Caso Tarantini: procuratore Bari, i cronisti non sono intercettati. Il giornalista arrestato, non sono io la talpa

0
98

Bari, 14 apr – ´´Sostenere che i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria sono stati o sono sistematicamente intercettati e´ una falsita´ senza precedenti, questo perche´ il nostro ordinamento contempla la possibilita´ di intercettare solo chi e´ indagato per gravi reati punibili con pene superiori a cinque anni di reclusione. Chiunque li abbia commessi. Compresi i giornalisti´´. E´ la replica del procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio nazionale dell´Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, dal segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana, Francesco Siddi, e ´´dei loro referenti pugliesi Paola Laforgia (Ordine giornalisti Puglia) e Raffaele Lorusso (Assostampa Puglia)´´. Le preoccupazioni erano state espresse nei giorni scorsi perche´ sono stati intercettati giornalisti in una indagine fatta per scoprire la ´talpa´ che nel 2009 consegno´ al ´Corriere della Sera´ verbali d´interrogatorio di Giampaolo Tarantini che parlava delle escort portate nelle case di Silvio Berlusconi e ´fornite´ al vicepresidente Pd della Regione Puglia Sandro Frisullo. Le intercettazioni fatte dalla procura ai cronisti di giudiziaria (non indagati) sono citate ampiamente dal gip di Bari Sergio Di Paola nella ordinanza emessa nei confronti di un giornalista del ´Corriere del mezzogiorno´, accusato di essere la ´talpa´. Per Laudati non sono stati intercettati ´´giornalisti in quanto tali´´ ma sono ´´stati disposti solo mezzi di ricerca delle prove a carico di persone sospettate di gravi reati previsti dal Codice penale, quali l´accesso abusivo ad un sistema informatico di una Procura, che configura per altro un attentato alla sicurezza delle Istituzioni Pubbliche´´. Secondo Laudati, la Procura di Bari, ´´ha sempre e solo applicato la legge´´: ´´nessuna intercettazione – afferma il procuratore – e´ stata mai disposta, da quando sono io alla guida di questo Ufficio, a carico di ´giornalisti´ in quanto tali ne´ tanto meno per ´controllare´ la loro importante, libera, e ribadisco, sacra attivita´ professionale. Sono stati disposti solo mezzi di ricerca delle prove a carico di persone sospettate di gravi reati previsti dal Codice penale, quali l´accesso abusivo ad un sistema informatico di una Procura, che configura per altro un attentato alla sicurezza delle Istituzioni Pubbliche´´. ´´Sempre il nostro Ordinamento contempla anche – continua il procuratore – la possibilita´ di utilizzare le telefonate intercorse tra le persone intercettate e terzi anche quando costoro rivestano cariche istituzionali e professionali. I massimi rappresentanti della Stampa italiana e pugliese non possono non saperlo visto il sistematico ricorso della pubblicazione delle intercettazioni sui giornali´´. Laudati aggiunge che ´´l´inchiesta che ha portato, poi, all´arresto dell´ex consulente informatico, Andrea Morrone, fa parte di una piu´ articolata indagine che riguarda piu´ episodi che prefigurano in capo ad altri soggetti ipotesi di reato molto gravi, che nulla hanno a che vedere con l´attivita´ giornalistica´´. Il procuratore conclude citando Montanelli e ponendo ´´una domanda a tutta la categoria´´: ´´Cosa e´ disposto a fare – chiede – un giornalista per ottenere una notizia? Anche compiere gravi reati?´´. Casi di intercettazione di giornalisti da parte della procura di Bari si erano verificati gia´ in un´altra indagine: quella che il primo giugno 2010 ha portato all´arresto per peculato del tenente colonnello della guardia di finanza Salvatore Paglino, indagato anche per rivelazione di segreto d´ufficio e stalking. __________________________________SANITA´ BARI. GIORNALISTA ARRESTATO, LA TALPA NON SONO IO. Non sono io la talpa e spiega perche´: cosi´ si e´ difeso stamattina davanti al gip di Bari Sergio Di Paola il giornalista arrestato l´altro ieri con l´accusa di essere stato colui che, con un accesso abusivo al sistema informatico della procura, trafugo´ nell´estate 2009 i verbali di interrogatorio dell´imprenditore Gianpaolo Tarantini. Questi parlava delle donne portate nelle residenze private del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ma anche di quelle ´´fornite´´ all´allora vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo (Pd). Tra le motivazioni addotte dal giornalista, Andrea Morrone, collaboratore del ´Corriere del Mezzogiorno´, il fatto che il computer, che secondo la procura egli avrebbe utilizzato per l´accesso abusivo, non era in rete nel sistema informatico della procura. Morrone aveva accesso al sistema perche´ sino a circa un anno e mezzo prima del ´furto´ dei verbali, era consulente informatico della procura di Bari. A quanto si e´ saputo, Morrone ha risposto a tutte le domande del gip Sergio Di Paola e dei pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro. Ha quindi spiegato di non essere stato lui il 4 agosto 2009 ad accedere al sistema informatico della Procura per copiare i file, perche´ il computer che abitualmente utilizzava come consulente non era in rete. Ha quindi ribadito l´impossibilita´ tecnica di accedere al computer da cui sono risultati copiati i file contenenti il verbale di interrogatorio. Il giornalista ha inoltre affermato di non aver mai avuto password di accesso al sistema telematico della Procura, perche´ il suo compito era quello di assistente all´ascolto delle intercettazioni messe a disposizione dai difensori nell´ambito di alcuni processi. Stando all´analisi delle celle telefoniche, la Procura ha ipotizzato che quel 4 agosto Morrone fosse all´interno del Palagiustizia, ma i genitori del