Magistrati e giornalisti insieme per comunicare la giustizia: l’esperienza dell’Ufficio stampa della Giustizia Amministrativa

0
88
confronto stampa romana magistrati

“La comunicazione istituzionale della Giustizia amministrativa”

Gli strumenti: comunicati stampa, conferenze e uso dei social” di Silvia Grassi 

Roma, 8 giugno 2019

Ringrazio il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi per l’invito e gli organizzatori di questo primo Congresso della Giustizia amministrativa per aver messo all’ordine del giorno un tema così delicato come quello della comunicazione in ambito giudiziario.

Il mio compito è molto facilitato perché il Consigliere Veltri che mi ha preceduto ha perfettamente illustrato il quadro. Comunicare la giustizia non significa ricercare consenso, ma costruire fiducia. Fiducia che i cittadini devono riporre nell’azione giudiziaria. 

E il primo strumento per costruire fiducia è la trasparenza. Bisogna veicolare informazioni corrette, evitando le manipolazioni.Chiare. Un uso largo del linguaggio, che sappia semplificare senza banalizzare;che sappia dare un senso pieno “alle costruzioni giuridiche” senza privarle del loro necessario tecnicismo.

Vittorio Scialoja negli anni sessanta scriveva che “Un’idea non può essere giusta se non quando sia chiara, perché il diritto è arte di tracciare i limiti; ed un limite non esiste se non quando sia chiaro”.

Il tema oggi è di grande attualità visto che, in apertura del Congresso, si è parlato di etica e deontologia della magistratura, in un momento in cui la magistratura è sottoposta a critiche, da più parti.

Per questo è quanto mai importante rafforzare la percezione di autonomia ed indipendenza, che passa attraverso l’immagine che la magistratura riesce a comunicare al proprio all’esterno.

Un tempo si diceva che il giudice è “la bocca della legge” e che deve parlare solo attraverso i propri atti: sentenze, ordinanze, nel vostro caso anche pareri. Questo è un dogma difficilmente scardinabile perché è connesso alla natura stessa dell’essere giudice e alla sua posizione costituzionale.

Ma è indubbio che la Giustizia oggi viene intesa come un servizio pubblico reso nei confronti dei cittadini, che lo misurano secondo i parametri dell’efficienza, dell’efficacia e della trasparenza. Ovvero della risposta di giustizia percepita. 

In quest’ottica è davvero importante, come ha ricordato il Consigliere Veltri che sentenze, ordinanze e pareri siano sempre scritti con parole chiare e precise perché questa è la prima forma di comunicazione della Magistratura. 

Mi riferisco al dovere di sinteticità degli atti, ma anche alla convenzione che sarà sottoscritta martedì prossimo (n.d.r. l’11 giugno 2019) tra l’Ufficio Studi e l’Accademia della Crusca per promuovere attività di formazione comuni rivolte ai magistrati e al personale amministrativo sull’uso del lessico giuridico.

La magistratura è uno dei tre poteri dello Stato ed è giusto che il suo operato sia conoscibile e verificabile da parte dei cittadini. Lo è attraverso i processi e le sentenze. Sentenze che i cittadini possono leggere direttamente, ricercandole sul sito istituzionale della giustizia amministrativa. 

Sono tutte online e facilmente ricercabili, con parole chiave. E non è una banalità, perché poter dire al giornalista “ti stiamo mandando il comunicato e contestualmente troverai la sentenza online sul sito, è una garanzia di trasparenza” significa avere rispetto per l’autonomia e l’indipendenza del giornalista, che potrà decidere quale taglio dare alla notizia.

E’ da qui che parte l’attività dell’Ufficio Stampa: note, abstract e comunicati che raggiungeranno una più vasta platea rispetto a quella degli addetti ai lavori, si basano sulla selezione della “materia prima”, che deve essere “notiziabile”.

Una corretta comunicazione istituzionale, non può prescindere dall’atto,

deve partire dal suo contenuto; non lo può manipolare o alterare, lo deve rendere fruibile e accessibile a tutti con un’opera chirurgica di semplificazione. Adottando un registro chiaro e comprensibile.

L’atto giudiziario si trasforma così in “atto comunicativo”, veicolabile attraverso i media. 

