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Editoria: vacilla l´impero di Murdoch, la Renault boicotta il gruppo. Chiusura tabloid non basta a chiudere lo scandalo

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New York, 8 lug – Ruperth Murdoch ha trascorso anni a scontrarsi con sindacati, rivali e governi. Ora lo scandalo di ´News of the World´ rischia di rappresentare la maggiore crisi nei suoi 80 anni di carriera, quella che rischia di far vacillare il suo impero. News Corp ha una capitalizzazione di mercato di circa 35 miliardi di dollari e asset, al 31 marzo 2010, per circa 55 miliardi di dollari, con ricavi annuali di circa 30 miliardi di dollari. E questo impero, che finora ha retto a scossoni di vario genere, ora vacilla: l´acquisizione di BskyB e´ nel limbo, Renault ha annunciato il boicottaggio di tutti i giornali del gruppo in Gran Bretagna, General Motors, Lloyds Banking Group, RWE e Mitsubishi hanno sospeso la pubblicita´, con conseguenze sulla raccolta. News Group Newspapers, la divisione responsabile di ´News of the World´ e The Sun, ha chiuso l´esercizio fiscale scorso con un utile operativo di 18,2 milioni di sterline a fronte di una perdita operativa di 15,3 milioni i sterline nell´anno fiscale precedente. La chiusura di ´News of The World´ potrebbe non essere abbastanza per mettere a tacere lo scandalo, che per ora pesa limitatamente sul titolo News Corp in Borsa, che perde a New York oltre il 3%. BskyB affonda invece a Londra, cedendo il 5,8%: dall´inizio dello scandalo il titolo ha perso il 10%. Volano invece i titoli di Trinity Mirror, che pubblica i concorrenti Sunday e Daily Mirror, che arrivano a salire del 3,30%. News Corp ha offerto 7,8 miliardi di sterline per Bskyb e ora l´acquisizione appare sempre piu´ a rischio, con oltre 135.000 messaggi di opposizione pubblica al giorno a sommergere le autorita´ britanniche intente a sciogliere il nodo dell´acquisto. Murdoch non e´ nuovo all´opposizione pubblica: negli anni ´80 ha sollevato critiche quando ha deciso di trasferire la produzione di News of The World e di altri quotidiani dal centro di Londra ai Docklands, area allora ancora sottosviluppata. Nel 2007 la sua offerta per Dow Jones ha causato un ampio dibattito pubblico su valori e standard giornalistici. (ansa)_________________________________________________ JAMES, EREDE MURDOCH DAL VOLTO PULITO. ´´O lo ami o lo odi´´. Il ´´family man che detesta riflettori e tappeti rossi´´ e a differenza del padre miliardario non ´´flirta con i politici´´. Il volto pulito, o forse solo piu´ scaltro, dello ´squalo´ Rupert Murdoch si chiama James, e´ il presidente di News International e Sky Italia, il capo delle operazioni News Corp in Europa e Asia e due giorni fa ha annunciato al mondo la chiusura di un tabloid da 3 milioni di lettori travolto da uno scandalo che rischia di trascinare dietro di se´ qualcosa in piu´ degli oltre 200 redattori che vi lavorano. Il Piersilvio Berlusconi in salsa anglo-australiana, che in questi giorni starebbe guardando con attenzione a Telecom Italia Media (che detiene anche La7), nasce a Wimbledon nel 1972, quarto di sei figli dell´imperatore dei media. Considerato da subito il piu´ brillante dei fanciulli Murdoch, studia a New York e poi si iscrive alla facolta´ di cinema e storia di Harvard, abbandonata nel 1995 senza mai laurearsi per mettere su con un gruppo di amici un´etichetta musicale indipendente, la Rawkus, poi comprata dall´azienda di famiglia, la News Corp, nel 1998. Il figlio di colui che ha fatto dello slogan ´´sbatti il mostro (possibilmente senza vestiti) in prima pagina´´ la sua ragione di vita e di guadagno impara presto sulla sua pelle il significato dell´espressione dileggio mediatico: a 15 anni, quando stava facendo uno stage al Daily Mirror di Sidney di proprieta´ del padre, viene beccato mentre schiacciava