giornalista abitano solo a un isolato dal palazzo, in via Babudri. Secondo l´accusa, Morrone utilizzava un telefono al piano interrato della Procura per chiamate riservate, circostanza confermata durante l´interrogatorio dallo stesso indagato, che pero´ non ricorda se quel giorno fosse o meno nel palazzo. Morrone e´ difeso dagli avvocati Michele Laforgia e Andrea Di Comite. I legali non hanno ancora fatto istanza di revoca della misura cautelare ai domiciliari. (ansa)____________________________________LE GRANDI FIRME TRA TIMORE E REALISMO. LERNER, SI RISCHIA UN BAGNO DI SANGUE. GOMEZ, SONO LE REGOLE DEL GIOCO. Non solo intercettati. Ma anche pedinati e fotografati. Dopo la dura reazione del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, sull’uso delle intercettazioni a strascico dei giornalisti baresi nel tentativo di arrivare alla presunta «talpa» dei verbali di Tarantini, pubblicati dal Corriere della Sera nell’estate del 2009, l’argomento è tornato di attualità. «Noi non abbiamo né rivendichiamo maggiori diritti degli altri cittadini – ha fra l’altro sottolineato Iacopino – semmai sappiamo di avere maggiori doveri, compreso quello di garantire una informazione corretta e completa che può essere tale solo se è libera da ogni condizionamento». Ne abbiamo discusso con autorevoli colleghi che si sono confrontati con la pubblicazione di notizie «calde» nella loro lunga carriera. PIERANGELO BUTTAFUOCO – Il più realista di tutti è Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, «si sa che la maggior parte dei giornalisti è intercettata. Noi sappiamo che c’è sempre un orecchio in ascolto. Sembra di essere nel Dopoguerra, quando circolavano quei manifesti sui quali c’era scritto: Attenti che il nemico ti ascolta. E’ ovvio che il nostro lavoro è sempre al confine con quello investigativo e d’altra parte è il luogo più naturale dove scovare le notizie, siamo sempre al limite di una realtà fra bene e male. Il fatto vero, però, è che la situazione è ormai avvelenata: di qualunque cosa ti occupi, anche di tematiche teologiche legate all’Islam, per esempio, tanto più incomprensibili sono, tanto più pericolose appaiono e degne di essere intercettate. Anche qui, le fonti sono al limite». La verità, per Buttafuoco, è che ormai «si sono avvelenati i pozzi e, con essi, l’informazione. I giornalisti finiscono nel calderone perchè considerati a servizio della procura o a servizio dell’imputato. Si sta uccidendo questo mestiere che, per la verità, era già esanime. Questa è la mazzata finale. E quel che è peggio è che il vero business del futuro sarà l’acquisto della vita privata delle persone. Si andrà a comprare vita privata». E i giornalisti “usati” come elemento di prova per le indagini? «Purtroppo – sorride – non c’è più Simenon, nè il commissario Maigret che risolveva i casi con il suo genio: l’azione investigativa si è esaurita e questa è diventata la scorciatoia». Peter Gomez Peter Gomez PETER GOMEZ – Il cofondatore de «Il Fatto quotidiano» insieme a Marco Travaglio, non si sconvolge: «Sono le regole del gioco. Quando anche io seguivo queste inchieste, sapevo che potevo andare incontro a questo genere di sanzioni. Per questo, non rivendico guarentigie per nessuno, anche di fronte a sistemi di indagine così invasivi». Sul silenzio indifferente del guardasigilli, Angelino Alfano, almeno su queste intercettazioni, evidenziato dal presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, Gomez commenta: «Alfano dovrebbe intervenire su una vicenda che riguarda i giornalisti? Ma a lui interessano solo le intercettazioni della casta. Intendiamoci, i colleghi hanno fatto benissimo a pubblicare le notizie, ma conoscevano le regole del gioco. Regole che sono sporchissime e che sarebbe necessario ridiscutere. Anche in Basilicata qualche tempo fa è accaduta una cosa simile e i giornalisti sono stati accusati addirittura di associazione per delinquere. Lo so, è pazzesco, ma non speriamo che la politica intervenga, perchè il vero interesse che ha è quello di evitare che le notizie vere vengano pubblicate. Detto questo, massima solidarietà ai colleghi». GAD LERNER – Per Gad Lerner, conduttore de L’Infedele su «La 7», «questo è un tema molto delicato. La verità è che qui si rischia ad andare ad un bagno di sangue. Se si facessero indagini sistematiche sulle fughe di notizie di tutti i palazzi di giustizia si rischierebbe davvero il cortocircuito. Detto questo, non rivendico nessuna immunità speciale per i giornalisti. Tutti, però, sappiamo che ci sono delle corresponsabilità che arrivano proprio dai palazzi di giustizia. Naturalmente, penso anche che si debbano pubblicare tutte le notizie, anche le più scabrose, senza riguardi per nessuno. Tuttavia, non sono per la pubblicazione delle notizie prima che gli atti vengano depositati: è un gioco al quale non dobbiamo prestarci». Anche se si rischia di non arrivare mai al giudizio per i “potenti”? «Dobbiamo credere che le indagini non vengano insabbiate e che si arriverà al giudizio su di loro». LUCA TELESE – Per Luca Telese, conduttore di trasmissioni di approfondimento di grande seguito, «non si può trasformare un istituto come quello delle intercettazioni nel Grande fratello. Se non vivessimo in un Paese folle nel quale il presidente del Consiglio vuole mettere il bavaglio alla magistratura che si deve quindi difendere, si potrebbe discutere di taluni eccessi che appaiono tali a tutti gli effetti. Ma, siccome si vuole distruggere la magistratura come istituzione, questa possibilità di confronto è bloccata. Mentre in vicende come queste sarebbe necessario censurare lo stalking a carico dei giornalisti il cui dovere è quello di informare liberamente». (corriere.it)