L’Inpgi sulle vendite: “Ok il prezzo è giusto”

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Roma 18 luglio 2019 – “I prezzi di vendita degli immobili Inpgi sono esattamente quelli di mercato”: Parola di Marina Macelloni, presidente dell’Inpgi, che con queste poche e stentoree parole ha risposto in conferenza stampa a una domanda posta dal Siai. Gli inquilini debbono dunque avere le traveggole quando, pur applicando lo sconto del 25 per cento fissato per le case occupate, si accorgono che i valori restano pari, e talvolta persino più elevati, di quelli di mercato degli immobili liberi.

Nè non si spiega come mai un piano che doveva fornire all’Inpgi una liquidità preziosa, pari a ben 650 milioni di euro, si sia fermato a un terzo degli incassi, con molti appartamenti vuoti e per così dire ingessati: sono infatti inaffittabili, perché inseriti in immobili in dismissione, e invendibili, perché hanno prezzi da brivido. Intanto, però, comportano pesanti costi di gestione.

Ma visto che le cose non sono andate bene, e che proprio perciò si è decisa nell’autunno scorso un’imprevista tranche aggiuntiva di vendite, la quinta, almeno questa sta avendo successo? Non è stata diramata alcuna notizia ufficiale finora, eppure i termini per fare la proposta d’acquisto sono belli che scaduti. No comment. Ma una puntualizzazione: “Sono domande non pertinenti – ha replicato la presidente dell’Inpgi – perché il patrimonio immobiliare non è utile alla sostenibilità di medio e lungo periodo, che è l’oggetto di questo incontro”.

Marina Macelloni aveva indetto la conferenza stampa per fare il punto sul commissariamento dell’Istituto, che ha un rosso di 150 milioni di euro, decisione rinviata per legge al 31 ottobre, con una finestra però che concederebbe un anno di tempo per trovare nuove soluzioni. L’unica praticabile sembra essere l’allargamento degli iscritti, con l’ingresso di 13.900 “comunicatori” all’Inpgi 1, attualmente in carico all’Inps e di 7.800 all’Inpgi 2. E’ stato costituito un gruppo di lavoro sul tema, che sarà animato dai consiglieri d’amministrazione dell’Istituto.

Ma se l’allargamento degli iscritti sembra per ora l’unica speranza di sopravvivenza a medio-lungo termine dell’Istituto di previdenza dei giornalisti (ma non tutti sono convinti che possa avere successo) dalla vendita del patrimonio doveva venire un’importante iniezione di liquidità che consentisse di trovare le soluzioni giuste senza avere l’acqua alla gola. Le trattative tra sindacati e Inpgi-Investire si ruppero proprio perché la proprietà si rifiutò di muovere, per fissare i prezzi, dai valori Omi-Agenzia delle Entrate, quelli che meglio riflettono il mercato a detta di tutti gli operatori.

Domandone finale: non è che, più che il mercato, si sono seguiti i valori di apporto degli immobili al Fondo Inpgi, evidentemente più elevati? E visto che l’esperto indipendente deve periodicamente vagliarli, non potevano essere abbassati nel corso del tempo, per farli aderire alla realtà?

P.S. All’estensore di questo articolo, il presidente del Siai Corrado Giustiniani, è stato impedito per una buona mezzora di salire al quarto piano di via Nizza, dove si svolgeva la conferenza stampa. Un ospite non gradito, dunque. E una volta ottenuto finalmente il badge, a conferenza stampa ormai quasi conclusa, ha dovuto insistere per poter porre due domande. Esperienza unica, in quarant’anni e più di professione. Che tutto questo sia poi accaduto in una delle “case” dei giornalisti, lascia senza parole.

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