Roma, 5 lug – Un manifesto con sette sì per altrettante richieste che affrontino in modo concreto la pesante crisi, non solo economica, che si è abbattuta sul settore dell´informazione. E quindi riforma dell´ordine dei giornalisti, legge sul conflitto d´interesse, riforma del codice civile e penale in materia di ´querele temerarie´, riforma della legge sull´editoria, abrogazione del collegato lavoro (ovvero modifica delle norme che regolano il precariato), riforma della legge sull´editoria e statuto d´impresa editoriale, e infine riforma della Rai. Questa la proposta del segretario di Stamparomana, Paolo Butturini, avanzata questa mattina nella sede della Fnsi, durante la presentazione di un incontro/confronto sul tema, al quale hanno preso parte, tra gli altri, il giurista Stefano Rodotà, il deputato Giuseppe Giulietti e protavoce di art.21, i giornalisti Claudio Verna (Usigrai), Lirio Abbate (l´Espresso), Flavia Perina (Fli), i sindacalisti Fulvio Centrella (Ugl), Alberto Manzini (Slc Lazio), Giovanni Rossi (Fnsi). ´Attorno a queste sette richieste dobbiamo anche costruire con urgenza una grande alleanza tra vari soggetti istituzionali, associazioni di giornalisti, sindacati e cittadini che sfidi la politica a tornare a fare il proprio mestiere. – ha detto ancora Butturini – e faccia in modo che l´emergenza del settore non si traduca in emergenza democratica visti i continui tentativi di controllo e imbavagliamento da parte della politica, con la conseguente limitazione del diritto all´informazione dei cittadini´. ´Io credo che l’informazione sia un bene pubblico a rischio nel nostro Paese. La vicenda P4, col suo portato di trame affaristiche e paramassoniche, non è che l’ultimo colpo alla credibilità di un sistema stressato da stati di crisi senza progetti, dai molteplici conflitti di interesse, da un mercato asfittico e strozzato dai monopoli, dall’assalto di imprenditori improvvisati e senza strategie o con obiettivi inconfessabili, penalizzato dal tragico ritardo sull’innovazione e dalla mancanza di ricerca e investimenti su nuovi prodotti, flagellato, infine, dall’invadenza della politica”. Per il segretario Asr, però, accanto ai sette sì da dire alle proposte avanzate, occorre dire anche due pesanti no: quello al decreto sulle intercettazioni – “perché riteniamo che tutto ciò che è di rilevanza pubblica vada pubblicato, fatta salva naturalmente la privacy delle persone” – e quello alla delibera Agcom sulla Rete. Per Lirio Abbate, giornalista del settimanale l´Espresso, che ha sottolineato come nel nostro paese “chi gestisce il paese preferisce tenere lontani i cittadini dalle informazioni per non far vedere ciò che accade dentro il Governo e ma anche per occultare tutto quello che dovrebbero fare e non fanno”, è necessaria anche una riflessione sul ruolo della Magistratura in merito alle querele. “All´Espresso lo scorso anno sono arrivate 498 procedimenti penali. Di questi, il settimanale ne ha persi 8. Insomma – ha concluso Abbate -, questo indica che nei 498 procedimenti c´erano solo le querele di parte ma non l´intervento del Pm che avrebbe dovuto verificare da subito se vi era scritto il vero oppure no”. Molto applaudito l´intervento di Stefano Rodotà secondo il quale l´attuale deriva in cui si trova la società italiana si è potuta concretizzare perché di fatto “è stata destrutturata la sfera pubblica”. Auspicando al più presto una “legge di sistema”, il giurista ed ex garante della Privacy, oltre ad accettare senza riserve i sette sì proposti da Stamparomana, ha ribadito come “siamo in presenza di una politica possessiva che tenta continuamente di tenere le briglia dell´informazione”. Un esempio? I fondi per l´editoria “regolati in modo da creare precariato e ricatti” e i ritardi sulla banda larga “uno strumento di straordinaria possibilità ma che non è controllabile. Più viene rimandata la sua approvazione, meglio è, pensano. E certamente la vicenda della P4 dimostra come sia possibile governare l’intero sistema dei media. Ma cosa succederebbe se ci fosse un’alternativa con i social network? Che tutto potrebbe crollare. E allora ecco perché si prende ancora tempo, perché la temono”. Quanto alla legislatura in materia di web “oggi – ha concluso – si vorrebbe cancellare tutto con una delibera che lo stesso popolo della rete rifiuta”. All´incontro “Informazione, ultima chiamata – proposte per contrastare l´emergenza editoria” sono intervenuti fuori programma anche Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d´Italia, e Giuseppe Giulietti, deputato del Gruppo Misto e componente della commissione Cultura di Montecitorio, portavoce di Articolo21. Ricordando come sia “impensabile attribuire all’Agcom un ruolo di supplenza o addirittura assegnarle poteri sostitutivi dell’autorità giudiziaria come quelli di chiusura o oscuramento di siti Internet”, Perina ha evidenziato il problema del precariato. “Mi sono battuta anche nel mio giornale contro gli stagisti non pagati. Perché, è assurdo crederlo ma è così, oggi ci sono giornalisti che addiritturano pagano di tasca propria per stare in un giornale, magari a fare le didascalie. Io ritengo che compito del sindacato sia quello di non accettare che venga svolto lavoro gratuito, e di stanare quelle situazioni in cui si illudono giovani cronisti a una possibile collaborazione mentre il vero scopo è il loro sfruttamento”. Dal canto suo Giulietti, con la solita energia e chiarezza, ha rimarcato le tre questioni da risolvere con urgenza. 