“Le parole, infatti, – come spiega Gianrico Carofiglio nel suo libro la Manomissione delle parole” -, sono anche atti, dei quali è necessario fronteggiare le conseguenze. Sembrano non avere peso e consistenza, sembrano entità volatili, ma sono in realtà meccanismi complessi e potenti, il cui uso genera effetti e implica (dovrebbe implicare) responsabilità”. 

In sintesi, come suggerisce il linguista John L. Austin, citato da Carofiglio nel suo libro, “le parole fanno le cose”.

E allora, se è vero che le parole fanno le cose, ogni singola parola va scelta con cura, perché fa la differenza. Scegliere con cura le parole significa esprimersi con un linguaggio che non discrimina l’interlocutore, ma che lo include. Perché comunicare la giustizia significa svolgere un servizio a favore dei cittadini.

Questo ruolo di intermediazione tra la fonte (Consiglio di Stato, Tar, CPGA) e il cittadino è svolto dall’Ufficio Stampa.

L’Ufficio Stampa e comunicazione istituzionaledella Giustizia amministrativa è stato istituito nel gennaio del 2018 grazie alla lungimiranza del Presidente Alessandro Pajno che ha voluto dotare la giustizia amministrativa di un Ufficio dedicato a questa funzione.

Un Ufficio che oltre alla struttura del personale di ruolo (come la dott.ssa Tiziana Tommassini che da anni ne è una colonna) prevede la figura di un “magistrato preposto”, il Consigliere Giulio Veltri e prima ancora il Presidente Luigi Carbone, con cui è stata avviata la fase sperimentale fin dal 2017, insieme alla figura del giornalista.

Questa Struttura, istituitaformalmente nel gennaio 2018 grazie al nuovo “Regolamento di organizzazione degli Uffici della Giustizia amministrativa”, che ha sostituito integralmente il precedente decreto del 15 febbraio 2005, rappresenta uno dei primi modelli virtuosi di Ufficio Stampa, ai sensi della Legge 150 del 2000, istituiti per “comunicare la giustizia” e risponde anche ad una sollecitazione che ci viene dall’Europa.

La Raccomandazione 12 /2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, infatti, partendo dal presupposto che “i procedimenti giudiziari sono di pubblico interesse” e che “il diritto all’informazione in materia deve però essere esercitato tenendo conto delle limitazioni imposte dall’indipendenza della magistratura”, rileva che“va incoraggiata la creazione di posti di portavoce giudiziario o di servizi stampa e comunicazione sotto la responsabilità dei Tribunali o sotto il controllo dei Consigli superiori della magistratura”.

 Anche l’ENCJ, la Rete dei Consigli di Giustizia europei, (di cui fa parte anche il Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa) in un Report approvato a Lisbona il 1° giugno del 2018, dedicato all’immagine ed alla percezione pubblica della Giustizia, ha affrontato il tema della comunicazione giudiziaria suggerendo:

l’adozione di piani d’azione nazionale, la verifica periodica del livello di fiducia del pubblico, la formazione specifica in tema di comunicazione per i Capi degli Uffici giudiziari, per i magistrati e il personale amministrativo ed anche l’elaborazione di linee guida sui rapporti con i media (suggerimento raccolto nella passata consiliatura dal CSM italiano).

Inoltre, il documento dell’ENCJ, raccomanda la nomina come «spokeperson» di giudici con specifica formazione in comunicazione e l’istituzione di un Dipartimento specializzato che impieghi professionisti della comunicazione.

 In Italia tale prerogativa è riconosciuta ai giornalisti, ai sensi dell’art.9 della legge 150 del 2000, la legge quadro sulla comunicazione pubblica, che disciplina le attività di informazione e di comunicazione delle Pubbliche amministrazioni e dal dlgs.165 del 2001.

L’Ufficio Stampa e comunicazione istituzionale della Giustizia amministrativa, quindi, rappresenta un modello avanzato, che risponde alle raccomandazioni europee e alla norma primaria.

A cosa serve l’Ufficio Stampa? 

Serve a combattere “il mercato nero della notizia”, garantendo parità di accesso alle fonti. 

Serve a rimuove le discriminazioni. 

Qualsiasi giornalista si può rivolgere all’Ufficio per avere informazioni di pubblico interesse. 

E’ frutto della volontà di rendere leggibile e trasparente l’attività della Giustizia amministrativa, dotandosi di un interlocutore autorevole che mantenga relazioni stabili con i mass-media e che pianifichi la comunicazione, partendo dal monitoraggio costante dell’immagine e della percezione dell’Istituzione all’esterno.

