No a codice etico per i social dedicato ai giornalisti Rai

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Qualche settimana fa in una iniziativa organizzata da Stampa romana abbiamo sottolineato la presenza dei giornalisti sui social. Una presenza rispettosa della propria identità professionale e della relazione con i cittadini.
Sono state presentate linee guida redatte da un collega di grande cultura digitale come Mario Tedeschini Lalli. 


Non regole deontologiche, non codice etico ma semplici linee guida.
A una necessità reale (i social sono una tranche de vie) si risponde con una opera di coscienza professionale.


Una cosa molto lontana dal “codice etico” che la commissione di vigilanza vorrebbe adottare per i giornalisti Rai.
Il tema è certamente serio ma la risposta non può arrivare da un organo parlamentare. E non ci interessa il fatto che gli autori del codice per i social possano essere parlamentari che sono stati giornalisti.


I colleghi che lavorano in Rai hanno tutte le capacità di analisi per trovare le soluzioni sui social più rispettose della loro autonomia professionale.
Non possono essere messi sotto tutela da un organo non previsto, tra le altre cose, dal contratto di lavoro.


Devono solo rispettare le leggi, in particolare la legge professionale con relativa deontologia, e il contratto di lavoro.

Segreteria Associazione Stampa Romana