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Inchiesta P4: intercettazioni, Pdl all´attacco ma teme Napolitano. Odg, intollerabile il ritorno alla legge bavaglio

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Roma, 23 giu – ´Quello che sta avvenendo con la sistematica pubblicazione di intercettazioni che non hanno alcun rilievo penale, ma che riguardano la vicenda politica italiana, è semplicemente scadaloso, anche perché è una operazione mirata e a senso unico´. Il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, conferma l´intenzione della maggioranza di provare una nuova stretta sulle intercettazioni dopo il clamore e l´imbarazzo provocato dall´inchiesta P4 1. Per Cicchitto, e dunque per il Pdl, resta ´inaccettabile´ che si possa procedere contro qualcuno passando attraverso ´conversazioni private´. “Nei mesi passati l´operazione è stata fatta su Arcore. Oggi attraverso Bisignani 2 sono stati intercettati alcuni ministri e altri uomini politici con l´evidente obiettivo di destabilizzare il Pdl. Queste operazioni di per sè assolutamente irregolari non vengono neanche fatte a 360 gradi. Ad esempio – ha aggiunto Cicchitto – ci immaginiamo quali effetti potrebbero esserci se fosse intercettato il maggior lobbista di Carlo De Benedetti, ma è evidente che in questo quadro egli può lavorare in assoluta tranquillità”. Il Pdl è al lavoro. Sta studiando un modo per fermare la pubblicazione di intercettazioni. Tema tornato alla ribalta 3 proprio grazie all´inchiesta nei confronti del loro parlamentare, Alfonso Papa. L´idea, avevano spiegato alcuni berlusconiani, è proprio quella di riuscire a fermare “l´abuso che si fa delle loro pubblicazioni sui giornali anche quando non hanno alcuna rilevanza penale”. VIDEO Mauro: “La nuova legge bavaglio” 4 I VERBALI 5 Sull´intenzione della maggioranza di intervenire con una legge o con un decreto sulle intercettazioni interviene Michele Vietti: se n´è già parlato nella scorsa legislatura, ricorda il vicepresidente del Csm, “senza mai far seguire alle parole i fatti. Comunque non è mai troppo tardi”, aggiunge. Sull´ipotesi del ricorso a un decreto legge, Vietti non si sbilancia: “Questo riguarda il governo e il presidente della Repubblica”. Fini: “Non c´è urgenza che giustifichi un decreto”. Secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, non è opportuno che il governo ipotizzi un decreto perché “neanche uno studente di legge può vedere i requisiti di necessità e urgenza”. Ma soprattutto no al decreto se fosse “quello arrivato in passato al Senato, definito un bavaglio”. Gianfranco Fini osserva che “sta ai magistrati valutare se il materiale delle intercettazioni è di rilievo penale, anche se non è la prima volta che ipotesi di accusa si rivelano infondate. Mi auguro solo che da parte del governo – avverte – si riponga nel cassetto l´idea di intervenire con un decreto”. Intervenendo a Otto e mezzo su La7, Fini aggiunge: “Credo che un decreto non sia tra le cose ipotizzabili”, e sottolinea: “Secondo me, non si può fare ma è un giudizio personale. Altro sarebbe una modifica della disciplina delle intercettazioni”. Minzolini al Tg1: “Intercettazioni improprie”. Visto che il governo ha la maggioranza deve cambiare passo, fare la riforma del fisco e controllare il debito pubblico, altrimenti i buoni propositi resteranno solo “lettera morta”. Così il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in un editoriale nell´edizione delle 20 di stasera. Che attacca poi senza mezzi termini l´uso delle intercettazioni nell´inchiesta P4. “Risultano improprie e di dubbia utilità”, dice il direttore, ribadendo l´appello al Governo per una stretta sull´uso dello strumento investigativo: “Perchè la fiducia ha senso se i propositi non resteranno lettera morta”. VIDEO: L´EDITORIALE DI MINZOLINI 6 Nel Pdl, hanno precisato, non si è mai smesso di parlare della necessità di un provvedimento