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Libertà di informazione: dietrofront alla Camera, sì agli zoom dei fotografi. Fini, ora le regole

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Roma, 29 nov – Niente stop agli zoom di fotografe e fotografi che da anni immortalano vizi, ´pizzini´, distrazioni di deputate, ministri e primi ministri durante le sedute dell´ Aula alla Camera. Il tentativo di porre limiti al diritto di cronaca dei fotografi e operatrici Tv e´ infatti naufragato di fronte al rischio di approdare ad un muro contro muro che avrebbe nuociuto sia alle istituzioni, sia alla liberta´ di informazione. Il compromesso e´ stato raggiunto oggi grazie alla mediazione del sindacato dei giornalisti, dell´Ordine e dell´associazione della stampa parlamentare che hanno trattato con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, le condizioni per dare un minimo di regole ad un´attivita´ sempre in bilico tra il diritto di cronaca ed una richiesta tutela della privacy da parte dei deputati. Cade cosi´ il divieto di utilizzare gli zoom degli apparecchi fotografici per carpire scritti, numeri di telefono, appunti di deputati o ministre durante i lavori d´Aula. Una condizione che era stata posta dalla presidenza della Camera con una delibera che poneva a fotografi e operatrcii il rispetto di questa regola, tra le altre, per accedere alla Camera e fare riprese in Aula. Un provvedimento contestato dalla stragrande maggioranza degli operatori del settore che si sono rifiutati di sottoscrivere l´impegno richiesto da Montecitorio, a costo di rimanere fuori dal Palazzo. Cosa puntualmente accaduta oggi, visto che i lavori dell´Aula si sono svolti proprio mentre la Presidenza della Camera trattava l´intesa con i giornalisti. L´accordo, di massima, e´ quindi stato trovato: fotografi e operatrici costituiranno una loro associazione che, al pari di quella dei giornalisti parlamentari, si occupera´ di disciplinare il lavoro a Montecitorio, sanzionando chi violera´ le regole. Regole che, pero´, saranno frutto di una disciplina imposta da un codice di autoregolamentazione ma, ovviamente, nel rispetto delle leggi vigenti. E quindi anche quella norma del codice di procedura penale che punisce la violazione del segreto di corrispondenza. Su questo punto il Presidente della Camera e´ stato categorico: nessun limite ad diritto di cronaca ma rispetto delle leggi dello Stato. Nel loro codice di autoregolamentazione, quindi, i giornalisti fotografi si dovranno impegnare a non fare riprese di comunicazioni telefoniche, di e-mail o di ´´comunicazioni epistolari´´ di deputate o membri del governo. Questo significa che non si potra´ piu´ riprendere la schermata del telefonino dalla quale risultano le chiamate effettuate, come avvenne con la fotografia del display di Denis Verdini, mentre rientrerebbe tra le foto consentite quella che immortala l´appunto di Silvio Berlusconi sui famosi ´´8 traditori´´ che non votarono con la sua maggioranza. Nessun problema dovrebbe esserci neppure per le foto che nel passato hanno ´pizzicato´ parlamentari a distrarsi con giochi, partite, foto sexy dai tablet, mentre ci sarebbe sicuramente da discutere per la foto che ha scatenato la recente stretta di Montecitorio, quella che ha immortalato il biglietto inviato dal vicepresidente del Pd, Enrico Letta, a neo-premier Mario Monti. Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rientrerebbe nei casi vietati, quelli che vietano la diffusione di foto e riprese di comunicazioni telefoniche, telematiche ed anche ´´epistolari´´. (ansa)

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