Roma, 25 giu – Sul fronte delle intercettazioni maggioranza e magistratura sono di nuovo ai ferri corti. L´Anm contesta la decisione del centrodestra di rimettere, al primo punto dell´agenda politica, la riforma delle intercettazioni. Mentre il centrodestra, a cominciare dal presidente del Senato Renato Schifani, parla di ´´misura colma´´. A scatenare di nuovo le polemiche e´ l´inchiesta sulla P4 della Procura di Napoli che sta mettendo a ferro e fuoco i palazzi della politica. E´ davvero ´´singolare´´ che anziche´ occuparsi di cio´ che sta emergendo da queste indagini, osserva il presidente dell´Anm Luca Palamara, la politica ´´si preoccupi di modificare la disciplina delle intercettazioni´´. Ma la presa di posizione del sindacato dei magistrati, gli risponde Osvaldo Napoli (Pdl), conferma il sospetto che ci siano ´´pulsioni sovversive in settori per fortuna minoritari dell´Anm´´. ´´Non vorrei – replica Palamara – che ci si preoccupasse della pagliuzza, anziche´ considerare la trave…´´. E´ da tempo pero´ che la maggioranza prova a riformare ´´la pagliuzza´´ e sara´ difficile che rinunci proprio ora che dal centrosinistra arrivano timidi segnali di apertura. Abbiamo provato e riprovato a riformare il sistema delle intercettazioni, ricorda il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, ma ci siamo trovati sempre contro persone con il ´´coltello tra i denti´´ che si sono opposte. Ora, interviene ancora Schifani, e´ il momento che ´´tutte le forze politiche´´, con un ´´grande gesto di volonta´´´ arrivino ad una mediazione. L´Udc e´ pronta a collaborare, assicura Pier Ferdinando Casini, ma solo se si tratta di ´´qualcosa di serio fatto per evitare abusi e divulgazione di cose private´´. Se si vuole invece impedire alla magistratura di intercettare, noi diciamo ´no´. Anche il Pd fa capire che forse ad un dialogo si puo´ anche arrivare, ma non certo partendo dal ddl Mastella, ormai ´´superato´´ secondo Felice Casson (Pd). La nostra posizione sul tema, rende noto il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, e´ davvero chiarissima. Basta leggere il ddl che lei e Casson presentarono a Palazzo Madama nel 2008. ´´Noi – insiste, cosi´ come aveva fatto ieri il segretario Pier Luigi Bersani – vogliamo partire da quel provvedimento´´ che dice ´no´ al carcere per i giornalisti e alle multe per gli editori, ma vieta la pubblicazione degli atti fino alla fine delle indagini preliminari. ´´Gli atti della P4 – assicura Casson – si sarebbero potuti benissimo pubblicare con il nostro ddl. Ad eccezione di quelle irrilevanti´´. Non c´e´ assolutamente bisogno di nessuna nuova legge, afferma invece il leader dell´Idv Antonio Di Pietro, ´´perche´ esiste gia´ una norma iperselettiva che ne regola l´uso´´. Ma un Parlamento che accetta, non l´uso, ´´ma l´abuso´´ di tale strumento di investigazione, contesta Jole Santelli (Pdl), ´´viene meno al suo dovere di garantire l´equilibrio tra sicurezza e liberta´ e china la testa alla tirannia dei giudici´´. Secondo il leader di Sel, Nichi Vendola, Bersani ha ragione quando dice che ´´soprattutto il principio della privacy dei cittadini vada rispettato e regolamentato´´, ma ritiene che ´´questo dibattito´´ debba essere ´´il piu´ lontano possibile´´ da cio´ che sta emergendo a proposito della P4. Prima di parlare di riforme, dichiara ´´ bisogna vedere fino in fondo cosa c´e´ dentro quella casa, dentro quel luogo opaco´´. Bisogna ´´aprire porte e finestre´´ e far entrare ´´luce e aria fresca´´. (ansa)