Nelle “Linee guidaper l’organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale” stilate dal CSM, grazie all’attività del gruppo di lavoro presieduto del Presidente emerito della Cassazione Giovanni Canzio (composto tra l’altro da giornalisti e magistrati del calibro di Gianrico Carofiglio, Francesco Giorgino, Giovanni Minoli, Fabrizio Feo, dal Procuratore di Napoli Giovanni Melillo, dal Procuratore Generale di Venezia Antonello Mura e dal prof. Stefano Rolando), si afferma che “la trasparenza e la comprensibilità dell’azione giudiziaria sono valori che discendono dal carattere democratico dell’ordinamento e sono correlati ai principi d’indipendenza e autonomia della magistratura nonché a una moderna concezione della responsabilità dei magistrati”.

Lo stesso Capo dello Stato, lo scorso settembre, nel saluto al CSM uscente ha espresso il proprio apprezzamento per le Linee-guida e ha sottolineato che“attenzione e sensibilità agli effetti della comunicazione non significa orientare le decisioni giudiziarie secondo le pressioni mediatiche né, tanto meno, pensare di dover difendere pubblicamente le decisioni assunte.

La magistratura, infatti, non deve rispondere alle opinioni correnti perché è soggetta soltanto alla legge. 

Sono invece doverose la credibilità e la trasparenza del suo agire, che possono essere rafforzate anche da un’adeguata comunicazione istituzionale”.

Garantire credibilità e trasparenza, questo è il primario compito dell’Ufficio Stampa, che è frutto di questa cultura di apertura ai cittadini dell’istituzione giudiziaria. Tra le raccomandazioni contenute nelle Linee guida al primo posto vi è la tempestività, poi viene la correttezza e la chiarezza.

E la precedenza nell’ordine di questo elenco segna anche la priorità. Nell’attività giornalistica il fattore tempo è la “Variabile”, perché nell’attività di costruzione della notizia, la tempistica è tutto.

 La notizia corre veloce, si diffonde rapidamente, ma è un bene ad alta deperibilità. Ciò che è notizia oggi, potrebbe non esserlo più domani. 

Per questo alla base di un’efficace ed efficiente attività di comunicazione istituzionale vi è la rapidità di risposta. Il feedback al giornalista non può seguire la via della burocrazia. Bisogna perseguire la celerità della risposta, senza per questo perdere in accuratezza. 

Le linee guida fanno anche raccomandazioni sullo stile e il tipo di comunicazione che deve essere “obiettiva, misurata ed equilibrata”.

Ma elencano anche ciò che va evitato: la discriminazione tra giornalisti o testate; la costruzione e il mantenimento di canali informativi privilegiati con giornalisti; la personalizzazione delle informazioni; espressione di opinioni personali o giudizi di valore su persone o eventi.

Queste raccomandazioni stilate per i magistrati di Tribunali e Procure, collimano perfettamente con l’attività dell’Ufficio Stampa istituzionale, che utilizza strumenti di comunicazione “democratica” come: note, comunicati, abstract e qualora sia necessario decide di convocare una conferenza stampa. 

Sono tutti strumenti di comunicazione che si rivolgono, contemporaneamente, al maggior numero possibile di giornalisti (grazie alle mailing list, e all’invio simultaneo), prevedendo parità d’accesso all’informazione che proviene dalla fonte, ovvero dall’Istituzione – Giustizia amministrativa che parla attraverso il proprio “house organ”, l’Ufficio Stampa).

L’oggetto del comunicato stampa è la notizia. In ambito giudiziario, la notizia è la decisione e la motivazione di tale decisione: in altre parole, la sentenza racchiude la notizia. 

Per questoil dovere di comunicare di un magistrato parte dalla stesura delle motivazioni, perché la comprensibilità di una sentenza è già in sé la migliore forma di comunicazione, e la Convenzione con l’accademia della Crusca è una scelta felice che va nella direzione di rendere le decisioni sempre più chiare e leggibili.

Un atto scritto in modo chiaro ed equilibrato non si presta facilmente a manipolazioni o distorsioni da parte della stampa. Un atto scritto con un linguaggio oscuro, periodi complessi, lingua involuta, si presta più facilmente a distorsioni e a manipolazioni.

