Roma, 31 lug – È successo, e chi lo conosceva sa che non è esagerazione, come con la quercia abbattuta dal fulmine. Giuseppe D´Avanzo era una quercia, una quercia di uomo e di giornalista, con le radici salde, che affondavano nei tanti libri letti e nelle tante inchieste affrontate a viso aperto, e con i rami sempre in cerca di un nuovo spazio di cielo. Ma da ieri mattina non c´è più, D´Avanzo è morto correndo in bicicletta, tra Roma e Viterbo, è morto all´aria aperta, e l´aria aperta, in tutti i sensi, gli piaceva assai. È sempre stato un super-lavoratore, gli sforzi non lo spaventavano, era forte: nel fisico da ex rugbysta e nello spirito da ´buon pirata´, da uomo che conosceva la vita. Inizi difficili e gavetta dura, senza raccomandazioni, poi carriera a Repubblica, inviato, editorialista, inchieste sulla mafia, sull´Italia oscura, scoop su scoop che lo rendevano temuto dai concorrenti. Un passaggio al Corriere della Sera, poi una dozzina d´anni fa il ritorno a Repubblica, con il ruolo di vicedirettore, che abbandonò, per tornare non solo a scrivere, ma a ´dettare legge´: ed evitava con cura fotografi e tv, per restare ´libero´ di muoversi, mentre i suoi “pezzi” conquistavano la ribalta internazionale. Capace di arrabbiature solenni, ma anche di uno sguardo ironico, in grado di spiazzare, o di una frase gentile, e sorprendente. Ha sempre lottato per le notizie: per la verità delle notizie, viene voglia di aggiungere. Da qualche tempo lottava anche con i chilometri da masticare pedalando, e s´era riconquistato un fisico asciutto, scattante. Era fiero di un check-up che lo descriveva sano come un pesce e da anni aveva smesso di fumare i suoi sigari: “Qualche volta sogno di essere seduto al bancone di un bar, chiedere da bere e accendere un cubano…”, scherzava, perché in realtà non gli mancava niente. Leggeva e leggeva, scriveva, meditava su che cosa sarebbe successo a settembre, perché “questi sono anni sempre più incredibili, ma molto interessanti, di spaccatura, e noi giornalisti siamo fortunati, anche se…”. Non c´è più spazio per gli “anche se”. D´Avanzo ieri mattina si stava allentando per un tour ciclistico, da fare presto in Sicilia, con tanto di meccanico al seguito. E ieri mattina correva con il vecchio compare di scrittura e pedali, Attilio Bolzoni, e con altri due amici. Stavano per arrivare, alle 12.30, a Calcata, provincia di Viterbo, per fare sosta lunga e tornare a Roma, 120 chilometri in tutto. Non era stata una tappa da giro, ma poco più di una gita, con qualche pausa, con Attilio e Beppe che erano rimasti un po´ indietro, ma ormai mancava davvero poco. All´improvviso, il fulmine è caduto, un fulmine interno, nel cuore di quercia di Giuseppe, rendendo inutili i soccorsi, l´affannarsi per spostarlo dalla strada. “Mi sono avvicinato subito – dice Bolzoni – ho sentito che mi chiamava: “Attilio”. E poi…”. L´unica, vana, misera consolazione per gli amici, non pochi, sta solo nel fatto che diceva di non voler morire di malattia: e se n´è andato così, in quell´aria aperta, sotto quel cielo lontano che da napoletano ha sempre apprezzato, e un po´ temuto. Se n´è andato senza la possibilità di dire addio alla moglie e a Giulia, senza la possibilità di “un´ultima parola”, e ne aveva da dire. E, viene da aggiungere, senza la possibilità di “un´ultima risposta”. I più giovani, quelli che credono di apprendere le notizie soprattutto da Internet, forse collegano D´Avanzo all´ultima stagione dello scandalo-Berlusconi. Alle sue “Dieci domande” sulla relazione tra il premier e la minorenne napoletana Noemi Letizia, che hanno fatto il giro del mondo, riprodotte da migliaia di media. E poi alle sue “Dieci bugie”, scaturite dalle indagini, anche in strada, sui rapporti tra Berlusconi, Ruby Rubacuori e le altre ragazze che frequentavano le feste di Arcore. Ma D´Avanzo era uno che, come si dice, “non guardava in faccia nessuno” e dagli anni Ottanta, tra scoop da prima pagina e inchieste, ha modificato – e sul serio – uno stile giornalistico. Era l´unico a potere e sapere mescolare la cronaca, costruita e impreziosita da notizie esclusive, con i suoi commenti, le analisi, le “visioni”. Eppure, decennio dopo decennio di fatiche e di strade – il tempo del giornalista che ama la cronaca è sempre intenso – D´Avanzo era rimasto esigente con se