Roma, 11 ott – Nuovo passo indietro della maggioranza sul ddl intercettazioni. Dopo il voto di oggi che ha visto il governo andare sotto sul Rendiconto 2010 (anche se con un voto di parita´: 290 ´si´ contro 290 ´no´), il centrodestra non se la sente di rischiare un´altra debacle e poi su un provvedimento cosi´ ´delicato´: per il ddl da luglio all´esame dell´Aula di Montecitorio sono previsti circa 70 voti segreti. Piu´ quello conclusivo. Cosi´ e´ il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto a spiegare subito la situazione: ´A questo punto – assicura – l´esame del testo sulle intercettazioni verra´ rinviato´. E anche la riunione prevista per questa sera a Palazzo Chigi, che si sarebbe dovuta svolgere alla presenza del sottosegretario Gianni Letta, del Guardasigilli Francesco Nitto Palma, dei presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e del capogruppo del Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa, fissata per fare il punto sulla riforma, viene immediatamente sconvocata. L´intenzione, aveva spiegato Costa nel pomeriggio, era quella di andare avanti con moderazione, ´confrontandosi´ e accogliendo ´´molte delle proposte di modifica presentate dal Terzo Polo´´. Di fiducia, ormai, non se ne parlava piu´ da qualche giorno. E anche il ministro della Giustizia lo chiarisce senza riserve: ´´Non sono favorevole´´ a porre la fiducia sul ddl intercettazioni, assicura in un´intervista. Si tratta di un testo, aggiunge, sul quale ´´credo si debba svolgere un dibattito sereno´´ e che debba essere in parte modificato. Palma, poi, e´ contrario anche all´ipotesi (introdotta con un emendamento dal pidiellino Manlio Contento) secondo la quale il giornalista che pubblica intercettazioni irrilevanti rischia fino a tre anni di carcere. ´´Un´elevata sanzione pecuniaria e´ piu´ che sufficiente´´, sostiene. Anche la Lega fa capire di non vedere piu´ di buon occhio il testo sugli ´ascolti´. Soprattutto in un momento politico come l´attuale. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Marco Reguzzoni si augura, infatti, che il ddl venga ritirato al piu´ presto. Perche´ ai leghisti, avverte, ´´interessa lo sviluppo economico del paese´´. E di fiducia, incalza, ´´non ne abbiamo parlato´´. Ma se il provvedimento sulle intercettazioni viene messo in ´stand by´ e rischia di finire su un binario morto, la maggioranza non vuol sentir ragioni sulla cosiddetta ´prescrizione breve´: il ddl ora all´esame della commissione Giustizia del Senato che prevede tempi di prescrizione piu´ brevi per gli incensurati. La commissione presieduta da Filippo Berselli, si assicura nel Pdl, dovrebbe licenziarlo entro domani e, una volta approvato anche dall´Aula (´´qui abbiamo i numeri´´), diventera´ legge. In questo modo, ribadisce il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, processi ´´importanti come quello Mills saranno cancellati´´._________________________________________________GOVERNO CADE SU BILANCIO, TREMONTI ASSENTE. L´IRA DI BERLUSCONI – Il governo cade alla Camera sul rendiconto generale dello Stato ed e´ il caos. Per le assenze nella maggioranza, l´Aula boccia il primo articolo uno del provvedimento anche grazie ad alcune assenze pesanti, in primis quella di Giulio Tremonti. Ma pesano politicamente le assenze di Claudio Scajola e di diversi ex Responsabili, nonche´ di UMberto Bossi (incolpevole, a quanto pare, perche´ stava rispondendo ai giornalisti fuori dall´Emiciclo senza accorgersi che si tava votando). Berlusconi, che assiste personalmente in diretta alla disfatta e´ furioso, schiva, con un gesto di stizza, il ministro del tesoro che nel frattempo era entrato