un pisolino su un divano durante una conferenza stampa. La foto viene schiaffata in prima pagina dal rivale Sidney Morning Herald. Da allora, James si e´ sempre tenuto alla larga dalla ribalta. Quando nel 2003 arriva a Londra per dirigere British Sky Broadcasting dice al suo capo delle pubbliche relazioni: ´´Sarai stato bravo nel tuo lavoro quando i giornali si riferiranno a me come il ´solitario Murdoch´´´. A differenza del fratello Lachlan, che quando dirigeva il tabloid New York Post era solito farsela con i giornalisti, James e´ abituato ad alzarsi presto per andare in palestra ed e´ cintura nera di karate. E´ sposato da dieci anni con Kathryn Hufschmid, che lavora per la Clinton Climate Initiative (l´ente benefico fondato dall´ex presidente Bill), e ha due figli Anneka, 8 anni, e Walter, 5. E´ stato lui, che dicono gli analisti non ha mai gozzovigliato tra i tabloid di famiglia, ad annunciare la chiusura di News of the World, la creatura da 168 anni di papa´ Rupert. Un annuncio simbolico che ha il significato del passaggio di consegne da una generazione a un´altra di magnati dell´editoria. ´´Questo ´beau geste´ – sostengono gli esperti – ha lo scopo di dimostrare che James gestisce affari molto diversi dal padre. Che le cose cambieranno in futuro´´. Puo´ darsi che sia cresciuto alla ´Corte del Re Sole´, ma e´ improbabile che Murdoch junior possa essere oscurato da qualcuno, nemmeno da suo padre. (ansa)_________________________________________________ MURDOCH, LA CARRIERA DELLO ´SQUALO´ CHE HA CAMBIATO I MEDIA. Denaro e potere sembrano d´altronde il tratto distintivo dell´ascesa di Murdoch, che ha saputo trasformare il piccolo impero editoriale locale (suo padre, Sir Keith Murdoch possedeva il quotidiano Adelaide News) in un colosso dei media globale, che spazia dalla carta stampata alle tv satellitari ed ha esteso la sua azione ai giornali via web, con ´The Daily´ (che non sembra peraltro dare i frutti auspicati). Essendo diventato direttore del gruppo di famiglia a soli 22 anni, alla morte del padre (che lo costrinse a interrompere gli studi a Oxford), Murdoch conosce il mestiere ´dall´interno´, ma rispetto agli altri editori australiani ha da subito mostrato una capacita´ di pensare in grande. Negli anni seguenti, l´elenco delle acquisizioni e delle nuove testate e´ impressionante: dal Sunday Times di Perth ai giornali locali in New South Wales, Queensland, Victoria, quindi nel 1964 il lancio dell´Australian, il primo giornale nazionale di qualita´, e l´acquisto del neozelandese ´Dominion´, prima acquisizione all´estero, venduta da Lord Thomson. Negli anni Sessanta e Settanta si afferma il ´metodo Murdoch ´, fatto di grandi numeri, scoop, stampa popolare e dialogo con la politica. Un sistema messo a punto in Australia e perfezionato in Gran Bretagna dove Murdoch era sbarcato nel 1969, con l´acquisto del ´Sun´ e la sua successiva trasformazione in tabloid popolare. Quindi nel 1981 l´acquisizione del Times in piena era Thatcher, uno dei tanti premier con cui Murdoch ha intrattenuto un fitto rapporto (celebri e discussi i suoi summit segreti con Tony Blair). Pochi giorni fa si parlava di lui come possibile acquirente de La7 (eventualita´ poi smentita), rompendo il duopolio dello scenario televisivo italiano, oggi deve correre a Londra per arginare una crisi che – sull´onda dello scandalo del ´News of the World´ – rischia di far vacillare News International, la ´filiale´ britannica del gruppo News Corp. Il tutto fra polemiche, accuse sulla sua famiglia, arresti e fuga degli investitori pubblicitari. A 80 anni (li ha compiuti a marzo) Keith Rupert Murdoch affronta insomma la crisi piu´´ difficile di una straordinaria avventura imprenditoriale e la sua risposta e´ tutta nella rapidita´ della decisione di chiudere il ´News of the World´, da 168 anni un caposaldo (nel bene e nel