stesso, con le notizie, con la qualità nella scrittura degli articoli. “Quando funzionano, devono fiorire”, diceva Giuseppe D´Avanzo, 58 anni da compiere, una quercia di giornalista, e di persona. I funerali domani, lunedì 1agosto, alle 12 all´Aranciera di San Sisto, Via di Valle delle Camene 11 (Pietro Colaprico, repubblica.it)___________________________________________________ADDIO A D´AVANZO, IL CORDOGLIO DEL MONDO POLITICO. Con Giuseppe D´Avanzo, una delle firme di spicco del quotidiano La Repubblica, morto improvvisamente di infarto nei pressi di Calcata (Viterbo), scompare uno dei protagonisti del giornalismo italiano. Molte le inchieste che lo hanno visto in prima linea e che, come ricordano ancora sotto shock i colleghi, ´´hanno fatto la storia del quotidiano´´. Dal Nigergate alla vicenda Telecom Serbia, al rapimento di Abu Omar. Ma anche il caso delle ´´dieci domande´´ rivolte a Silvio Berlusconi, scaturite dalle rivelazioni della redazione di Napoli di Repubblica sulla partecipazione del premier alla festa di compleanno di Noemi Letizia a Casoria, fino al caso delle ´´escort di Tarantini´´. Scrisse le ´10 domande´ a Berlusconi in un editoriale del 15 maggio 2009, diventate poi uno spazio fisso delle pagine del giornale di Ezio Mauro. Nell´aprile scorso, fuori dall´aula del Palazzo di Giustizia di Milano, D´Avanzo aveva chiesto a Berlusconi, imputato al processo sul caso Mediaset, perche´ non avesse reso dichiarazioni ai giudici invece che alla stampa. ´´Senta Signor Stalin´´, lo aveva apostrofato il premier. D´Avanzo era nato a Napoli il 10 dicembre 1953. Laureato in filosofia, aveva cominciato a Repubblica e, dopo una parentesi al Corriere della Sera, nel 2000 era tornato a Repubblica. E´ stato autore, spesso con i colleghi Attilio Bolzoni e Carlo Bonini, dei principali scoop investigativi nei quali la cronaca nera si e´ incrociata con la politica, soprattutto estera e militare. Tra i suoi libri, I giorni di Gladio, scritto con Giovanni Maria Bellu; Il capo dei capi. Vita e carriera criminale di Toto´ Riina, con Attilio Bolzoni, con cui scrisse anche Rostagno: un delitto tra amici, e La giustizia e´ Cosa Nostra. Con Carlo Bonini fu autore di Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa la notizia dell´improvvisa scomparsa di D´Avanzo, ´´impegnato con grande passione nel giornalismo d´inchiesta´´, ha espresso i sentimenti di partecipazione al cordoglio della famiglia e del mondo dell´informazione´´. Unanime il cordoglio dei diversi schieramenti politici a cominciare dai presidenti di Senato e Camera. Il presidente del Senato Renato Schifani ne ricorda ´´la passione, il rigore professionale e la capacita´ di raccontare i fatti con chiarezza e senza compromessi´´. Il presidente della Camera Gianfranco Fini cita ´´le tante inchieste che nel corso degli ultimi decenni hanno avuto il merito di stimolare il dibattito civile e politico nel nostro Paese´´. ´´Nei cinque anni in cui sono stato Ministro della Giustizia, non ha fatto altro che insultarmi – ricorda Roberto Castelli, vice ministro alle Infrastrutture -. Ma di fronte alla sua scomparsa improvvisa, sono sincero nel dire che provo profondo dispiacere per la perdita di una delle grandi firme del giornalismo italiano, di cui incarnava in pieno pregi e difetti´´. Per il segretario generale della Fnsi Franco Siddi, D´Avanzo era ´´implacabile nella sua ricerca di verita´´´, per Nichi Vendola (presidente Sel) scompare un ´´giornalista dalla schiena diritta che non sopportava illegalita´ e l´arroganza del potere´´. Tra le tante espressioni di cordoglio, quelle della governatrice del Lazio Renata Polverini; Matteo Orfini, Rosy Bindi e Paolo Gentiloni (Pd); Leoluca Orlando, Enzo Carra e Roberto Rao (Udc); Vincenzo Siniscalchi, gia´ componente del Csm e parlamentare per piu´ legislature; il vicepresidente Fli Italo Bocchino. E Walter Veltroni: ´´Ci mancheranno i suoi articoli, ci manchera´ la sua presenza, ci mancheranno i suoi baffi neri e quegli sguardi ironici´´. Infine Massimo D´Alema, presidente del Copasir, ´´D´Avanzo ha svolto con estrema serieta´ e passione delicate inchieste su casi nazionali e internazionali´´, afferma ricordandone il ´´lavoro sempre diretto a promuovere in maniera imparziale e rigorosa quella trasparenza indispensabile per il sistema democratico´´. (ansa)