La Rai riconosce il contratto giornalistico a 250 colleghi. Questa è la strada giusta

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È una grande operazione di equità e di riconoscimento di diritti la notizia che la Rai trasformerà il profilo professionale di 250 colleghi e colleghe di reti e testate riconoscendo loro il corretto contratto giornalistico.

Le forme di lavoro atipiche attualmente applicate a chi svolge di fatto mansioni giornalistiche sono tuttora le più diverse: programmisti registi, autori, consulenti. Così come sono varie le tipologie di contratto dal tempo indeterminato alla partita iva purché non sia un contratto giornalistico.

Si apre ora una nuova storia.

Intanto si riconosce il ruolo dell’informazione professionale nelle reti. Avendo svolto mansioni giornalistiche, queste colleghe e questi colleghi avranno un contratto di categoria.
Si mettono le basi per equiparare il lavoro giornalistico svolto nelle testate a quello dei programmi.
Soprattutto si chiude un lungo percorso sindacale.

Il sostegno di Stampa Romana ai colleghi senza contratto della Rai non è mai mancato.
Stampa romana ha innescato con la segreteria di Paolo Butturini il percorso per l’avvio della trattativa sindacale con il coordinamento dei colleghi. E aveva riconosciuto, forzando il contratto, la loro rappresentanza sindacale  per alcune trasmissioni giornalistiche. 
Nell’ultimo congresso una mozione presentata da Alessandro Gaeta per il riconoscimento del giusto contratto è stata approvata all’unanimità dalle varie anime del sindacato territoriale.
Anche la scelta di eleggere presidente dell’Associazione Federica Frangi che lavora proprio in un programma di rete della Rai, non era e non è una casualità. Infatti per la nostra comunità affrontare e risolvere questo nodo è sempre stata una priorità.

Usigrai e Fnsi, insieme ai colleghi delle reti, hanno ottenuto un accordo raro in questi anni di crisi dell’editoria e perciò particolarmente prezioso.

Diamo anche atto che questo è stato possibile grazie all’ impegno e alla determinazione in particolare dell’amministratore delegato Salini, del presidente Foa e del Cda dell’azienda a iniziare dai consiglieri Rossi, Lagana’ e Borioni.

Ora si tratta in tempi brevi di avviare la macchina del riconoscimento professionale e di indicare un percorso per chi non rientrerà ancora in questa prima fase di regolarizzazione.
La Rai, indica una strada da replicare sindacalmente in altre grandi tv private in cui si gioca molto sulle differenze contrattuali e di diritti tra chi lavora per le testate e chi lavora per i programmi.

Questa è la strada giusta.

Segreteria Associazione Stampa Romana