Pensate alle reazioni suscitate dall’accostamento delle parole “tempesta emotiva” in una sentenza o ai recenti verdetti su casi di violenza di genere, che tanto hanno fatto discutere stampa e cittadini, portando il Procuratore generale della Cassazione a fare un appello, sempre a mezzo stampa, ad evitare l’uso di giudizi morali o estetici in sentenze su casi di violenza di genere. Ovviamente, tale principio va esteso ad ogni tipo di sentenza.

Tutte queste indicazioni servono a prevenire l’attività di intervento “in stato di crisi” dell’Ufficio Stampa, perché una volta che una sentenza viene depositata e pubblicata, vive di vita propria. E né un comunicato stampa ufficiale, né una conferenza hanno il potere di correggere ciò che è già stato ripreso autonomamente dai media e replicato a dismisura dal web o dai social media. 

Si possono precisare notizie imprecise, si può esercitare il diritto di rettifica o smentita ai sensi dell’art. 42 della legge 416/1981, ma difficilmente si riuscirà ad arginare il flusso informativo già prodotto.

Parafrasando MacLuhan si potrebbe dire che la sentenza è il messaggio.

Per quanto riguarda l’attività consultiva, sono stati utilizzati degli abstracto dei bullet point per spiegare i pareri più complessi. Una prassi che ha affiancato l’uso dei comunicati stampa inviati congiuntamente alla sentenza, per fornire una più agevole comprensione della motivazione della decisione, o per dare risposta ad una specifica richiesta dei media, qualora la decisione sia particolarmente attesa e rilevante. 

Anche secondo le Linee guida del CSM, le decisioni dei giudici dovrebbero essere accompagnate da una breve informazione che, con linguaggio semplice e comprensibile, chiarisca subito il senso di un dispositivo, evitando equivoci, strumentalizzazioni e polemiche. 

E in questo l’attività dell’Ufficio Stampa è in piena sintonia con le raccomandazioni che il gruppo di lavoro coordinato dal Presidente emerito Canzio ha stilato per gli Uffici giudicanti.

Recentemente la Giustizia amministrativa si è dotata di un nuovo sito istituzionale chiaro, semplice ed accessibile, grazie ad una nuova veste grafica; notizie in evidenza in homepage e la distinzione dei target cui sono dedicate le pagine (portale del cittadino, dell’avvocato, del magistrato). Vi è anche un’apposita sezione dedicata all’Ufficio Stampa che raccoglie tutti i comunicati, una dedicata ai dati statistici e la possibilità di esplorare le bellezze di Palazzo Spada attraverso il virtual tour.

Dal sito è possibile accedere al canale Youtubedel Consiglio di Stato, attivo fin dal 2011, da cui si possono vedere in diretta streaminggli eventi pubblici che si svolgono a Palazzo Spada. 

Tra le novità, è stato recentemente riattivato l’account Twitter “CdSinforma” dedicato alla promozione delle attività del Consiglio di Stato, proprio nell’ottica di fornire una diversa opzione informativa agli utenti della Giustizia amministrativa, così come il servizio inaugurato dalla VI Sezione due giorni fa (n.d.r. il 6 giugno) “in udienza con un messaggio” che consente di essere informati via Telegram sullo stato delle udienze. Un progetto sperimentale che coinvolgerà gradualmente anche le altre sezioni del Consiglio di Stato e poi i TAR.

Tutte iniziative informative, diverse, che partono dalla comune concezione della Giustizia come servizio pubblico reso a favore dei cittadini. 

In quest’ottica l’Ufficio Stampa non può e non deve avere la pretesa, né l’ambizione di sostituirsi al giornalista che nella propria autonomia ed indipendenza, seleziona quella che per lui è la notizia, ma può sicuramente dare un contributo di chiarezza parlando con una voce univoca e autorevole; senza cercare di imporre verità ufficiali, ma cercando di agevolare il lavoro dei giornalisti. Nella consapevolezza di avere un obiettivo comune, quello di rendere chiara e comprensibile ai cittadini l’attività giurisdizionale, evitando manipolazioni e fake news, perché – e concludo citandoNoberto Bobbio – “Quando non si vede bene cosa c’è davanti, viene spontaneo chiedersi cosa c’è dietro”. 

Con questo intendo dire che una delle caratteristiche del potere democratico è la visibilità e il ruolo dell’Ufficio Stampa è quello di cercare di illuminare ogni angolo, perché la luce c’è basta accenderla.

Grazie 

Silvia Grassi 

(Responsabile Ufficio Stampa della Giustizia amministrativa)