Crisi Gedi: le risposte delle redazioni

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Giornalisti Espresso preoccupati per la lotta su Gedi

I giornalisti dell’Espresso riuniti in assemblea lunedì 14 ottobre esprimono preoccupazione per le recenti vicende che riguardano il Gruppo Gedi.  

L’offerta di acquisto del Gruppo Gedi, formalizzata da Carlo De Benedetti, e il successivo scambio di comunicati con il gruppo Cir rendono necessario, per i giornalisti dell’Espresso, ribadire con determinazione alcuni principi e alcuni valori, in un passaggio cruciale per la vita del giornale, che in questi anni è stato colpito duramente da tagli sul costo del lavoro.

Fin dalla sua fondazione, nel 1955, L’Espresso è stato un soggetto politico culturale ed editoriale di primo piano, che con le sue inchieste e le sue battaglie ha inciso sui cambiamenti del nostro Paese.

Rispetto a un anno fa il settimanale, sotto la guida dell’attuale direzione, ha incrementato le vendite in edicola e registrato un notevole aumento degli abbonamenti digitali (nonostante le poche risorse a disposizione), consolidando la propria identità politica e culturale attraverso le sue inchieste e i suoi approfondimenti, in sintonia con la crescente comunità dei lettori. Un risultato ottenuto dalla redazione a prezzo di un grande sforzo umano ed economico: a fronte di 6 colleghi usciti mediante incentivi, la Redazione ha lavorato e lavora tuttora con stipendi decurtati in virtù di un contratto di solidarietà. Un sacrificio che i giornalisti dell’Espresso hanno accettato per il bene della testata e della sua storia. 

Questo sforzo rischia tuttavia di essere vanificato da una guerra che certo non giova a tutte le testate del Gruppo Gedi. Al contrario serve un editore determinato, che abbia voglia e passione da mettere al servizio dell’informazione per proseguire nel solco della tradizione del giornalismo d’inchiesta che da sempre contraddistingue il giornale per il quale scriviamo. Un editore convinto nell’affrontare questa sfida deve dimostrare di avere un piano di sviluppo concreto, con l’obiettivo di investire, e non solo di tagliare, per incrementare i ricavi.

L’Assemblea dei giornalisti dell’Espresso chiede, quindi, maggiori garanzie, ad oggi insufficienti, rispetto a quelle contenute nella nota con cui Cir rifiuta l’offerta di Carlo De Benedetti. La proprietà deve dimostrare, insomma,con atti concreti di volersi impegnare per “assicurare prospettive di lungo termine” alla controllata Gedi, passando dalla stagione dei tagli a quella degli investimenti. L’Assemblea dei giornalisti pretende che, in relazione alla vendita al miglior offerente implicitamente confermata dal comunicato di Cir, si chiariscano una volta per tutte le reali intenzioni degli azionisti. In questo momento delicato l’assemblea dei giornalisti dell’Espresso ribadisce che qualunque sarà l’assetto del gruppo dovrà garantire l’indipendenza da ogni potere politico ed economico e la qualità del lavoro giornalistico, all’altezza della storia e della tradizione del nostro giornale e del nostro gruppo.

I giornalisti dell’Espresso

Assemblea Repubblica: Gli azionisti chiariscano cosa vogliono fare di Gedi

L’Assemblea dei giornalisti di Repubblica – convocata a seguito dell’offerta di acquisto formalizzata dall’ing. Carlo De Benedetti e il successivo scambio di comunicati con il gruppo Cir – ritiene che in questo ennesimo delicato passaggio della vita del giornale sia necessario riaffermare con forza alcuni principi.

Con una premessa indispensabile, che è valsa fino ad oggi e varrà per il futuro. Repubblica non è e mai potrà essere considerata come una qualsiasi azienda, oggetto di trattativa fra imprenditori che se la contendono sul mercato, bensì è un soggetto politico culturale ed editoriale fra i più rilevanti del Paese: dunque appartiene non solo a chi ne ha la proprietà azionaria, ma pure alla comunità dei suoi lettori e alla sua Redazione, da sempre garante dell’integrità e della libertà dell’informazione prodotta ogni giorno su tutte le piattaforme.

Negli ultimi otto mesi, forte anche di una nuova Direzione che ha saputo riportare il giornale dove merita di stare, consolidandone l’identità politica e culturale e ristabilendo una connessione sentimentale con quanti, quotidianamente, ci scelgono in edicola e online, Repubblica ha registrato – per la prima volta dopo otto anni di flessione – un incremento nelle vendite. Ottenuto dalla Redazione a prezzo di un grande sforzo umano ed economico: a fronte di 41 colleghi usciti mediante incentivi, la Redazione ha lavorato e lavora con stipendi decurtati in virtù di un contratto di solidarietà che impone pure notevoli sacrifici professionali. E tutto per offrire a Repubblica una prospettiva sostenibile.

Questo sforzo rischia tuttavia di essere vanificato da una guerra tra azionisti – passati, presenti ed eventuali – che mette seriamente a repentaglio il futuro del nostro giornale. Al quale serve un editore convinto di voler affrontare questa sfida, una missione chiara e un piano di sviluppo concreto che abbia l’obiettivo di accrescere i ricavi e non solo di tagliare i costi. Una richiesta di cui l’editore, anche alla luce degli ultimi accadimenti, ha ora il dovere di farsi carico.

