piu´ lunghi e quindi il direttore generale rimarrebbe a Viale Mazzini fino all´estate, cioe´ fino a dopo le amministrative. Intanto la vigilanza ha varato il regolamento per quella tornata elettorale e il vero vincitore appare oggi il presidente e relatore Sergio Zavoli, che dopo la dichiarazione di inammissibilita´ degli emendamenti di Pdl e Lega che estendevano la par condicio ai talk show, grazie ad un certosino lavoro di mediazione e´ riuscito a ricompattare la Bicamerale e a far passare un provvedimento che non intacca l´autonomia del servizio pubblico. Il testo messo a punto da Zavoli e´ passato con un solo voto contrario, quello del radicale Marco Beltrandi. Il si´ della maggioranza e´ arrivato dopo una riformulazione dell´articolo sui programmi d´informazione, nel quale si prevede che i direttori responsabili delle trasmissioni di approfondimento curino il rispetto dei criteri di pluralismo, obiettivita´, completezza e imparzialita´. Si stabilisce inoltre che nel corso dei dibattiti di rilevanza politica venga garantito il contraddittorio in condizioni di effettiva parita´ di trattamento. ´´E´ stata salvaguardata l´autonomia editoriale, la trasparenza professionale, la pluralita´ e la responsabilita´ dell´informazione nel servizio pubblico – ha spiegato Zavoli – Mi sono dato, e credo di aver rispettato, la regola della mediazione in nome di cio´ che ho giudicato equo´´. La maggioranza ha accettato di ritirare i suoi emendamenti, in cambio della riscrittura del testo. ´´Nessuno voleva lo stop dei talk show – ha detto il capogruppo del Pdl in Commissione, Alessio Butti – Ora anche gli approfondimenti in ´ambito nazionale´ devono rispettare le regole imposte dal concetto del pluralismo, con tutto cio´ che ne consegue´´. Un plauso a Zavoli arriva dal capogruppo del Pd, Fabrizio Morri, secondo il quale ´´la chiusura dei talk show sarebbe stato un colpo gravissimo per la liberta´ e l´autonomia del servizio pubblico´´. ´´E´ un successo di tutta l´opposizione – sostiene il capogruppo dell´Udc, Roberto Rao che ha scongiurato un´interpretazione confusa o strumentale del regolamento´´. Si scaglia invece contro la dichiarazione di inammissibilita´ il capogruppo della Lega Nord, Davide Caparini, definendola ´´un precedente illiberale´´. (ansa)