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Libertà di informazione: l´Eni dice no alla stampa, giornalisti "scortati" in fabbrica dagli operai

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Venezia, 14 ott – Gli uffici nazionali di Eni hanno detto «no alla presenza dei giornalisti all´assemblea dei lavoratori» di ieri. Le motivazioni ufficiali del diniego erano legate alle norme sulla sicurezza degli impianti di raffinazione del petrolio. I lavoratori però non ci sono stati e hanno detto: «No al bavaglio alla stampa che sta informando sulla nostra battaglia per salvare la raffineria dalla chiusura decisa dall´azienda». Così, ieri alle 10, ai cancelli della raffineria è avvenuto un fatto inconsueto: una settantina di tute blu si è stretta a cerchio attorno ai quattro operatori dell´informazione rimasti fuori dal sito produttivo. Il gruppo di lavoratori, proteggendo i suoi «ospiti» ha sfondato il cordone umano composto dagli agenti della security e ha scortato i giornalisti sino alla sala mensa, dove erano già seduti al tavolo il sindaco Giorgio Orsoni, la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e l´assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan. A quel punto i circa 300 lavoratori in sala, hanno applaudito con calore l´arrivo dei giornalisti. Un fatto del genere non ha precedenti negli ultimi 10 anni di Porto Marghera. Poi, quando l´assemblea era appena cominciata, alcuni operai sono stati avvertiti dell´arrivo dei giornalisti di Antenna3 Veneto. Così, un altro gruppo di addetti della raffineria è andato a recuperarli con il sistema «a testuggine» sperimentato prima. La chiusura dei cancelli ai giornalisti, decisa dagli uffici romani di Eni, non è piaciuta nemmeno ai rappresentanti istituzionali e ai sindacalisti. Il sindaco Orsoni ha tentato di contattare telefonicamente Leonardo Bellodi, responsabile Eni dei rapporti con gli enti locali, per chiedergli di autorizzare l´accesso dei cronisti. L´assessore provinciale Paolino D´Anna pure ha chiamato Roma ma senza successo. A un certo punto, Maurizio Don, di Uilcem, ha detto ai giornalisti: «Se non vi faranno entrare, porteremo l´assemblea fuori dalla raffineria». Massimo Meneghetti di Femca Cisl invece ha stigmatizzato: «Con l´ordine di non fare entrare i giornalisti l´Eni ha tentato di chiuderci la bocca». «L´azienda – sostiene, invece, Gianluca Bego di Slai Cobas – sta cercando di imporre un clima di censura. Un primo segnale della situazione lo abbiamo avuto nei giorni scorsi. Ci siamo accorti che nella rassegna stampa telematica che leggono i lavoratori Eni di tutta Italia, non erano stati inseriti gli articoli che parlavano del nostro sciopero. Le rsu si sono ribellate e allora gli articoli hanno fatto capolino». (nuovavenezia.it)

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