Islamabad, 1 giu – Si sono svolti oggi a Karachi i funerali di Syed Saleem Shahzad, il corrispondente di Aki AdnKronos international trovato morto ieri 1 a 150 chilometri da Islamabad. ´I familiari, e soprattutto la moglie e i figli, sono estremamente scioccati – dice ad AKI Zafar Sheikh, corrispondente da Islamabad di Saudi Tv e amico fraterno del giornalista – per ora non vogliono avere contatti con i media, non rilasciano interviste e non si fanno riprendere dalle telecamere´. Shazad lascia tre figli, due maschi di 13 e 7 anni e una femmina di 11. E nel giorno del funerale giornalisti, attivisti per i diritti umani, organizzazioni della società civile e comunità religiose hanno manifestato davanti alle sedi delle associazioni della stampa del Pakistan a Lahore, Islamabad e Karachi per “protestare contro l´impunità e difendere il diritto a dire la verità”. Alle manifestazioni hanno partecipato anche sacerdoti, religiosi e fedeli cristiani impegnati nella difesa della democrazia e della legalità nel paese. Torturato a morte. Syed Saleem Shahzad è stato torturato a morte, secondo il referto stilato dai medici che hanno praticato l´autopsia sul cadavere. “La causa della morte è la tortura. Ci sono numerosi segni di tortura sul suo corpo e sul viso”, ha dichiarato il dottor Ashok Kumar, dell´istituto pachistano di scienze mediche, senza fornire ulteriori dettagli. Un altro medico ha riferito di aver trovato il polmone e il fegato in pessime condizioni. Il corpo senza vita di Shahzad è stato ritrovato ieri dalla polizia pachistana vicino alla sua auto, in prossimità di Sara e Alamgir, a circa 150 chilometri dalla capitale. Shahzad lavorava per l´agenzia dal 2004. Secondo il quotidiano pachistano “Dawn”, Shahzad recentemente aveva scritto un articolo per Asia Times online nel quale affermava l´esistenza di legami tra la “elementi incontrollati” delle forze armate e Al-Qaeda. Nel novembre 2006 era stato rapito dai talebani nella provincia di Helmand, in Afghanistan, e poi rilasciato. Una taglia sugli assassini. Il ministro dell´interno, Rehman Malik, che ha annunciato di aver ordinato un´inchiesta e di aver offerto una taglia di 20.000 euro a chi fornirà informazioni utili sugli assassini di Shahzad, ha ipotizzato che la vicenda “possa essere legata a un caso di inimicizia personale” e poi ha dato disposizioni affinchè da oggi in poi i giornalisti ottengano un porto d´armi dietro presentazione della tessera di giornalista. Una decisione che Omer Cheema, giornalista amico della vittima, ha definito “ridicola e tale da aggravare anche la situazione”. (repubblica.it)________________________________ CACCIA AGLI AUTORI, I SERVIZI SEGRETI NEGANO. Syed Salim Shahzad, il giornalista pachistano sequestrato domenica e poi ucciso brutalmente dai suoi rapitori, e´ stato sepolto oggi nella sua tomba di famiglia a Karachi. Mentre si e´ aperta la caccia agli autori del crimine che, secondo alcuni famigliari, colleghi e responsabili di movimenti umanitari, potrebbero appartenere a schegge impazzite dei servizi di informazione (Isi). A rendere piu´ complesso lo scenario ha contribuito anche il ministro dell´Interno pachistano, Rehman Malik, che ha ipotizzato che ´´possa essersi trattato di un caso di inimicizia personale´´, e poi ha dato disposizioni affinche´ da oggi in poi i giornalisti ottengano un porto d´armi dietro presentazione della tessera di giornalista. Una decisione che Omer Cheema, giornalista amico della vittima, ha definito ´´ridicola e tale da aggravare anche la situazione´´. Il referto di una autopsia praticata sul cadavere da esperti dell´Istituto pachistano di Scienze mediche non lascia margine a dubbi, confermando che la morte del giornalista, di 40 anni ed esperto