di legge in questo senso, ma ora, dopo che sono finite su tutti i giornali “soprattutto vicende private”, non si può più rimanere “con le mani in mano”. L´importante, hanno aggiunto, è che ci sia un intervento al più presto per bloccare “questo abuso inaccettabile”. Il mezzo con cui realizzarlo è ancora oggetto di dibattito. “Il problema c´è poi, come procedere, sarà un elemento di riflessione. Lo scandalo è la pubblicazione di intercettazioni che attendono perlopiù alla vita politica e privata di singoli individui. E´ un gioco al massacro che va fermato”, ha ribadito il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. “Io dico solo – ha concluso – che se venissero intercettati tutti i vari lobbisti che sono in azione sulla scena politica nazionale, ci sarebbe senz´altro un panorama di informazioni più ampio…”. E per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano “le intercettazioni che leggiamo sui giornali che sono anche divertenti ma che non hanno niente di penalmente rilevante non sono gratis per il sistema. Il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici è di un miliardo di euro”. Ad Alfano risponde direttamente il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore: “La rilevanza o meno delle intercettazioni va valutata dal magistrato requirente e dal giudice giudicante, cosa che è regolarmente avvenuta”, dice. E sui costi ribatte: “Nulla è gratis. Se il governo pensa che gravino troppo sul bilancio, le vieti. Sono certo – conclude il procuratore – che il ministro Alfano, persona intelligente e preparata, voleva solo rivolgere un invito a limitare le intercettazioni per la crisi economica, ma la crisi non può bloccare il lavoro dei magistrati”. “Quando i pm di Napoli affermano che è l´autorità giudiziaria a dover valutare la rilevanza di un´intercettazione dicono una ovvietà”, la controreplica di Alfano. “Dimenticano però che proprio un giudice di Napoli, in relazione a una loro richiesta, ha dichiarato le intercettazioni nei confronti di un parlamentare tanto illegittime da non citarle neanche nella sua ordinanza”. Sul sito di Libertà e Giustizia oggi è apparso un amareggiato commento dal titolo ´Il clima che uccide ogni dialogo´. “Bavaglio per decreto: la notizia del nuovo provvedimento che il Governo prepara per rendere impossibile l´informazione sulle fabbriche del fango, domiciliate a Palazzo Chigi, distrugge ogni possibilità di tregua istituzionale con il Cavaliere”. Non è in questo clima che è possibile sedersi allo stesso tavolo con la maggioranza. “Per metter mano con amore, competenza e disinteresse personale alla nostra Carta serve un clima costituente assai diverso da quello irrespirabile che pervade attualmente il Parlamento italiano”, conclude il comunicato. Le opposizioni però hanno contrattaccato. Un sistema che escluda dai fascicoli delle inchieste penali le intercettazioni irrilevanti è necessario, ha detto il responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, ma non si deve fare a una legge che blocchi o limiti un “importante” strumento di indagine. Anche l´Udc riconosce la necessità di una riforma sulla disciplina delle intercettazioni, ma, ha spiegato Roberto Rao, “non la si può fare con questo Governo e questa maggioranza”. Più netta la posizione dell´Idv che ha detto ´no´ al “bavaglio” e chiesto una commissione d´inchiesta. Nel frattempo l´inchiesta procede. E anche il Copasir vuole le “carte” sulla P4. Dopo la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (chiamata a deliberare circa la richiesta di arresti domiciliari avanzata nei confronti del deputato Pdl Alfonso Papa) anche il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Massimo D´Alema, ha deliberato di chiedere alla procura di Napoli di trasmettere gli atti relativi all´inchiesta sulla P4 che potrebbero investire le attività del comitato. La discussione è stata introdotta dal presidente D´Alema