Bari, 12 apr – Nel settembre 2009 il ´Corriere della sera´ pubblico´ i verbali di interrogatorio, che erano stati secretati, di Giampaolo Tarantini che parlava delle escort da lui portate alle feste dell´estate 2008 nelle residenze private del presidente Silvio Berlusconi. Con l´accusa di essere la ´talpa´ che aveva prelevato e consentito la pubblicazione dei verbali, da oggi e´ agli arresti domiciliari nella sua casa di Cavallino (Lecce) Andrea Morrone, collaboratore della redazione di Lecce del Corriere del Mezzogiorno: all´epoca era consulente informatico della Procura barese. Morrone e´ accusato di accesso abusivo all´archivio informatico della Procura. L´inchiesta per fuga di notizie e´ affidata ai pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro ed e´ coordinata dal procuratore, Antonio Laudati: i pm hanno chiesto e ottenuto un´ordinanza di custodia cautelare dal gip del tribunale di Bari Sergio Di Paola. Le indagini sono state fatte dalla squadra mobile e dalla Polizia postale: gli investigatori ritengono che il 4 agosto 2009, Morrone sia entrato nel sistema informatico della Procura da un pc dello stesso ufficio e abbia prelevato i file dei verbali, passandoli poi a un giornalista del ´Corriere della Sera´. Per farlo, avrebbe utilizzato la password che egli possedeva in quanto sistemista: Morrone all´epoca dei fatti era dipendente della ditta Consit, incaricata della sicurezza e dell´assistenza dei sistemi informatici degli uffici giudiziari baresi. L´emissione dell´ordinanza restrittiva e´ motivata dal gip col pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Gianpaolo Tarantini nei verbali parlava delle giovani donne e di alcune escort, tra cui Patrizia D´Addario, ingaggiate e portate a feste nelle residenze private di Berlusconi. Parlava comunque anche delle escort ´fornite´ all´allora vicepresidente della Regione Puglia Sandro Frisullo (Pd), che e´ stato arrestato vari mesi dopo per una questione di appalti in forniture sanitarie. La ´talpa´ – si era sempre sottolineato in ambienti giudiziari – avrebbe potuto essere solo una persona che aveva accesso agli atti del fascicolo poiche´, per evitare fughe di notizie, l´interrogatorio di Tarantini si era tenuto in una caserma della Guardia di finanza alla presenza di alcuni finanzieri e del pm inquirente, Giuseppe Scelsi, e dei difensori dell´indagato. Per cautela fu anche deciso di non far trascrivere alla stenotipista le dichiarazioni dell´imprenditore, che furono salvate direttamente in files su un computer da un militare. I difensori dell´indagato, Nicola Quaranta e Nico D´Ascola, rinunciarono ad avere copia del verbale proprio per ´blindare´ ulteriormente l´audizione. (ansa)