male) del giornalismo britannico. D´altronde, se c´e´ una qualita´ che anche i suoi detrattori devono riconoscere al magnate australiano – oggi cittadino americano – e´ stata quella di non farsi spaventare dalle sfide, di non arrendersi mai e pensare in grande, osando l´inosabile. Come quando nel 1981 mise le mani – fra le proteste di Fleet Street – sui gioielli della stampa britannica, il ´Times´ e il ´Sunday Times´. Ma, sfruttando un´altra qualita´, ovvero quella di spiazzare i suoi critici e i concorrenti, i due giornali non si sono ´tabloidizzati´, anzi, a trent´anni di distanza restano il punto di riferimento del giornalismo di qualita´ e hanno smesso di perdere soldi. A meno che le conseguenze della crisi del ´News of the World´ non arrivino anche qui, in un pericoloso effetto domino. A Londra, infatti, sono ormai abituati a considerare il magnate dei media come un ´interlocutore´ diretto del governo, capace di passare disinvoltamente da Tories a laburisti e viceversa: nelle ultime elezioni, il sostegno a David Cameron – cui aveva ´passato´ come portavoce Andy Coulson, gia´ direttore del News of the World – e´ stato esplicito cosi´ come in passato il dialogo intrattenuto con il suo predecessore a Downing Street, Gordon Brown. Fin qui la ´carriera´ di un tycoon della carta stampata come molti altri: ma Rupert Murdoch ha una marcia in piu´ che deriva dalla sua visione ´globale´ e dall´attenzione allo sviluppo tecnologico. Nel 1986, l´introduzione dell´elettronica nei processi produttivi, con tagli di personale e lunghi scioperi, quindi l´attenzione alla tv via satellite con la lunga (e costosa) avventura di Sky Television, che lo ha spinto all´acquisto del principale concorrente British Satellite Broadcasting. Il risultato, un mezzo monopolio con BSkyB (ma l´acquisizione da 12 miliardi di dollari oggi appare vacillare), replicato anni dopo nel nostro mercato – per assenza di concorrenti – con Sky Italia. Tv satellite del sistema ´News corp´ che ha saputo ´sfruttare´ anche le notizie sulla vicenda News of the World, dando ampio spazio alle notizie sul tabloid finito nell´occhio del ciclone, di cui e´ stata annunciata la chiusura. Per raggiungere i suoi obiettivi, nel 1985, Murdoch chiese e ottenne la cittadinanza statunitense per aggirare la legislazione che negli Usa vietava agli stranieri il possesso di canali televisivi. Ma, fino alla crisi odierna, il ´colpo´ piu´ eclatante e´ stato quello messo a segno nel 2007, quando con una maxi-offerta da 5 miliardi di dollari lo ´squalo´ e´ riuscito a convincere – sfruttando le divisioni al loro interno – i membri della famiglia Bancroft a vendergli il gruppo Dow Jones, editore del ´Wall Street Journal´. Anche in questo caso, l´arrivo di Murdoch non ha provocato cali di qualita´ o di credibilita´, ma perche´ l´investimento dia un ritorno economico servira´ ancora molto tempo. A fornire cassa alla News Corp – terzo gruppo editoriale mondiale con un fatturato di quasi 33 miliardi di dollari – provvedono le decine di societa´ dell´impero, che vanno da Hollywood (20th Century Fox) a Pechino (Star Tv), passando per Lettonia, Germania e Isole Figi. Nella carriera dello ´squalo´ Murdoch , ovviamente, non sono mancati i passi falsi: fra i piu´ recenti la scommessa perduta di MySpace, pagato 580 milioni di dollari nel 2005 e venduto nei giorni scorsi per soli 35 milioni. E la crisi attuale ripropone inevitabilmente per il proprietario di News Corp. il nodo della successione, non facile da gestire con 6 figli e un impero cosi´ sfaccettato. Piu´ potente di quanto faccia intendere il 122mo posto nella classifica dei miliardari redatta da Forbes, Rupert Murdoch deve ancora indicare chi dopo di lui avra´ il bastone del comando. Un processo su cui aleggia lo spettro di una guerra fra fratelli. (adnkronos)

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