che ha relazionato sulle “possibili implicazioni per le attività del comitato derivanti dalle indagini in corso presso la procura di Napoli”. Durante l´incontro, durato due ore, dalle 8,30 alle 10,30, sull´argomento sono intervenuti proprio i deputati Cicchitto e Rosato. (repubblica.it)______________________________________________________________ INCHIESTA SCUOTE MAGGIORANZA, GOVERNO PRONTO A REAGIRE SULLE INTERCETTAZIONI. L´ennesima inchiesta giudiziaria che coinvolge i Palazzi della politica fa andare su tutte le furie governo e maggioranza che chiede ´´senza indugio´´ un intervento sul fronte delle intercettazioni. C´e´ chi pensa a un decreto che si concentri solo sul divieto di pubblicazione. E chi propone di tirare fuori dal cassetto il testo gia´ approvato la scorsa estate dal Senato. L´opposizione, invece, difende l´operato della magistratura che indaga sulla P4. Anche se Massimo D´Alema sostiene che si tratti in realta´ di una ´´valanga di intercettazioni senza rilievo penale´´. Non entrando nel merito, ma pur dicendo di respirare ´´un clima da basso impero´´ e di assistere ´´ad uno spettacolo poco gratificante´´, Gianfranco Fini e´ categorico nel chiedere al Governo di ´´riporre in un cassetto´´ qualsiasi velleita´ di risolvere la questione per decreto. Fare pero´ ora una legge in fretta e furia solo per stoppare le intercettazioni che stanno riempiendo i media in questi giorni desterebbe, secondo il leader dell´Udc Pier Ferdinando Casini, ´´un po´ troppi sospetti´´. Le opposizioni, e´ l´appello del finiano Fabio Granata, dovrebbero coordinare subito un´azione preventiva per impedire al centrodestra di rimettere mano al sistema delle intercettazioni. Non si puo´ fare una legge, incalza Ignazio Marino (Pd), che abbia come unico scopo quello di ´´coprire le rivelazioni sugli affari della nuova P2´´. Il fatto, osserva il capogruppo dell´Idv al Senato Felice Belisario, e´ che anche in questa vicenda della P4 le intercettazioni si sono dimostrate ´´un fondamentale strumento di garanzia per la legalita´ e per la democrazia´´. Ed e´ forse proprio per questo, aggiunge, che non piacciono al centrodestra…´´. E in effetti al centrodestra non piacciono per niente, come dimostra la denuncia del Guardasigilli Angelino Alfano secondo il quale solo quelle ordinate ora dalla Procura di Napoli, che sono ´´penalmente irrilevanti´´, sarebbero costate un miliardo di euro. Una critica che scatena la reazione dei Pm napoletani Woodcock e Lepore. La valutazione delle intercettazioni, ricordano, spetta solo a Pm e Gip. L´alzata di scudi dei berlusconiani pero´ non si ferma. E´ sempre la solita storia, osserva il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, conversazioni ´´penalmente irrilevanti´´ vengono pubblicate in prima pagina con l´unico obiettivo di mettere alla gogna persone non indagate. Il fatto, interviene il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, e´ che ´´riguardano solo una certa parte´´. Se venissero fatte anche a sinistra, e´ il commento del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, probabilmente ´´sarebbero piu´ dure´´ di quelle pubblicate sino ad ora. Ma l´idea di una legge ad hoc per impedire che l´opinione pubblica ´´sappia´´ viene contestata da Oliviero Diliberto, segretario di Pdci-Federazione della sinistra. Occorre ´´uno scatto della sinistra´´, e´ il suo monito, ´´per spazzare via Berlusconi´´ e la sua ´´cricca di prezzolati´´. Il centrodestra pero´ non sente ragioni e come avverte il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia della Camera Enrico Costa, l´intenzione e´ quella di intervenire ´´senza indugio´´ in tema di intercettazioni. Ma perche´ ´´non partire dal testo gia´ approvato da Palazzo Madama e ora alla Camera´?