1) Il conflitto di interesse che ieri riguardava Berlusconi ma che nel futuro riguarderà Rupert Murdoch e il suo deisderio “di espandersi” in Italia come dichiarato proprio pochi giorni fa. 2) ripristinare l´Antitrust. 3) mandare via dalla Rai partiti e logge, auspicando un giudice e un amministratore delegato monocratici nominati direttamente dal capo dello Stato, nella fattispecie Napolitano. Accogliendo con forza i sette sì, Giulietti infine ha ribadito il suo secco no al bavaglio sulle intercettazioni. “Non leggerò il testo perché non c´è niente da leggere”, e lanciato la proposta di una campagna nazionale per raccogliere “dieci milioni di firme a sostegno di queste proposte per realizzare una Class action”. Anche il sindacato, con le varie voci in campo, ha voluto dare il proprio contributo all´incontro. Da Giovanni Centrella, segretario generale Ugl, che ha chiesto un allargamento del sindacato per avere una maggiore pluralità all´interno della Fnsi, a Paolo Terrinoni, segretario Generale regionale Fistel Cisl Roma e Lazio che ha messo l´accento ancora una volta sulla necessità di un contratto unico, ad Alberto Manzini, segretario Slc Lazio, che, cifre alla mano, ha segnalato la crisi del mondo dell´editoria con il pesante calo delle vendite dei giornali (6 milioni di vendite fino a qualche anno, stessa tiratura ma non si sa quale vendita, oggi) e dei giornalisti impiegati (14 mila nel 2001, 6mila oggi). Per Carlo Verna, segretario del sindacato Rai, unico comun denominatore di tutte le iniziative dovrebbe essere quello di “riportare il paese alla normalità”. “Le intercettazioni che sono uscite sul caso P4 ci hanno turbato ma non sorpreso. Perché hanno portato alla luce una situazione ancora attuale nella Rai di oggi. Per questo abbiamo chiesto di avere accesso agli atti dell´inchiesta, che purtroppo sarà possibile vederli solo quando saranno chiuse le indagini preliminari. Cosa fare a questo punto? Una volta verificati gli atti – ha concluso il segretario – ci muoveremo per costituirci parte civile a tutela dei lavoratori e dei cittadini´´. A nome della Fnsi, infine, il segretario aggiunto Giovanni Rossi, ha spiegato come “il problema di rilanciare il settore è all´ordine del giorno ma non possiamo essere soli. Il tema riguarda anche gli imprenditori e il potere politico. E poiché il nostro settore ha delle specificità, una sua deriva rischia di compromettere la democrazia in questo paese. L´allarme non è solo di natura sociale – penso alla disoccupazione e ai posti di lavoro – ma civile e politico”. Rossi, dichiarando di non criticare la politica per partito preso, ritiene, per esempio, che la questine del finanziamento pubblico, con la stortura della distribuzione impropria e a pioggia, sia da rivedere. E che da rivedere assolutamente sia anche lo statuto delle imprese editoriali per cui “ci sono editori che, attraverso i loro giornali, controllano e tutelano i propri interessi imprenditoriali”. Infine, c´è un´emergenza per quanto riguarda anche le emittenze private e loocali. “Oltre alla rappresentanza sindacale, c´è una questione di rappresentitività editoriale: a volte dietro il nome, si celano realtà che sono autentiche avventure imprenditoriali che usano precari e risorse in completa assenza di regole e norme”. Fulvio Fammoni, infine, segretario confederale della Cgil, in un messaggio inviato al presidente dell´Asr, ha ribadito come “Contro le norme che limitano la libera´ di informazione continueremo, come sempre, a mobilitarci´´. In particolare, sul tema del precariato, il dirigente sindacale, anche a nome del Comitato per la liberta´ e il diritto all´informazione, rileva come abbia ormai raggiunto “livelli inaccettabili” e che, oltre ad essere “un problema grave per i diritti delle persone è anche una forma di pressione sulla libertà di informazione per gli operatori e quindi un problema per la libertà di tutti. La rete è ormai sistematicamente sotto pressioni che tendono a censurare o a limitare gli spazi. E´ evidente dunque che l´iniziativa per singoli settori, pur se necessaria ed a volte urgente non basta più. Occorre cambiare le regole del sistema di comunicazione”.