di terrorismo ed Al Qaida, e´ stata causata da torture. ´´Vi sono numerosi segni di torture sul suo corpo – ha detto all´ANSA il dott. Farruk, membro dell´equipe medica intervenuta – e gravi danni ai polmoni, al fegato ed alle costole, causa principale del decesso´´. ´´Vi sono poi – ha concluso – i segni evidenti di una decina di ferite in tutto il corpo´´. Conversando con i giornalisti dopo il funerale il fratello minore della vittima, Wasim Akhtar ha detto: ´´Vogliamo andare a fondo, su questo omicidio. Abbiamo chiesto una seconda autopsia dalla quale emerge che mio fratello e´ stato brutalmente ucciso mentre era sotto tortura´´. Lo stesso Wasim ha aggiunto che ´´Salim non ha mai commesso delitti. Il suo lavoro era il giornalismo investigativo, dicendo sempre la verita´, ed ha pagato per questo´´. Molti nel circuito degli intimi di Shahzad restano convinti che dietro l´omicidio possa esservi personale dei servizi di intelligence (Isi) per quello che lui aveva scritto sull´attacco alla base navale di Karachi da parte dei talebani e su possibili collusioni di settori della Marina con Al Qaida. Inoltre il rappresentante della ong Human Rights Watch, Ali Dayan Hasan, ha rivelato che Shahzad si era lamentato di minacce ricevute dai servizi anche per un articolo scritto dopo il rilascio del Mullah Baradar, numero due del capo dei talebani afghani Mullah Omar, che era stato arrestato dall´Isi. Ma oggi l´agenzia di stampa statale pachistana App ha ospitato ampie dichiarazioni di un´alta fonte anonima dei servizi pachistani, che respinge le ´´accuse senza fondamento´´ con cui si ipotizza un loro ruolo nella tragica vicenda. (ansa)_______________________ CENTINAIA DI PERSONE AI FUNERALI. Centinaia di persone hanno partecipato al funerale del giornalista pachistano Syed Saleem Shahzad, corrispondente della Adn Kronos International (Aki) e collaboratore de La Stampa, trovato morto con tracce di tortura sul corpo ad Alamgir, a circa 200 chilometri da Islamabad. L´uomo e´ stato sepolto in un cimitero locale poco distante della sua abitazione a Karachi. I parenti piu´ stretti hanno chiesto piena luce sull´uccisione, senza indicare chi potrebbero essere i suoi carnefici. Cinque anni fa fu rapito per un breve periodo dai talibani che lo accusarono di essere una spia. Il reporter era anche responsabile dell´ufficio pachistano di Asia Times Online ed esperto di terrorismo islamico. In un ultimo articolo venerdi´ scorso aveva ipotizzato che l´attacco alla base Pns Meheran di Karachi dello scorso 22 maggio fosse stato realizzato da al Qaeda in seguito “alla rottura di negoziati con la Marina americana a proposito del rilascio di alcuni ufficiali arrestati per sospetta complicita´ con il gruppo terroristico”. Il Segretario di stato Usa, Hillary Clinton, ha condannato l´assassinio spiegando che “le sue indagini sul terrorismo e lo spionaggio portarono alla luce i danni che l´estremismo puo´ recare alla stabilita´ del Pakistan”. Intanto, la federazione nazionale dei giornalisti pachistani ha annunciato due giorni di lutto e una serie di proteste a livello nazionale. “Mio fratello – ha detto Wasim Fawad – ha pagato un prezzo troppo alto, ha sacrificato la sua vita, parlando sempre della verita´”. Il Ministro dell´interno ha dichiarato che un indagine e´ gia´ in corso e ha annunciato una ricompensa di 30mila dollari, ma molti ex colleghi di Shahzad hanno ammesso di non aspettarsi molto da questi indagini mai rese pubbliche in passato. A Peshawar molti giornalisti hanno sfilato con cartelli per chiedere al governo maggiore protezione per la loro professione. Per Reporter senza frontiere, il Pakistan si trova al 151.mo posto su 178 nell´indice mondiale della liberta´ di stampa. (agi)