in Aula. Il cavaliere e´ visibilmente preoccupato per le possibili conseguenze dalla bocciatura del testo, che per il presidente della Camera Gianfranco Fini ´´e´ un fatto senza precedenti´´: con lo stop arrivato al Rendiconto si blocca anche la Legge di Stabilita´ che era attesa al Consiglio dei ministri di dopodomani. A meta´ pomeriggio il presidente del Consiglio viene chiamato in fretta e furia a Montecitorio. Poco prima, l´Aula aveva approvato con soli due voti di scarto la risoluzione di maggioranza alla nota di variazione del Def. Per questo gli era stato chiesto di precipitarsi da Palazzo Grazioli cosi´ da garantire alla maggioranza un voto in piu´. Il premier siede tra i ministri Fitto e Prestigiacomo. Un minuto dopo, il voto. Nulla lascia, in fondo, presagire l´amara sorpresa in arrivo per il governo. In Aula sta entrando Tremonti e anche Bossi, presente nel pomeriggio, arrivava lentamente, dopo aver parlato coi cronisti in Transatlantico. Finisce 290 pari, l´articolo del rendiconto generale dell´Amministrazione dello Stato è respinto: la maggioranza richiesta, infatti, era di 291 voti. Nell´Emiciclo c´e´ un secondo di smarrimento, di silenzio quasi irreale; dopodiche´, dai banchi dell´opposizione parte un applauso liberatorio e si comincia ad urlare ´´Dimissioni, dimissioni!´´ verso i banchi del governo. Berlusconi e´ una statua di sale. Il presidente del Consiglio appare allibito, quasi incredulo, pietrificato. Qualche secondo dopo, gli si avvicina il capogruppo del Pdl Cicchitto che gli dice qualche fugace parola. Ma lui non risponde, sembra quasi in trance. Un attimo dopo, mentre in Aula si precipita pure Gianfranco Fini a gestire una situazione mai verificatasi prima, il premier si alza e, senza salutare nessuno, va velocemente verso l´uscita. Sul suo percorso, seduto all´ultima sedia del banco del governo, c´e´ Giulio Tremonti, che non ha fatto in tempo a votare e, attaccato anche dal Pdl, nega l´esistenza di ´´ragioni politiche´´ collegate alla sua assenza. Berlusconi non lo degna di uno sguardo: lo sposta, con un gesto che pare chiaramente di stizza, per poi uscire dall´Emiciclo scuotendo vistosamente dei fogli che regge in mano mentre Dario Franceschini gli ricorda che la sua maggioranza non c´e´ piu´ e che gli resta solo di consegnare le dimissioni al presidente Napolitano che, per una curiosa coincidenza, e´ anche lui a Montecitorio per una cerimonia. Parte la ´spunta´ degli assenti sui tabulati: tra quelli che non hanno votato risultano Scajola, Bossi, Scilipoti e Micciche´. Dei Responsabili mancano in 6, 14 del Pdl e tre della Lega: oltre a Bossi non ci sono ne´ Stefano Stefani (sta male) ne´ Matteo Bragantini, cui ieri e´ nato un figlio. Denis Verdini non vede una lettura politica in quanto e´ successo: ´´e´ un incidente puro, vero e reale, grave´´, sostiene il coordinatore del Pdl. L´opposizione, ovviamente, la pensa diversamente. ´´Un governo bocciato sul consuntivo non puo´ fare l´assestamento di bilancio e senza assestamento il governo non c´e´ piu´. Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale´´, dice Bersani del Pd, mentre per Casini dell´Udc per ´´salvare la credibilita´ dell´Italia´´ l´unica strada oggi percorribile e´ rappresentata dalle ´´dimissioni di Berlusconi e di Tremonti´´. E Di Pietro si appella al Quirinale: ´´Prima che sia troppo tardi ponga fine al governo Berlusconi e ci mandi a elezioni anticipate´´, chiede il leader dell´Idv. A questo punto, si cerca una soluzione allo scivolone. Per Berlusconi il ´´problema tecnico e´ risolvibile´´, e la palla passera´ domattina alla Giunta per il Regolamento di Montecitorio. (ansa)