´´, chiede il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio Giulia Bongiorno. In effetti, si osserva nel Pdl, i provvedimenti su cui riflettere non mancano. Tra Camera e Senato, in questa legislatura, ne sono stati presentati una decina tra quelli interamente dedicati al tema, e circa 40 tra quelli che comunque affrontano l´argomento. Ma l´ala piu´ ´oltranzista´ dei berlusconiani non vuole abbandonare l´idea del decreto: basterebbe estrapolare dal testo gia´ licenziato dal Senato la parte che riguarda il divieto di pubblicazione e inserirla in un provvedimento d´urgenza. L´idea pero´, osservano, benche´ sia stata accarezzata in queste ora da Berlusconi, non sembrerebbe graditissima al Quirinale. Sebbene Napolitano oggi ribadisca che la giustizia dovrebbe essere ´´un servizio esercitato da magistrati indipendenti e imparziali, con il rigore e l´equilibrio che ho costantemente invocato´´. Comunque, sostiene il vicepresidente del Csm Michele Vietti, per fare una legge ´´non e´ mai troppo tardi…´´. (ansa)__________________________________________________________________INTERCETTAZIONI: LE PROPOSTE IN PARLAMENTO. 11 IN TUTTO. Sono undici le proposte di legge in Parlamento sulle intercettazioni telefoniche: cinque sono state presentate in Senato e le restanti sei alla Camera dei deputati. Di queste undici solo una, quella presentata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, e´ stata esaminata dalle Aule parlamentari: il testo e´ stato approvato alla Camera l´11 giugno 2009 e modificato dall´Assemblea di Palazzo Madama esattamente un anno dopo ed ora e´ a Montecitorio dove risulta ´´all´esame dell´Assemblea´´. Al Senato i disegni di legge sono stati presentati da Silvia Della Monica e Costantino Garraffa del Pd, dal Roberto Castelli della Lega e dal senatore a vita Francesco Cossiga, scomparso nell´agosto dello scorso anno. A Montecitorio le proposte di legge per regolamentare l´uso delle intercettazioni sono state presentate da Maurizio Bianconi, Manlio Contento e Giorgio Jannone, tutti del Pdl. Una parte dei testi e´ stata assorbita nel disegno di legge del governo che giace da un anno in attesa di essere esaminato dall´Aula dove sarebbe dovuto arrivare gia´ a luglio, ma alla fine sostanzialmente non se ne e´ piu´ parlato in conferenza dei capigruppo. Il giorno dopo l´approvazione al Senato del ddl diversi quotidiani avevano scelto diverse forme di protesta: dalla copertina vuota per Repubblica, con il bianco spezzato solo dall´immagine del post it giallo con una scritta contro la legge ´bavaglio´ alla testata listata a lutto per Il Fatto fino alle rubriche di prima pagina in bianco su La Stampa. Ecco cosa prevede il ddl Alfano approvato dal Senato, con un raffronto rispetto alla normativa vigente: REATI INTERCETTABILI – OGGI: tutti i reati piu´ gravi (mafia, terrorismo, sequestro di persona) e quelli puniti con piu´ di cinque anni di reclusione, compresa la corruzione. – CON IL DDL: gli stessi reati, ai quali si aggiunge quello di stalking. LIMITI – OGGI: I telefoni possono essere messi sotto controllo per tutta la durata delle indagini preliminari. – CON IL DDL: limite di 75 giorni. Se ci sono ragioni motivate il pm puo´ chiedere al gip una proroga di tre giorni in tre giorni. Per i reati piu´ gravi, limite di 40 giorni piu´ altri 20 prorogabili. DIVIETI E SANZIONI – OGGI: Il giornalista che pubblica intercettazioni rischia un mese di carcere evitabile pagando 281 euro di ammenda. Nessuna multa e´ prevista per gli editori. – CON IL DDL: Per il giornalista un mese di carcere evitabile con una multa di 10mila euro. Per gli editori 300mila euro di multa se pubblicano brani testuali di intercettazioni, 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. TALPE – OGGI: chi passa ai giornali le intercettazioni rischia un anno di carcere. – CON IL DDL: la pena puo´ arrivare a sei anni di reclusione CIMICI – OGGI: gli investigatori possono piazzare microfoni in luoghi pubblici e privati, fino alla fine delle indagini. – CON IL DDL: niente piu´ microfoni piazzati in casa o in