No all’aumento del 5 per cento degli affitti chiesto da Inpgi

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Gli affitti degli inquilini dell’Inpgi, per via dell’aggiornamento annuale al carovita, sono aumentati del 20 per cento dal 2004 ad oggi. E si tratta di canoni molto sostenuti, superiori a quelli di molti altri enti previdenziali. Non è proprio il caso, quindi, di accettare nuovi rincari. E’ questa la risposta del Siai e degli altri sindacati inquilini alla proposta di contratto integrativo contenente degli aumenti pari al 5 per cento, avanzata da Investire, la società di gestione del Fondo immobiliare dell’Inpgi.

Gli aumenti sono richiesti per le case che non sono state messe in vendita, quel patrimonio residuo di appena 500 alloggi che tre anni fa, prima che venisse avviata la deludente operazione vendite, era di oltre quattro volte superiore. Più in particolare, gli aumenti interesserebbero 237 contratti in scadenza, tutti a Roma, e 148 dei quali nella zona Nord della capitale.

Lapidaria la risposta che il Sunia, sindacato con il quale il Siai è federato, il Sicet, l’Uniat, L’Unione inquilini, La Feder.casa, e la nostra organizzazione, che rappresenta gli inquilini dell’Inpgi, hanno mandato al Fund manager di Investire Gabriele Polito: “In riferimento alla situazione del mercato immobiliare e al livello dei canoni in essere, non riteniamo sussistano le condizioni per richiedere aumenti”. I sindacati sono disponibili a “un confronto in merito” e restano in attesa di un’eventuale convocazione della controparte.

Investire ha inviato la sua richiesta invocando il nuovo accordo sui Patti territoriali per Roma, raggiunto a febbraio di quest’anno fra le contrapposte organizzazioni di categoria, che darebbe luogo – sostiene – a rincari ancora maggiori. Un accordo, quello, pensato soprattutto per i piccoli proprietari, e che non è automaticamente trasferibile ai grandi enti previdenziali. Le attese dell’inquilinato Inpgi sono semmai per una riduzione degli affitti, come comprovano le numerose mail che riceviamo, e non certo per un aumento.

Oltretutto vi sarebbe una contraddizione rispetto agli inquilini delle case in vendita che non abbiano aderito alla proposta d’acquisto e che fossero nelle condizioni di conquistare il contratto di tutela (si tratta di oltre 400 famiglie): per loro l’affitto non cambia, salvo l’aumento annuale dell’Istat. Per gli inquilini del patrimonio in affitto, ormai esclusivamente romani, scatterebbe invece l’aumento del 5 per cento più l’aggiornamento annuale Istat.

Un rincaro rischierebbe di aumentare la disaffezione dell’inquilinato di Roma, inducendo in diversi a lasciare l’immobile, annullando così il maggiore incasso preventivato dal Fondo. Occorre invece contrastare lo svuotamento delle case, se si vuole produrre reddito. Svuotamento preoccupante soprattutto negli immobili posti in vendita a prezzi più alti di quelli di mercato a Roma Nord.

Immobili che non possono più essere restituiti al mercato dell’affitto, e quindi, da sfitti, aggravano il bilancio dell’Istituto. Ma rilevante lo svuotamento è anche in immobili destinati solo all’affitto. A via della Mendola, ad esempio, è senza inquilino il 25 per cento degli appartamenti.
Nelle case della quinta e ultima tranche di vendite, molti inquilini che hanno chiesto le tutele aspettano ancora la stipula del contratto: nessuna preoccupazione, lo avranno alle condizioni concordate a suo tempo con i sindacati, ma Inpgi e Investire hanno deciso di attendere prima la firma del nuovo accordo integrativo.

Quanto al bilancio della quinta tranche, partita ormai otto mesi fa, non c’è ancora nessuna notizia ufficiale.

Ma il confronto in corso, e tutte queste altre ragioni, debbono spingere chi ancora non lo avesse fatto a iscriversi al Siai, per darci più forza. Presto indiremo un’assemblea.

COME FARE PER ISCRIVERSI
Due modi per pagare la quota di 30 euro:
-Per posta, indicando sul bollettino il conto corrente 21199005 e i vostri dati
-Per banca, con un bonifico all’Iban IT61Z076 0103 2000 0002 1199 005

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