Pertanto, l’Assemblea dei giornalisti di Repubblica ritiene insufficiente la garanzia, contenuta nella nota con cui Cir rifiuta l’offerta dell’ing. De Benedetti, di volersi impegnare per “assicurare prospettive di lungo termine” alla controllata Gedi. E pretende che, in relazione alla vendita al miglior offerente implicitamente confermata dal comunicato di Cir, si chiariscano una volta per tutte le reali intenzioni degli azionisti. Lo merita Repubblica. La sua storia, la sua Redazione, i suoi lettori.

I giornalisti di Repubblica

Il Cdr de La Stampa e tutto il corpo redazionale stanno assistendo increduli e molto preoccupati al dibattito che si sta svolgendo circa possibili nuovi assetti azionari del Gruppo Gedi in cui la nostra testata è confluita da oltre due anni.

Le notizie di eventuali operazioni sul capitale del gruppo, per come sono state presentate, non fanno che creare ulteriore incertezza e distrarre la società ed i suoi manager dai loro compiti in una fase in cui le difficoltà di mercato chiamano il gruppo, in primis gli attuali azionisti, a nuove responsabilità e a iniziative coraggiose e non estemporanee per sfidare il declino del mercato. 

Rivendicando il ruolo più che centenario di quotidiano nazionale e ricordando il suo forte radicamento territoriale, la redazione de La Stampa – che non si è mai sottratta alle sue responsabilità, anche a costo di sacrifici economici molto pesanti – ribadisce che si batterà sempre per la tutela, il rafforzamento e lo sviluppo della testata. E per questo chiede a tutte le parti che compongono l’azionariato di Gedi di chiarire progetti e strategie. Non basta, come ha scritto domenica l’azionista di riferimento Cir in un suo comunicato, di volersi preoccupare di “assicurare prospettive sostenibili di lungo termine a Gedi”. Da anni la redazione attende un vero piano di rilancio supportato dalle necessarie risorse e per questo ora occorre mettere in campo una volontà precisa volta a far crescere e sviluppare tutto il gruppo, cosa che il Cdr verificherà da subito e senza fare alcuno sconto ai tavoli di confronto che sono appena stati avviati col vertice di Gnn e di Gedi, riservandosi anche la possibilità di congelare il confronto in assenza di sviluppi positivi.

Il Cdr de La Stampa

Redazione Huffington: chiarezza sul futuro del gruppo

In relazione alle vicende in corso che riguardano il futuro del gruppo e alla discussione nata intorno a una sua possibile cessione, la redazione dell’Huffpost esprime la propria preoccupazione per una situazione di incertezza che rischia di avere ripercussioni anche sui giornalisti di questa testata, il cui lavoro crediamo abbia contribuito a farne un punto di riferimento nel panorama dell’editoria digitale italiana.

Siamo consapevoli che l’assetto societario di Huffpost è più complesso e articolato rispetto a quello delle altre testate che afferiscono a Gedi. Tuttavia la redazione è nata cresciuta all’interno di questo gruppo, e se ne sente professionalmente ed emotivamente parte, contribuendo ogni giorno a rendere più vivo e ricco il dibattito politico, sociale e culturale del paese.

In tal senso riteniamo che l’intervista rilasciata oggi dall’ingegner Carlo De Benedetti al Corriere della Sera, introduca elementi di novità, elementi che a nostro giudizio possono contribuire al superamento della discussione per come si è delineata nei giorni scorsi.

Per questo auspichiamo che possa esser fatta chiarezza sul futuro del gruppo, e sulle intenzioni dell’attuale proprietà di investire nel suo rilancio e sviluppo, o, in caso di cessione, sull’impegno nella scelta di un soggetto che offra garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali, sul rispetto dell’autonomia dei giornalisti e sulla fondamentale libertà dell’informazione.

Cdr Radio Capital su Gedi. Servono chiarimenti dagli Azionisti

Radio Capital chiede chiarezza sul futuro di Gedi. Le recenti vicende, riguardo ai possibili nuovi assetti azionari e la cessione del Gruppo Editoriale, destano preoccupazione e incertezza e preconizzano ripercussioni anche sui giornalisti di questa testata, il cui lavoro rappresenta un punto di riferimento nel panorama dell’informazione italiana.

La Redazione di Radio Capital, che non si è mai sottratta ai suoi compiti, richiama gli attuali azionisti e i manager di Gedi alle loro responsabilità. Le profonde difficoltà dell’editoria in Italia vanno affrontate con iniziative coraggiose, non con decisioni impulsive ed estemporanee per sfidare il mercato. Il Cdr ribadisce che si batterà per la tutela, il rafforzamento e lo sviluppo della testata radiofonica e auspica progetti chiari e strategie vincenti da parte di Gedi. 

La Redazione di Radio Capital giudica insufficiente la garanzia, dichiarata dall’azionista di riferimento Cir, con cui è stata rifiutata l’offerta dell’ing. De Benedetti, di volersi impegnare per “assicurare prospettive di lungo termine” alla controllata Gedi. Serve un chiarimento definitivo sulle reali intenzioni degli azionisti e un Editore con un piano di sviluppo il cui obiettivo sia accrescere i ricavi, prima di tagliare i costi.

Il Cdr di Radio Capital

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