auto. Le ´cimici´´ saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre. PM ´CIARLIERI´ – OGGI: il Pm puo´ andare in tv a parlare dell´inchiesta di cui e´ titolare. – CON IL DDL: se lo fa puo´ essere sostituito dal capo del suo ufficio. RIPRESE PROCESSI – OGGI: se il giudice e´ d´accordo le telecamere possono entrare in aula. – CON IL DDL: per registrare un´udienza serve il permesso del presidente della corte d´appello. IENE E D´ADDARIO – OGGI: Chiunque puo´ registrare una conversazione di nascosto, come ha fatto la escort Patrizia D´Addario a Palazzo Grazioli o come fanno a Striscia o le Le Iene. – CON IL DDL: sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti, o se c´e´ di mezzo la sicurezza dello Stato. Per gli altri carcere da 6 mesi a quattro anni. CLERO – OGGI: Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote il pm non ha nessun obbligo di avvertire le autorita´ ecclesiastiche. – CON IL DDL: bisogna avvertire la diocesi; se l´intercettato e´ un vescovo il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana. (ansa)________________________________________________________________
ORDINE, INTOLLERABILE RITORNO LEGGE BAVAGLIO. E´ ´´intollerabile´´ la risposta della maggioranza parlamentare dopo la notizia del suicidio di un giornalista precario di Ceglie Messapica, in Puglia, cioe´ ´´recuperare la legge sulle intercettazioni perfino nella sua prima versione, un bavaglio maleodorante´´, piuttosto che mettere subito all´ordine del giorno la ´´proposta sull´equo compenso del lavoro giornalistico´´. E´ quanto sottolinea in una nota l´Ordine nazionale dei giornalisti, che chiede un intervento dei presidenti del Senato Schifani e della Camera Fini. ´´Ieri un collega ha deciso di togliersi la vita – afferma l´Ordine in una nota – perche´ non riusciva a sopportare la mortificazione di una precarieta´ che gli rubava i sogni e attentava alla sua passione per la verita´ da offrire ai cittadini. C´e´ sempre stato un dibattito sulla opportunita´ di dare la notizia dei suicidi, soprattutto quando le vittime sono giovani o giovanissimi e, per questo motivo, l´Ordine nazionale dei giornalisti non aveva fatto alcun commento pubblico. Ma e´ intollerabile che la risposta sostanziale della maggioranza parlamentare sia un incontro informale per recuperare la legge sulle intercettazioni perfino nella sua prima versione: un bavaglio maleodorante che si cerca di giustificare approfittando della pubblicazione di alcuni fiumi di intercettazioni telefoniche che fanno emergere scenari raccapriccianti tra affaristi e politici´´. ´´Una risposta sana a quella tragedia – continua l´Ordine – sarebbe stata una immediata messa all´ordine del giorno, in sede legislativa, della proposta sull´equo compenso del lavoro giornalistico, finalizzata a sanzionare con la privazione dei contributi pubblici quegli editori che trattano i giornalisti come schiavi, approfittando di complicita´ analoghe a quelle dei ´´caporali´´ che sfruttano gli immigrati nelle campagne del Sud e nel mondo dell´edilizia. C´erano stati, a favore di questa proposta, un impegno pubblico del ministro della gioventu´, Giorgia Meloni (maggio 2010) e uno davanti alle telecamere del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (dicembre 2010). Da allora il silenzio. I colleghi continuano ad essere sfruttati da quei negrieri dei tempi moderni che ci sono tra gli editori che compensano i giornalisti con retribuzioni di pochi spiccioli di euro (anche 0,50 centesimi ad articolo, tasse comprese). E il Parlamento si occupa di altro, mentre la maggioranza pianifica non di colpire gli eccessi, ma di privare i cittadini del diritto alla verita´. Il Presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, quello della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini ritengono di poter fare qualcosa?´´, conclude la nota. (ansa)

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