Roma, 25 lug – Un paesaggio immobile, con poche eccezioni e tante assenze inspiegabili. E´ questo il quadro che emerge dall´ultima indagine dell´Osservatorio del Politecnico di Milano, un approfondimento del rapporto sui Media 1, che stavolta ha preso in esame le testate periodiche sulla grande Rete. Circa mille le riviste analizzate, fra le quali il 68 per cento escono mensilmente, il 20 sono bimestrali, il 10 settimanali e il due per cento quindicinali. Ebbene, dopo 20 anni di sviluppo del World Wide Web, la presenza dei periodici su questa piattaforma, poco importa che si tratti di un sito o di un´applicazione, è ancora limitata e di scarsa qualità. ´Solo una testata su cinque ha una presenza su Internet di qualità soddisfacente´, recita l´indagine del Politecnico. ´Meglio sull´iPad della Apple, che ha attirato l´attenzione e generato un certo fermento. Tanto che a partire dai primi mesi del 2011 erano già 40 le applicazioni sviluppate e molte altre in cantiere´. Ma si tratta di una eccezione o di una parentesi. Poco più della metà delle testate scelte dal Politecnico infatti, il 52 per cento, ha un sito o una sezione vera e propria all´interno di un sito condiviso. Il resto non arriva nemmeno a quello. In particolare 397 hanno una presenza sulla Rete avvertibile, 182 hanno invece puntato in qualche misura sul Web ignorando però il mondo delle app e solo 21 sono realmente multicanale. Poi ci sono 18 testate che hanno sviluppato un´applicazione tralasciando la costruzione di un sito. Eppure, stando al Censis 2, ormai l´informazione passa quasi esclusivamente per la Rete. Soprattutto per le giovani generazioni. Forte l´incertezza su quale modello sia più efficace nel generare ricavi nel nuovo mercato dei tablet, fra sottoscrizioni, acquisti singoli e pubblicità. Al momento del censimento solo tre periodici erano a pagamento. Per le altre testate si tratta di un servizio gratuito che nel 68 per cento dei casi ha alcuni contenuti interni a pagamento, nel 18 si basa sulla vendita di spazi pubblicitari e nell´8 per cento punta su entrambe le modalità. Poi c´è un 15 per cento di casi che non ha alcun modello di business. “In questo nuovo Internet”, commenta Andrea Rangone, responsabile scientifico dell´Osservatorio New Media & Tv del Politecnico, “non basta più essere una semplice media company. La vera sfida digitale è diventare imprenditori dei media: rifuggire dalle mode cercando di costruire autonomamente la propria strada”. Per avere successo nell´editoria periodica che verrà, bisogna quindi da un lato cercare nuovi format e nuovi modelli di business, ma dall´altro puntare sulle risorse interne e le competenze sviluppate in passato. Inutile, in poche parole, far finta di esser qualcun altro. (repubblica.it)